L'Iran oltre gli stereotipi:
una civiltà, uno Stato complesso, una realtà che l'Occidente non
comprende
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Nel dibattito occidentale contemporaneo l'Iran viene
rappresentato come una sorta di dittatura monolitica, governata da
pochi religiosi fanatici e priva di qualsiasi articolazione
istituzionale. È una descrizione che potrà essere utile sul piano
propagandistico per gli USA e Israele, ma che sul piano dell'analisi
geopolitica è totalmente fuorviante.
Comprendere l'Iran significa anzitutto liberarsi da una
visione che riduce una civiltà millenaria a una caricatura. Non
significa ignorarne i problemi, le contraddizioni o le limitazioni.
Significa semplicemente descrivere il paese per ciò che è
realmente: una repubblica islamica dotata di un sistema
costituzionale originale, complesso e profondamente radicato nella
storia persiana e sciita.
Un sistema politico unico nel mondo
L'errore più comune consiste nel considerare l'Iran
una dittatura personale. In realtà, il sistema iraniano è costruito
su diversi centri di potere che si bilanciano, talvolta in equilibrio
e a volte in conflitto tra loro.
Al vertice vi è la Guida Suprema, figura
prevista dalla Costituzione e fondata sul principio sciita della
Velayat-e Faqih
("tutela del giurista islamico"). La Guida Suprema esercita
importanti prerogative in materia di sicurezza nazionale, politica
estera e forze armate. Tuttavia non governa, né amministra
direttamente il paese.
Accanto alla Guida esistono:
il Presidente della
Repubblica, eletto dal popolo;
il Parlamento
(Majles),
anch'esso eletto dal popolo;
il sistema giudiziario;
l'Assemblea degli
Esperti, che ha il compito costituzionale di nominare e,
teoricamente, revocare la Guida Suprema;
le Forze Armate
regolari;
i Pasdaran (Corpo
delle Guardie della Rivoluzione Islamica).
L'Iran è quindi meglio definibile come una repubblica
teocratica costituzionale con elementi elettivi e religiosi
intrecciati, piuttosto che come una dittatura tradizionale.
Presidenza, ayatollah e Pasdaran: chi
comanda davvero?
Una delle ragioni per cui l'Iran è difficile da
comprendere dall'esterno è che il potere non è concentrato in una
sola persona, come farebbe invece comodo pensare.
La Presidenza dispone di competenze reali
nell'amministrazione dello Stato, nell'economia, nei servizi pubblici
e nella gestione quotidiana del governo. I presidenti iraniani hanno
spesso rappresentato orientamenti politici differenti: conservatori,
pragmatici, moderati o riformisti. Questo dimostra che all'interno
del sistema esistono correnti e competizioni politiche autentiche,
pur entro limiti definiti dall'ordinamento. Come in Occidente del
resto.
La Guida Suprema rappresenta invece il vertice
dell'indirizzo strategico dello Stato e possiede poteri che non
trovano equivalenti nelle repubbliche occidentali. È garante
dell'identità ideologica e religiosa del sistema.
I Pasdaran costituiscono infine un attore autonomo e
decisivo. Nati per difendere la rivoluzione del 1979, nel tempo sono
diventati una grande organizzazione militare, economica e politica.
La loro influenza deriva non soltanto dal loro potere armato, ma
anche dalla forte influenza circa settori industriali,
infrastrutturali e strategici del paese. In numerose occasioni
analisti occidentali hanno osservato come il peso dei Pasdaran sia
cresciuto nel tempo fino a renderli uno dei principali centri di
potere della Repubblica Islamica.
Il risultato è un sistema nel quale Presidenza,
apparato religioso e apparato rivoluzionario convivono in un
equilibrio/conflittuale. Questo non coincide con gli standard della
democrazia liberale occidentale, ma è altrettanto lontano
dall'immagine di un potere assolutistico nelle mani di una cricca di
spostati mentali, veicolata dai media prevalenti italiani.
La questione femminile: tra realtà e
propaganda
Uno degli argomenti più utilizzati contro l'Iran
riguarda la condizione delle donne. È un tema serio che merita di
essere affrontato con rigore.
È indubbio che in Iran esistano restrizioni che molte
donne contestano e che sono state oggetto di proteste negli ultimi
anni. In primis la questione del velo obbligatorio e delle
preistoriche subordinazioni varie delle mogli ai propri mariti.
Sarebbe scorretto negarlo.
Tuttavia è altrettanto scorretto presentare le donne
iraniane come prive di ruolo sociale o escluse dalla vita pubblica.
L'Iran possiede il più elevato di istruzione femminile
del Medio Oriente. Da decenni le donne iraniane rappresentano una
componente fondamentale nelle università, nelle professioni
tecniche, nella medicina, nell'insegnamento, nella ricerca e
nell'amministrazione pubblica. In diversi settori accademici e
scientifici la presenza femminile è molto elevata. Quantitaviamente
e qualitativamente.
Se il confronto viene fatto con i paesi sunniti più
conservatori della regione, emerge un quadro molto più articolato di
quanto suggeriscano i media occidentali. La tradizione sciita
iraniana ha storicamente favorito livelli di partecipazione femminile
alla vita educativa e professionale superiori rispetto a quelli
esistenti nelle monarchie sunnite del Golfo nel corso del XX secolo.
Ciò non significa che l'Iran rappresenti un modello di
uguaglianza tra i sessi. Significa però riconoscere che la realtà è
più complessa della narrazione che riduce le donne iraniane a
soggetti completamente privi di diritti o di autonomia.
Una delle grandi civiltà della storia
La Persia è una delle grandi matrici della civiltà
mondiale. Quando gran parte dell'Europa viveva ancora nelle strutture
dell'alto medioevo, città persiane come Isfahan, Shiraz e Tabriz
erano centri di commercio, filosofia, matematica, poesia e scienza
assai sviluppati.
L'eredità di figure come Omar Khayyam, Ferdowsi, Hafez
e Saadi di Shiraz continua ancora oggi a influenzare la cultura
iraniana.
La poesia in Iran non è un fenomeno elitario: è parte
dell'identità nazionale. Molti iraniani conoscono a memoria versi
dei grandi poeti classici e li citano nella vita quotidiana.
Il paese del cinema e degli
intellettuali
Un altro stereotipo occidentale vuole l'Iran come un
deserto culturale dominato esclusivamente dalla religione. La realtà
è opposta.
Il cinema iraniano è considerato da decenni uno dei
più importanti del mondo. Registi come Abbas Kiarostami, Asghar
Farhadi e Jafar Panahi hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e
contribuito a creare un linguaggio cinematografico originale,
raffinato e universalmente apprezzato. Il cinema rappresenta in Iran
anche uno spazio di riflessione sociale e culturale particolarmente
vivace.
L'Iran possiede inoltre una tradizione universitaria
importante, una forte produzione letteraria e una lunga storia di
valorizzazione dell'arte, della calligrafia, dell'architettura e
della musica.
Oltre la leggenda nera
L'Occidente ha spesso guardato all'Iran attraverso la
lente dei conflitti geopolitici: la rivoluzione del 1979, la crisi
degli ostaggi, il programma nucleare, le sanzioni, la guerra odierna
contro gli invasori: Stati Uniti e Israele.
Questa prospettiva ha finito per oscurare la
complessità della società iraniana.
L'Iran non è una democrazia liberale occidentale. Ma
non è nemmeno la caricatura di una massa passiva governata da pochi
fanatici religiosi. È uno Stato con istituzioni articolate, una
società istruita, una forte identità nazionale, una cultura tra le
più antiche del pianeta e una popolazione che discute, studia,
produce arte, cinema e letteratura.
Chiunque voglia comprendere il Medio Oriente
contemporaneo deve partire da un dato fondamentale: l'Iran non è
soltanto un attore geopolitico. È una civiltà.
E le civiltà non si comprendono attraverso gli slogan.
Si comprendono attraverso la storia, la cultura e la conoscenza.
Conclusione: capire l'Iran prima di
giudicarlo
Per comprendere l'Iran contemporaneo bisogna anche
ricordare la sua storia. Nessun paese può essere analizzato come se
esistesse in un vuoto geopolitico.
Gli iraniani conservano una memoria storica molto viva
di ciò che accadde nel 1953, quando il governo democraticamente
eletto di Mohammad Mossadegh fu rovesciato nell'ambito
dell'operazione Ajax, organizzata dai servizi britannici e dalla CIA.
Per molti iraniani quello non rappresenta soltanto un episodio del
passato: rappresenta il momento in cui una possibile evoluzione
autonoma e democratica del paese venne interrotta dall'intervento
pirata delle grandi potenze straniere.
Da quel trauma nasce una parte essenziale della cultura
politica della Repubblica Islamica: la diffidenza verso l'ingerenza
esterna, la difesa della sovranità nazionale e la convinzione che
l'Iran debba poter decidere il proprio destino senza pressioni
straniere. Si può condividere o meno questa visione, ma è
impossibile comprendere la politica iraniana senza partire da questa
esperienza storica.
A ciò si aggiunge un altro elemento spesso
sottovalutato nel dibattito occidentale: per decenni l'Iran ha
vissuto sotto un regime di sanzioni economiche, restrizioni
finanziarie e isolamento internazionale tra i più severi al mondo.
Qualunque giudizio sulla sua economia, sulle sue infrastrutture o sul
suo sviluppo deve tenere conto di questa realtà. Nessun paese
attraversa mezzo secolo di pressioni economiche, diplomatiche e
strategiche senza subirne conseguenze profonde.
Eppure l'Iran non è crollato. Ha mantenuto una propria
capacità industriale, un sistema universitario esteso, una ricerca
scientifica significativa in diversi settori, una produzione
culturale vivace e una forte identità nazionale.
Anche nella guerra contro USA e Israele l'Iran ha
mostrato una capacità di resistenza che molti osservatori non
avevano previsto. Il paese continua a essere uno degli attori più
influenti e autonomi del Medio Oriente, capace di difendere i propri
interessi strategici in un contesto estremamente ostile.
È proprio qui che la "leggenda nera"
sull'Iran mostra tutti i suoi limiti. Un paese di quasi novanta
milioni di abitanti, erede di una delle più antiche civiltà del
mondo, non può essere ridotto all'immagine semplicistica di una
nazione arretrata, fanatica o irrazionale. Dietro gli slogan esiste
una realtà molto più complessa: una società istruita, una cultura
raffinata, una tradizione intellettuale millenaria e una forte
coscienza nazionale.
Criticare l'Iran è legittimo. Analizzarne i limiti è
necessario. Ma comprenderlo è un dovere per chiunque voglia fare
geopolitica seriamente. Perché la geopolitica non consiste nel
dividere il mondo tra buoni e cattivi; consiste nel comprendere le
ragioni storiche, culturali e strategiche che muovono i popoli e gli
Stati.
E l'Iran, piaccia o no, resta una delle grandi nazioni
della storia. Una nazione che ha attraversato invasioni, imperi,
rivoluzioni, sanzioni e guerre senza perdere la propria identità.
Una nazione che continua a considerarsi, prima di tutto, una civiltà.
E le civiltà non si cancellano con la propaganda, né si comprendono
attraverso i pregiudizi: si comprendono studiandole, ascoltandole e
riconoscendone la complessità.
Luca
Costa
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo