domenica 12 ottobre 2025

La dottrina sociale cattolica in Francia

Il migliore anticorpo contro totalitarismo e odio di classe: la dottrina sociale della Chiesa, e la costruzione del diritto del lavoro in Francia



C’è una domanda che ogni appassionato di storia dovrebbe porsi.

Perché, nella prima metà del XX secolo, la Francia della Terza Repubblica non è precipitata alla maniera di altre nazioni europee, tra cui le vicine (e simili) Italia e Germaniaverso il fascismo, il nazional-socialismo o il comunismo?

Concentriamoci sul tessuto morale e istituzionale che si è formato tra ceti dirigenti e proletari nella lunga stagione che va dalla metà dellOttocento ai primi decenni del Novecento. In Francia, parallelamente alle scarse riforme legislative e ai movimenti sociali, si è insinuata una nuova cultura pratica e filosofica la dottrina sociale cattolica che non ha semplicemente spento i conflitti sociali, ma ha cercato di trasformare la fabbrica stessa in luogo di umanizzazione del lavoro; una dottrina che non fu affatto un capitolo di paternalismo opportunista bensì vero principio ristrutturante l’economia della produzione industriale.

Questa è la trama che traspare con chiarezza studiando la vita di Léon Harmel e nelle teorizzazioni di René de La Tour du Pin: attori diversi l’uno imprenditore concreto, laltro pensatore e organizzatore ma un comune principio: il lavoro è destino umano, la fabbrica è comunità di destino, e la ricerca del profitto non determina il significato della vita imprenditoriale.

La risposta cattolica alla «questione sociale» nacque per gradi, ma con chiarezza di scopo. Lindustrializzazione aveva prodotto masse proletarie prive di rappresentanza morale e civile (non dimentichiamo che la Rivoluzione Francese partorisce il 14 giugno 1791 la Loi le Chapelier che vieta agli operai di associarsi); da qui il timore, reale per molti, che la rabbia sociale finisse per trovare forma in rivoluzioni o in ideologie violente.

In parte del mondo borghese, quella cattolica appunto, sopraggiunse allora una riflessione teologica e umanista che si costruì su tre pilastri: condanna degli eccessi delleconomia liberista, riaffermazione della dignità personale del lavoratore e proposta di istituzioni di protezione del proletariatocircoli, corporazioni, cooperative, assicurazioni, mutue, salari famigliari, consigli di fabbrica che fondassero con nuovo significato i legami morali tra padroni e operai.

Il documento magisteriale che cristallizzò questa riflessione fu lenciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, che difese certo il diritto alla proprietà privata ma condannò sia il socialismo rivoluzionario sia il capitalismo senza freni, e riconobbe il diritto dei lavoratori ad associarsi e affermò il principio cardine della Giusta remunerazione (che sarà riaffermato con ancora più vigore dal San Giovanni Paolo II con Laborem exercens nel 1981) e alla responsabilità morale del datore di lavoro. Di quel testo la Francia fu terra elettiva: la circolazione delle idee cattoliche sociali attraversò parrocchie, circoli operai, sindacati e industrie, producendo una risposta pratica, tanto istituzionale (leggi) quanto culturale (nuovo modo di pensare dei padroni e di giudicare l’operator dei padroni).

Per misurare il carattere concreto di quella risposta non c’è esempio più istruttivo del Val-des-Bois di Léon Harmel, la piccola «città-fabbrica» che la famiglia Harmel costruì vicino a Reims. Qui trovarono corpo dispositivi che per i contemporanei erano innovazioni radicali: casse di mutuo soccorso, assicurazioni sanitarie «di fabbrica», scuole e asili, circoli culturali e sindacati cristiani promossi e lasciati autonomi, ma anche consigli di fabbrica che prevedevano la partecipazione dei lavoratori alla gestione quotidiana.

Harmel, uomo di fede cattolica incrollabile e imprenditore razionale, smontò la contrapposizione netta tra padronato e proletariato: la modernizzazione produttiva era accompagnata da istituzioni che reintrodussero relazioni di responsabilità reciproca. Il modello non era affatto quello di un paternalismo episodico ma «impresa come comunità» — un laboratorio sociale che anticipava istituti di rappresentanza e welfare aziendale e che, soprattutto, dimostrò che si poteva produrre senza disumanizzare.

E funzionò.

A fianco dellesperienza pratica si dispiegò la riflessione intellettuale che volle sostenere quelle istituzioni. René de La Tour du Pin fu il teorico più coerente e incisivo di quella linea: militare di professione, aristocratico per nascita, cattolico vero, profondo studioso delle strutture sociali, propose unidea di corporazione moderna non più corporazioni medievali chiuse, ma organismi professionali in cui datori di lavoro e lavoratori si rappresentano insieme, esercitano funzioni di ordinamento del lavoro e di tutela reciproca, e ricostruiscono gli organismi intermedi che il mercato onnipotente aveva indebolito. La sua fu una proposta rivoluzionaria per eccellenza: fornire alla società civile strumenti di coesione per impedire alla lotta di classe di degenerare in odio di classe. Le sue idee circolarono nei cerchi di studio e nelle reti transnazionali del cattolicesimo sociale (l’«Union de Fribourg» fu uno dei luoghi in cui si tessé il discorso che avrebbe alimentato anche Rerum Novarum), e contribuirono a costruire una grammatica politica alternativa tanto al marxismo rivoluzionario quanto allindividualismo borghese.

Il passaggio dalle idee alle istituzioni non fu facile né uniforme, ma la presenza di alternative concrete, dallaltra parte della barricata, ebbe effetti politici rilevanti. A partire dagli anni Novanta dellOttocento e soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, si strutturarono in Francia organizzazioni e reti che incarnavano la dottrina sociale in forme operative: circoscrizioni dei «cercles catholiques», che studiavano politiche abitative e sanitarie, e soprattutto il movimento dei sindacati confessionali che sfidò l’egemonia rivoluzionaria nella rappresentanza operaia. La nascita della Confédération française des travailleurs chrétiens (CFTC) nel 1919 è sintomatica: nata come alternativa ai sindacati rivoluzionari e fondata sul principio della solidarietà cristiana, la CFTC seppe attrarre una parte non trascurabile del mondo operaio che cercava miglioramento materiale senza rottura morale e violenta con la società esistente. Questesperienza creò canali di mediazione, rappresentanza e contrattazione che attenuarono le polarizzazioni sociali.

È
tuttavia cruciale, ricordare che la rilevanza dei movimenti autoritari in Francia non va sottovalutata e che, in condizioni differenti, lesito avrebbe potuto essere diverso. In Francia, nei primi anni trenta, ci fu eccome un tentativo fascista di smantellamento della Terza Repubblica, un capitolo di storia dove il nome dell’Action Française riassume un po’ tutto. Quel tentativo fallì. Perché?

Perché, ad avviso di chi scrive, la presenza del cattolicesimo sociale aveva creato una nuova cultura in Francia, una cultura dove il lavoro nell’industria aveva visto nascere contesti di dignità e mediazione, e o dove era più arduo mobilitare un odio di classe totalizzante.

Léon Harmel e gli altri protagonisti di questa pagina splendida della storia di Francia, erano riusciti trovare un antidoto politico, culturale, morale, per stemperare sia gli eccessi comunisti della Terza Repubblica, sia gli istinti fascisti di coloro che volevano abbatterla.

Tecnicamente, quali sono i meccanismi attraverso cui la dottrina sociale ha funzionato come un «sistema immunitario»? Primo, la produzione di linguaggi morali: il lavoro fu narrato non come merce neutra ma come attività che realizza la persona, con diritti (salario, riposo, sicurezza) e doveri (responsabilità). Questo linguaggio spostò il conflitto dal terreno dellannientamento a quello della negoziazione e del diritto. Secondo, la creazione di luoghi di rappresentanza non conflittuale consigli di fabbrica, cercles, corporazioni, mutue che fornivano canali di partecipazione e di soluzione pratica alle rivendicazioni: la richiesta operaia trovava sponda nella comunità produttiva stessa e non restava confinata alla piazza anarchica. Terzo, la presenza di imprenditori cattolici come Harmel che sperimentarono processi partecipativi diede prova concreta che le riforme sociali non erano antieconomiche, anzi: profitto e giustizia potevano convivere. Infine, la costruzione di rappresentanze sociali confessionali (sindacati cristiani, patronati, associazioni). Tutti questi elementi, congiunti, abbassarono la temperatura sociale e spensero il potenziale per un’«esplosione» ideologica uniforme.

L’efficacia protettiva sta nel fatto che la dottrina sociale della Chiesa e le pratiche sociali della Terza Repubblica hanno offerto alternative credibili sia alle promesse di catastrofe rivoluzionaria sia alle vocazioni totalitarie: non le hanno bandite per decreto ma le hanno resa meno appetibili perché molte richieste fondamentali casa, salario, rappresentanza potevano trovare risposta senza il ricorso alla violenza o alla distruzione del tessuto sociale. E nello stesso tempo, la maggioranza degli imprenditori e delle élite finanziarie hanno toccato con mano una realtà alla quale non volevano credere: che gli industriali cattolici come Harmel prosperavano, le fabbriche come Val-de-Bois davano frutti, eccome!

Concludendo: se oggi proviamo a leggere le vittorie e i limiti della Francia repubblicana fra Otto e Novecento, dobbiamo riconoscere che la dottrina sociale cattolica e le sue applicazioni pratiche hanno funzionato come una sorta di «sistema immunitario» applicato al corpo del lavoro. Non un algoritmo ideologico, non una garanzia eterna, ma un innesto storico che ha dato a numerosi operai e a molti imprenditori una lingua comune, istituzioni e pratiche concrete di solidarietà. Léon Harmel oggi è stato dimenticato, anche dai cattolici, anche da chi si occupa di dottrina sociale, eppure egli fu il un santo della convivenza industriale; anche René de La Tour du Pin non fu un teorico astratto ma il promotore di unidea di società che voleva ricucire ciò che la modernità aveva lacerato.

Il loro merito più grande è aver pensato la fabbrica come luogo in cui si decideva il destino umano e non soltanto masse di profitto: è in quella scelta culturale che si misura, a mio avviso, lapporto più decisivo della dottrina sociale nell’aver reso la Francia meno vulnerabile agli estremi del Novecento e nell’averla dotata nel tempo, del più solido diritto del lavoro mai concepito nella storia dell’uomo.

Viva Léon Harmel, Viva René de la Tour du Pin.

LUCA COSTA

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo





Nessun commento:

Posta un commento

Risorgimento: come poteva essere

  Il Risorgimento con i “se” e con i “ma”: come sarebbe potuta andare diversamente *** La storia del Risorgimento italiano è spesso raccont...