IL CENTRODESTRA ATTACCA LA MAGISTRATURA MA SE NE SERVE QUANDO SERVE.
Due casi a confronto : Tiziana Cantone e il duo Signorini/Pier Silvio Berlusconi
Il caso di Tiziana Cantone (oggi dimenticato dai più, in un paese di pecore che vivono solo nell'effimero presente dei social) è uno degli scandali più vergognosi del secolo, un caso divenuto per la giurisprudenza una sorta di totem delle conseguenze della diffusione non consensuale di materiale intimo online. Forse il caso che per primo ha posto il problema del revenge porn (anche qui, non tradotto dall'inglese un po' per pudore puritano, per non urtare la sensibilità delle massaie e un po' per sudditanza alla lingua dei padroni).
I fatti.
Tiziana Cantone era una giovane (e bella) donna di 31 anni della provincia di Napoli. Nel 2015 alcuni video privati registrati in un contesto intimo e inizialmente condivisi con pochissime persone, furono diffusi su internet, senza il suo consenso. I filmati vennero rapidamente caricati su siti pornografici, condivisi sui social network e ripresi da migliaia di utenti, trasformandosi in breve tempo in un fenomeno virale. Alcune frasi pronunciate nel video furono isolate e trasformate in meme, battute e parodie che circolarono ovunque, amplificando l’umiliazione pubblica e rendendo il suo nome immediatamente riconoscibile online. L'inizio di un calvario.
Di fronte alla diffusione incontrollata dei video, Tiziana cercò di reagire rivolgendosi alla magistratura e avviando azioni legali per ottenere la rimozione dei contenuti dalla rete e individuare i responsabili della diffusione. Tuttavia, il sistema giudiziario si rivelò lento e inefficace nel contenere la propagazione del materiale. Anche quando alcuni siti furono costretti a rimuovere i video, questi continuavano a riapparire altrove, copiati e rilanciati da altri utenti. In un momento particolarmente controverso della vicenda giudiziaria, un tribunale stabilì che Tiziana avrebbe dovuto sostenere anche alcune spese processuali legate alle richieste di rimozione dei contenuti, una decisione che fu percepita da molti come un’ulteriore ingiustizia nei confronti della vittima.
Una vittima abbandonata, sola. Condannata.
Nel frattempo la pressione mediatica e sociale cresceva. La storia venne ripresa da giornali, programmi televisivi e discussioni online, mentre Tiziana diventava bersaglio continuo di insulti, molestie e derisioni sui social. Nonostante i tentativi di cambiare vita — arrivò anche a trasferirsi e a cercare di ricominciare altrove — il suo nome restava ormai legato ai video e continuava a essere associato alla vicenda ogni volta che veniva cercato su internet.
Il 13 settembre 2016 Tiziana Cantone fu trovata morta nella casa della zia a Mugnano, vicino Napoli. Suicidio. Una donna portata al suicidio.
Per molti osservatori, il caso ha mostrato in modo drammatico quanto il sistema giudiziario e normativo italiano fosse impreparato ad affrontare la diffusione virale di contenuti intimi online. La lentezza delle procedure, la difficoltà di rimuovere definitivamente i video e l’assenza all’epoca di una normativa specifica contro il revenge porn hanno contribuito a creare una situazione in cui la vittima si è trovata sostanzialmente sola a combattere contro la distruzione della propria persona.
Veniamo ad oggi. Se si guarda ad altre vicende mediatiche italiane, molto simili a quelle di Tiziana, pur non essendo uguali, il funzionamento della macchina giudiziaria appare sorprendentemente più rapido e incisivo, quando entrano in gioco figure potenti o interessi economici molto rilevanti. Un esempio calzante è quello che riguarda Fabrizio Corona, ex paparazzaro e personaggio televisivo noto per i suoi scontri con il mondo dello spettacolo e dell’informazione.
Negli ultimi anni Corona ha pubblicato online (Falsissimo, programma in streaming, in parte in libero accesso, in parte in abbonamento, sul canale YouTube di Fabrizio Corona), i risultati di proprie inchieste riguardanti il cosiddetto Sistema Signorini. Di cosa si parla? Di aitanti ragazzotti, aspiranti tronisti (dei programmi di Maria de Filippi) o concorrenti del Grande Fratello, che invece di passare per regolari provini e casting, venivano adescati direttamente da Alfonso Signorini, gran sacerdote della chiesa catodica berlusconiana, e dovevano pagare lo Ius Primae Noctis, per vedersi aprire le porte del successo. Ti fai trombare se vuoi far carriera. Altro che codice etico Mediaset.
Decine di milioni di visualizzazioni dei contenuti di Corona. L'impero Mediaset ha tremato, specialmente i suoi vertici, tra cui Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato del gruppo televisivo (nonché figlio dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Figuriamoci Signorini.
In questo contesto sono partite indagini e provvedimenti giudiziari legati a ipotesi di diffamazione e alla diffusione di materiale ritenuto lesivo della reputazione di Signorini e di Mediaset.
L'episodio più clamoroso, un mese fa, è stato l'intervento delle forze dell’ordine all’alba presso l'abitazione di Corona a Milano, con una perquisizione disposta nell’ambito dell’inchiesta. Trentacinque poliziotti mobilitati. A pochissimi giorni dalla puntata di Falsissimo. Tutto il materiale video sequestrato. Ordinanze a pioggia, giudici che agiscono e reagiscono alla velocità della luce per bloccare Corona. Provvedimenti restrittivi sulla sua attività online, rimozione e blocco di contenuti e profili sulle piattaforme digitali. Un intervento rapido e immediato, quando le accuse erano ancora nella fase delle indagini preliminari e quindi ben prima di una eventuale sentenza.
È proprio questo contrasto che molti osservatori sottolineano ricordando la vicenda di Tiziana: da una parte una donna, privata cittadina che per mesi cerca senza successo di fermare la diffusione di video intimi che la riguardano e che distruggono la sua vita; dall’altra Signorini e Pier Silvio.
Una giustizia a velocità diverse? lenta, incerta e inefficace quando a chiedere tutela è un cittadino qualunque? Pronta a intervenire quando sono in gioco interessi reputazionali o economici di personaggi influenti?
Alla luce di questi fatti, il dibattito politico sulla riforma della magistratura assume allora un significato ancora più controverso. Negli ultimi anni esponenti del centrodestra — spesso vicini o eredi politici dell’ambiente costruito da Silvio Berlusconi e oggi rappresentato da Pier Silvio Berlusconi — hanno più volte sostenuto la necessità di limitare il potere dei magistrati e riformare profondamente la giustizia italiana. Tuttavia, se si mettono a confronto vicende come quella di Tiziana Cantone con quella del duo fantasia Signorini/Pier Silvio, dove i pm sembrano attivarsi con folgorante rapidità solo perché vengono toccati interessi di personaggi potenti o strutture mediatiche influenti, la domanda è inevitabile:
Caro Pier Silvio, caro Nordio, caro Tajani, cara Giorgia : con quale credibilità si può invocare una riforma della magistratura, quando già voi vi servite di essa, per servire voi stessi ?
E non mi pare che la riforma in atto preveda qualcosa per correggere tali "anomalie" del sistema...
Luca Costa
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