PASOLINI E DE SADE PER CAPIRE EPSTEIN, PER CAPIRE DOVE SIAMO
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C’è
una cosa che fa quasi più schifo dello scandalo Epstein:
l’indignazione
selettiva
di chi oggi lo usa come manganello morale. E
per fare in modo che nessuno capisca NULLA di cio che accade (da
secoli).
In
Italia, guarda caso, sono soprattutto i media di destra a gridare
allo scandalo. Libero, ilGiornale,
certi salotti RAI, stampa
cattolica conservatrice.
Bene, benissimo: Epstein era un mostro, il suo sistema un incubo. Ricchi, nobili, politici, finanzieri (facciamo i nomi: Bil Gates, il principe Andrea, Trump, Clinton) che si ritrovavano su un’isola per stuprare, torturare, consumare figli e figlie dei poveri. Una macchina perfetta di violenza di classe.
Ma allora fermiamoci un attimo. Respiriamo. Cari media destroidi:
Perché
Epstein sì e Berlusconi
no?
Perché
l’isola fa orrore e Arcore faceva ridere?
Perché lì
“pedofilia sistemica” e qui “goliardia”?
Loro
diranno:
«Ma Berlusconi non stuprava nessuno. Quelle ragazze
andavano lì volontariamente. Speravano in una carriera, in un
aiutino, una spintarella».
Perfetto. E allora diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: la differenza non è morale, è economica.
I
ragazzi e le ragazze dell’isola di Epstein si accontentavano,
poracci,
di quattro soldi.
Al Bunga Bunga, invece, si poteva ottenere di
più:
visibilità, protezione, raccomandazioni,
contratti,
Non corpi violati vs corpi liberi. Ma corpi
sottopagati vs corpi ben pagati.
Ma
facciamo un’ipotesi
semplice, quasi banale:
cosa sarebbero stati i bunga bunga se
non fossero avvenuti a due passi da Milano,
ma in mezzo a un oceano, lontani da telecamere, magistrati,
paparazzi, direttori di rete, amici di famiglia?
Il
“sistema” in Italia non
aveva bisogno di un’isola,
perché aveva già i media.
Oggi che viene svelato (da Fabrizio Corona, con coraggio) il sistema Signorini / Maria De Filippi / Pier Silvio / Gerry Scotti / Marina Berlusconi, scopriamo che esso non è fatto di scantinati e catene – certo – ma di menzogne, ricatti, sorrisi, di carriere costruite sui divani, le camere di albergo.
E
allora ecco il capolavoro dell’ipocrisia:
gli stessi media che
per anni hanno difeso, minimizzato, deriso, insabbiato, oggi
attaccano
Fabrizio Corona
(chi se ne frega della verità) perché rompe
il patto.
Perché non rispetta la liturgia. Perché come
De Sade parla
avendo
visto tutto, parla senza
autorizzazione. E
come De Sade finirà alla Bastiglia per aver detto cio che doveva
restare segreto.
Ci
sarebbe una sola riflessione da fare, e infatti non
la fa nessuno (nessuno!).
Pasolini
e de Sade avevano ragione. Da due punti prospettici diversi, eppure
perfettamente allineati.
Quando
il potere non ha più alcun argine morale, il problema non è che la
società diventi consumista e materialista. Questa è una
scorciatoia da oratorio o da
da talk show.
Il problema vero è un altro, infinitamente più
feroce, e
cioè che
popolo non è più soggetto del consumo, è
l’oggetto consumato.
Il
popolo si crede consumatore, ma in realtà è materia
di consumo.
I
nostri
figli e le nostre
figlie diventano il
popcorn
dei
ricconi,
da sgranocchiare e
abusare al
riparo dagli occhi del mondo.
Non siamo
cittadini,
non siamo
persone:
siamo
oggetti
volti
a
soddisfare impulsi, appetiti,
sessuali
e animali dei
potentissimi (i
ricchissimi).
I
bisogni primari dei poveri – soldi, sicurezza – diventano la
leva.
I sogni delle belle
ragazze – fama,
carriera,
successo – diventano l’esca.
Un
destino che diventa
cappio, guinzaglio.
Lo stesso guinzaglio che
vediamo in una scena emblematica
del film di Pasolini tratto
dall'opera di De Sade. Esattamente lo stesso.
De
Sade ci
aveva già svelato tutto,
dall’interno, senza ipocrisie, ne Le
120 giornate di Sodoma (1785).
Non era
pornografia, ma un
trattato
politico
dell'onnipotenza
del
denaro,
in
un mondo senza cristianesimo, in un mondo che odia il cristianesimo
(non dimentichiamo che quando Voltaire incitava a "écraser
l'infâme!"
non parlava della Chiesa, parlava di Cristo).
In
quel libro il sesso non
è
trasgressione,
il sesso è
il
linguaggio
dell'odio.
Odio
di classe, quello
vero, quello di cui nessuno parla mai. L'odio dei ricchi che pensano
che il popolo non sia fatto di persone, ma di oggetti, di strumenti,
di corpi
senz'anima.
Oggi come allora, i libertini (cioè i ricchi e atei nel lessico del XVIII secolo) nel loro delirio di potere desiderano dimostrare che tutto è disponibile, commestibile, stuprabile, che tutto può essere ridotto a oggetto, che non esiste limite che essi non possano violare. Chi non ha limiti di spesa non vuole limiti morali! Chi ha un budget illimitato vuole consumo illimitato! E cosa c'è di più squisito e prelibato da consumare di giovani corpi, belli e sani, pieni di belle e sane aspirazioni? Ottenere tutto da un giovane corpo, in cambio di quattro spiccioli? Suprema voluttà. L'Assoluto in cambio del Nulla.
Pasolini
lo capì meglio di chiunque altro, ed è per questo che fa ancora
così paura. Ed
è per questo che venne ucciso.
Pasolini
capì che l’orrore non nasceva dall’ancien
régime,
non nasceva dal passato, non nasceva dalla tradizione. L'orrore
era nell'Italia del Boom
economico,
che come quella fascista rendeva il popolo un oggetto, materia,
disponibile, e a buon mercato. Per
questo l'Italia del Boom gettava Dio alle ortiche, rimuoveva Cristo
(ma la scena d'apertura della Dolce
Vita
di Fellini ve la ricordate?), perché
era un ostacolo al dogma
del consumo.
Il
denaro che non è un
mezzo,
ma un
principio,
una
forza.
Ha
la sua metafisica.
Il
denaro non compra soltanto cose, ma fagocita
tutto:
corpi, desideri, linguaggi, immaginari, coscienze. Il
buco nero al centro della galassia della
nostra civiltà morente.
Eppure
oggi Epstein scandalizza e il resto no.
Perché Epstein è
ancora raccontabile come eccezione, come mostro, come
deviazione.
Perché
riconoscere
il meccanismo significherebbe ammettere che viviamo
dentro Sodoma.
La
verità è più scomoda: quando il denaro diventa l’unico Dio,
tutto
diventa sacrificabile.
E
i sacrificati,
come sempre, siamo
noi, sono e
saranno
i nostri figli.
Pasolini
e de Sade non vanno letti per scandalizzare e scandalizzarsi.
Vanno
letti per aprire gli occhi.
Luca Costa
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo





