Il Papa e la NATO: quando la diplomazia ignora le cause reali della guerra
Il
16 settembre, lasciando Castel Gandolfo per rientrare in Vaticano,
Papa Leone XIV ha dichiarato ai giornalisti che “la
NATO non ha cominciato nessuna guerra”. Un’affermazione
che suona rassicurante, quasi ingenua, ma che stride con le parole
dello stesso segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg,
pronunciate davanti al Parlamento Europeo nel 2023. Il Papa invita
alla pace, certo, ma nel farlo rimuove il nodo politico all’origine
di questo conflitto: la strategia dell’Alleanza
Atlantica di spingersi a Est fino ai confini della Russia, ignorando
per anni i ripetuti avvertimenti di Mosca.
Stoltenberg
non parlava da analista indipendente, ma da capo dell’alleanza.
E ammise, davanti ai deputati europei, che nell’autunno
del 2021 la Russia chiese formalmente un trattato per fermare
l’espansione della NATO e per ritirare le
infrastrutture militari dai Paesi entrati dopo il 1997. La risposta
dell’Occidente fu un rifiuto. È lo
stesso Stoltenberg a spiegare che, una volta respinte queste
richieste, la Russia considerò il passo successivo inevitabile:
l’uso della forza. Che piaccia o no, sono
parole ufficiali. E descrivono un contesto in cui la NATO ha scelto
di non negoziare, pur sapendo che il rischio di guerra cresceva.
Per
questo è fuorviante affermare, come fa il Papa, che la NATO non ha
“cominciato”
la guerra. Certo, non è stata l’Alleanza
ad attraversare per prima un confine con i carri armati. Ma il punto
non è chi ha sparato il primo colpo: il punto è chi ha creato le
condizioni affinché quel
colpo diventasse inevitabile. L’allargamento
a Est, l’addestramento delle forze
ucraine, la prospettiva concreta di un ingresso di Kiev nella NATO
sono state la miccia che ha innescato il conflitto. Stoltenberg lo
dice chiaramente: senza quell’espansione,
la guerra non sarebbe scoppiata.
Ridurre
la questione a un semplice atto di aggressione russa, come fanno i
media occidentali e come sembra fare il Pontefice, significa chiudere
gli occhi sulla responsabilità politica
dell’Occidente. Significa assolvere la
strategia che ha trasformato l’Ucraina in
un campo di battaglia per procura. La guerra non è nata dal nulla: è
stata il frutto di una scelta precisa, quella di preferire
l’accerchiamento della Russia alla
trattativa, di esporre l’Ucraina al
conflitto piuttosto che garantirle una neutralità
stabile.
Se
davvero si vuole la pace, bisogna avere il coraggio di dire che la
NATO ha provocato questa guerra. Non per giustificare l’invasione
russa, ma per evitare di ripetere lo stesso errore: spingere altri
Paesi verso lo stesso destino, in nome di una sicurezza che finisce
per produrre solo più guerra.
Luca COSTA
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