Macron,
il presidente che ha tradito la Francia: dieci anni per distruggere
una nazione
12
settembre 2025 - Fitch
declassa la Francia da AA- ad A+
: Fitch
declassa il debito francese,
ma non è questa la notizia. Una decade è stata sufficiente per
sbriciolare il più importante stato sociale della storia. Un
progetto voluto da Bruxelles, Londra e Washington, eseguito da una
banda di scagnozzi incompetenti e corrotti aventi come leader un
giovanotto ambizioso e senza scrupoli : Emmanuel Macron
Ci
sono presidenti che passano alla storia per aver ricostruito una
nazione. Macron passerà
alla
storia per averla distrutta. Il declassamento di Fitch non è una
notizia tecnica: è il sigillo sulla fine di un’illusione.
La Francia è oggi un paese più povero, più fragile, più
disarmato, più succube
di quando Macron è arrivato all’Eliseo.
E non è frutto del caso: è la conseguenza di un disegno lucido, di
un progetto politico che ha scelto di sacrificare il modello sociale
e industriale francese sull’altare
della globalizzazione e dell’ultra-liberalismo
di
Bruxelles.
La
traiettoria era già
chiara
quando Macron era ministro dell’Economia
(del “socialista” Hollande, virgolette quantomai obligatoires).
È
lui a supervisionare la svendita di Alstom
(il gioiello dell’ingegneria nucleare francese)
a General Electric, portando via brevetti cruciali per le turbine che
alimentavano centrali e sottomarini nucleari. Un colpo mortale alla
sovranità
industriale
francese,
travestito da “modernizzazione”.
I
media suonarono
la
musica.
Quando
anni dopo lo Stato
(con Macron presidente)
ricomprerà
Alstom,
lo farà
senza riprendersi i brevetti, pagando un prezzo esorbitante per un
guscio vuoto.
Roba che neanche in Italia ai tempi di Tangentopoli…
Poi,
da presidente, Macron inaugura il regno dell’austerità
per
i poveri e dei regali per i ricchi. Abolisce l’ISF,
l’imposta
sulla fortuna,
regala miliardi all’oligarchia
finanziaria e compensa con tasse sempre più pesanti sulla
classe media.
Nel 2018 la Francia esplode: i Gilets
Jaunes
non sono solo una protesta, sono la rivolta di un popolo tradito, che
vede aumentare i carburanti del 40% in un
giorno (!)
per finanziare la transizione ecologica imposta dall’alto
e gonfiata di miliardi di sussidi alle lobby delle rinnovabili.
Miliardi
che entrano delle tasche dei soliti furbetti e che escono da quelle
dei lavoratori.
La
risposta di Macron? Repressione brutale, manganellate,
stato
di polizia.
Macron
non si limita a smantellare lo Stato sociale. Lo odia.
Taglia fondi agli ospedali, chiude reparti nelle province,
pronti soccorso chiusi,
personale sanitario al collasso. Degrada la scuola pubblica, dove
insegnanti malpagati vengono insultati, minacciati, uccisi. La
sicurezza è un miraggio, la giustizia una caricatura.
Riformare codice penale e codice di procedura per restituire
sicurezza ai francesi? Non se ne parla.
E
mentre la Francia si disfa, Macron piega la testa davanti a
Bruxelles, Berlino e Washington. Accetta regole europee che
strangolano l’industria
francese, umilia
gli agricoltori francesi, costretti a rispettare regole soffocanti
mentre gli scaffali dei supermercati sono infondati di pollo
all’ammoniaca brasiliana e prodotti agricoli made in USA o in
Ucraina.
Sacrifica
il nucleare sull’altare
dell’ideologia
green tedesca,
rendendo impossibile fare industria.
Spinge
il paese nella guerra diplomatica con la Russia. La Russia non era un
nemico: era una possibile sponda, un mercato naturale per l’industria
meccanica, l’agroalimentare,
il lusso, l’informatica.
Era un partner con cui rilanciare il nucleare civile, magari riaprire
il capitolo SuperPhénix
e costruire una piattaforma europea competitiva rispetto alla Cina.
