martedì 21 ottobre 2025

ISEE : orrore burocratico

 ISEE: l'algoritmo burocratico più ingiusto della Repubblica

C’è una verità che nessuno ha il coraggio di dire: in Italia, lo Stato ha finito per discriminare proprio gli italiani. L’ISEE, l’indicatore nato per misurare la “situazione economica equivalente”, doveva servire a garantire equità. Invece, è diventato la trappola burocratica che ha tradito il senso stesso dello Stato sociale.

La casa: da diritto a condanna
Per generazioni, gli italiani hanno lavorato, risparmiato, costruito o ereditato una casa. Era il sogno, la sicurezza, la conquista di una vita. Oggi quello stesso bene è diventato la ragione per cui vengono esclusi da asili, borse di studio, bonus e sostegni. Perché secondo l’ISEE, possedere un tetto — anche se non produce un euro di reddito — significa “essere ricchi”. È l’assurdo di uno Stato che non distingue tra patrimonio e benessere reale, tra chi ha una casa ma fatica ad arrivare a fine mese e chi invece vive di rendite e liquidità. Il risultato è che chi ha costruito con le proprie mani l’Italia si trova tagliato fuori dal welfare che aveva contribuito a finanziare con decenni di tasse e sacrifici.

L’algoritmo che non capisce la vita
L’ISEE non guarda in faccia nessuno. È una formula, un algoritmo che non sa nulla di dignità, di fatica, di realtà quotidiana. Dentro ci finiscono redditi, case, risparmi, ma fuori resta la verità sociale: quella di famiglie che non hanno reddito sufficiente per vivere, ma che vengono considerate “agiate” solo perché non affittano. È la logica disumana della burocrazia: una cifra decide se meriti aiuto o no, anche se la tua vita reale dice tutt’altro.

Il moltiplicatore di disuguaglianze
L’ISEE oggi invade tutto: dal diritto allo studio ai bonus energia, dagli asili alle agevolazioni comunali. Ha trasformato l’accesso ai diritti in un percorso a ostacoli. E, come sempre, chi ha meno competenze, meno tempo e meno voce finisce penalizzato due volte. È uno strumento che anziché ridurre le disuguaglianze, le cristallizza. Chi parte da situazioni complicate rimane indietro, chi vive di rendite o espedienti trova il modo di rientrare nei parametri.

Un welfare che dimentica chi lo ha costruito
Il dramma più grande è che l’ISEE, nato per distribuire equità, ha finito per rovesciare la logica del diritto. Oggi accade troppo spesso che famiglie italiane, con redditi bassi ma una casa di proprietà, vengano escluse da prestazioni sociali fondamentali — mentre altri nuclei appena inseriti nel sistema, privi di patrimonio ma con redditi equivalenti o addirittura superiori, riescono ad accedere agli stessi aiuti. Non è una questione di nazionalità: è una questione di giustizia sociale e di riconoscenza. Questo Paese — con le sue scuole, i suoi ospedali, le sue pensioni e le sue infrastrutture — è stato costruito da generazioni di italiani che hanno lavorato, pagato tasse, combattuto e risparmiato. Eppure oggi, i loro figli e nipoti vengono penalizzati da un algoritmo che considera “ricchezza” una casa, ma non valuta il contributo storico, fiscale e civile di chi quella casa l’ha costruita mattone dopo mattone. È uno squilibrio che mina la coesione sociale: perché quando uno Stato non riconosce i propri cittadini come i primi destinatari del welfare che essi stessi hanno finanziato, non sta facendo giustizia — sta tradendo la propria memoria.

Il silenzio della politica
E la politica? Parla, promette, si indigna, ma non cambia nulla. Ogni governo annuncia una “riforma dell’ISEE”, poi tutto resta com’è. Anche il governo Meloni, che aveva promesso una revisione in chiave di giustizia sociale, ha lasciato il tema ai margini della nuova manovra, come se non fosse un’emergenza quotidiana per milioni di famiglie. È il solito copione: si sbandiera il patriottismo, ma quando c’è da difendere davvero gli italiani – quelli che lavorano, pagano e costruiscono – si abbassa lo sguardo davanti alla macchina burocratica.

Conclusione
L’ISEE doveva servire a misurare la giustizia. Oggi misura la distanza tra lo Stato e il suo popolo. Finché un cittadino che vive nella casa costruita da suo padre sarà trattato come un privilegiato, l’Italia resterà un Paese che punisce il merito, la stabilità e la fatica, e chiama equità ciò che è solo un algoritmo ideologico, cieco e profondamente ingiusto.

LUCA COSTA

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo




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