domenica 12 ottobre 2025

Nobel per la pace: era meglio Trump?

Allora era meglio Trump


C’è un paradosso che accompagna da anni il Premio Nobel per la Pace: invece di riconoscere chi costruisce la pace, finisce spesso per incoronare chi è funzionale a un certo ordine mondiale. Lultimo caso la vittoria dellattivista venezuelana María Corina Machado sembra confermarlo.
Dietro la patina umanitaria e i sorrisi diplomatici, il messaggio politico è chiaro: la pace coincide con lallineamento allOccidente.

Certo, la buona notizia è che il Nobel non è andato a Donald Trump. Dopo tutto, se lhanno dato a Barack Obama mentre ordinava bombardamenti umanitari, non sarebbe stato così sorprendente vederlo assegnato anche al biondo imprenditore newyorkese. Ma la cattiva notizia è che il premio è andato a María Corina Machado, che in Venezuela incarna da anni lopposizione più ottusa al governo di Nicolás Maduro un governo che, con tutti i suoi limiti, continua a essere lavversario principale di Washington in America Latina. Una Washington che non vuole sbarazzarsi di Maduro per restituire libertà al popolo venezuelano, figuriamoci, gli USA vogliono solo una colonia in più. Fine.

Il punto non è difendere o condannare Maduro, ma chiedersi: che cosa significa oggi paceper chi assegna il Nobel?
Se pace” è sinonimo di sudditanza ai mercati, allineamento geopolitico e transizione democraticain chiave pro-USA, allora il premio diventa un’arma. Una promessa di guerra. Altro che pace.

Non è la prima volta. Dalla consacrazione di Obama il presidente che ha sottoscritto la distruzione del Medio Oriente voluta da Tel Avivalla recente celebrazione di oppositori in paesi non allineati, lassegnazione del Nobel sembra seguire una costante: premiare chi contribuisce, direttamente o indirettamente, a consolidare legemonia culturale e economica dellOccidente.
In questo schema, i buonisono coloro che si inchinano di fronte a Washington, a Bruxelles o a Oslo; i cattivisono quelli che difendono un ordine alternativo, o anche solo unidea diversa di sovranità.

Intanto, sulle colonne dei giornali più letti dEuropa e dAmerica, opinionisti e intellettuali cosmopoliti applaudono il verdetto come una vittoria della libertà. È la stessa narrativa che accompagnò la breve parabola di Juan Guaidó, presentato come presidente legittimodi un Venezuela che non lo aveva mai eletto.

Ma forse, più che di pace, bisognerebbe parlare di geopolitica travestita da etica.
E allora, con un sorriso amaro, si può persino arrivare a pensare che rispetto a certi moralismi di cartapesta allora era meglio Trump

LUCA COSTA

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo





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