Invece Macron ha scelto la via dell’allineamento
cieco alla NATO, perdendo ogni autonomia strategica e condannando la
Francia a pagare gas e grano il doppio del prezzo.
Una Francia alleata alla Russia avrebbe per sempre abbassato la
cresta all’arroganza tedesca.
La
Francia avrebbe potuto essere l’equilibratore
dell’Eurasia,
il ponte tra UE e Mosca, la voce che conta nei BRICS invece che il
gregario di Berlino e Washington. Ma Macron non vuole un’Europa
indipendente, vuole un’Europa
vassalla, perché
sa
che lì,
sotto l’ombrello
atlantico, il suo potere personale è protetto.
A
tutto questo si aggiunge l’aspetto
culturale e morale. Macron è l’uomo
che ha cercato di ridisegnare l’anima
della Francia.
Il
Macron ultramassone e ultra-progressista si
è
scagliato contro l’identità
cristiana,
cercando
di interferire
perfino nella successione papale, spingendo per l’ascesa
di Aveline
(un media che lo abbia sottolineato?),
il vescovo di Marsiglia, per avere un complice
in
Vaticano per
i suoi progetti di ingegneria sociale. Il suo obiettivo finale?
L’eutanasia,
come firma in
calce
del suo regno: un atto ideologico
sovversivo,
un messaggio di rottura con la tradizione umanista
francese.
Scandali
su scandali completano il quadro: il caso Benalla, il caso McKinsey,
le consulenze milionarie pagate con soldi pubblici, ministri
inquisiti e mai allontanati, affari torbidi nella gestione della
pandemia. Macron non è il presidente della trasparenza, ma quello
dell’impunità
per
i suoi amici e della punizione per i suoi oppositori, persino con la
chiusura di conti bancari di giornalisti scomodi.
La
riforma delle pensioni: atto di disprezzo verso il popolo. Vergogna
totale nel paese fondatore della dottrina sociale del lavoro. Una
misura rigettata da milioni di francesi, imposta con il 49.3, la
“ghigliottina
parlamentare”
che
evita il voto. Macron governa contro il popolo, contro l’Assemblea,
contro il principio stesso della democrazia rappresentativa.
Fitch
oggi
declassa
la Francia e ci dice che i conti non tornano. Ma non serviva Fitch:
lo si
sapeva
da anni. Nelle
bollette impossibili, nei supermercati vuoti
senza burro né uova,
nelle scuole fatiscenti, negli ospedali dove si muore in barella.
Macron non ha riformato la Francia: l’ha
ridotta in macerie.
La
verità è che
Macron non è
una parentesi: è una frattura. Ha frantumato il contratto
sociale, la fiducia nelle istituzioni, l’orgoglio
nazionale. Lascerà
un
paese diviso, povero, sottomesso.
Ma arrabbiato. Perché i francesi non sono un popolo pantalone
smarrito tra pizza e fantacalcio. I francesi sono pronti a scendere
in piazza. Ancora.
Ma
la
domanda è
: cosa resta della Francia oggi? Cosa resta di quella luminosa
sintesi di orgoglio repubblicano e umanesimo cattolico? Cosa resta di
Blaise Pascal e di JJ Rousseau? Cosa resta di Léon Harmel e di René
de la Tour du Pin? (amici di Leone XIII e fondatori del diritto del
lavoro francese in linea con la dottrina sociale della Chiesa). La
Francia di San Charles de Foucauld.
Macron
passerà,
e con lui finirà
un
decennio di disonore. Ma se la Francia vuole tornare a essere se
stessa, deve avere il coraggio di rompere con questo sistema di
svendite, di umiliazioni, di inchini. Deve tornare a scegliere la
sovranità,
la dignità,
il rispetto per il lavoro, per la vita, per la sua anima cristiana e
repubblicana.
Perché anche nei francesi vive una doppia anima, anche in loro Don
Camillo e Peppone si stringono la mano ogni giorno.
Ma
se una nazione
perde la sua anima,
con quali forze spirituali e morali potrà risorgere?
Francia
ricordarti delle promesse del tuo battesimo.
Luca
Costa
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo