sabato 13 settembre 2025

Francia declassata

 Macron, il presidente che ha tradito la Francia: dieci anni per distruggere una nazione

12 settembre 2025 - Fitch declassa la Francia da AA- ad A+ : Fitch declassa il debito francese, ma non è questa la notizia. Una decade è stata sufficiente per sbriciolare il più importante stato sociale della storia. Un progetto voluto da Bruxelles, Londra e Washington, eseguito da una banda di scagnozzi incompetenti e corrotti aventi come leader un giovanotto ambizioso e senza scrupoli : Emmanuel Macron


Ci sono presidenti che passano alla storia per aver ricostruito una nazione. Macron passerà alla storia per averla distrutta. Il declassamento di Fitch non è una notizia tecnica: è il sigillo sulla fine di unillusione. La Francia è oggi un paese più povero, più fragile, più disarmato, più succube di quando Macron è arrivato allEliseo. E non è frutto del caso: è la conseguenza di un disegno lucido, di un progetto politico che ha scelto di sacrificare il modello sociale e industriale francese sullaltare della globalizzazione e dell’ultra-liberalismo di Bruxelles.

La traiettoria era già chiara quando Macron era ministro dellEconomia (del “socialista” Hollande, virgolette quantomai obligatoires). È lui a supervisionare la svendita di Alstom (il gioiello dell’ingegneria nucleare francese) a General Electric, portando via brevetti cruciali per le turbine che alimentavano centrali e sottomarini nucleari. Un colpo mortale alla sovranità industriale francese, travestito da modernizzazione”. I media suonarono la musica. Quando anni dopo lo Stato (con Macron presidente) ricomprerà Alstom, lo fa senza riprendersi i brevetti, pagando un prezzo esorbitante per un guscio vuoto. Roba che neanche in Italia ai tempi di Tangentopoli…

Poi, da presidente, Macron inaugura il regno dell’austerità per i poveri e dei regali per i ricchi. Abolisce lISF, limposta sulla fortuna, regala miliardi alloligarchia finanziaria e compensa con tasse sempre più pesanti sulla classe media. Nel 2018 la Francia esplode: i Gilets Jaunes non sono solo una protesta, sono la rivolta di un popolo tradito, che vede aumentare i carburanti del 40% in un giorno (!) per finanziare la transizione ecologica imposta dallalto e gonfiata di miliardi di sussidi alle lobby delle rinnovabili. Miliardi che entrano delle tasche dei soliti furbetti e che escono da quelle dei lavoratori.

La risposta di Macron? Repressione brutale, manganellate, stato di polizia.

Macron non si limita a smantellare lo Stato sociale. Lo odia. Taglia fondi agli ospedali, chiude reparti nelle province, pronti soccorso chiusi, personale sanitario al collasso. Degrada la scuola pubblica, dove insegnanti malpagati vengono insultati, minacciati, uccisi. La sicurezza è un miraggio, la giustizia una caricatura. Riformare codice penale e codice di procedura per restituire sicurezza ai francesi? Non se ne parla.

E mentre la Francia si disfa, Macron piega la testa davanti a Bruxelles, Berlino e Washington. Accetta regole europee che strangolano lindustria francese, umilia gli agricoltori francesi, costretti a rispettare regole soffocanti mentre gli scaffali dei supermercati sono infondati di pollo all’ammoniaca brasiliana e prodotti agricoli made in USA o in Ucraina.

Sacrifica il nucleare sullaltare dellideologia green tedesca, rendendo impossibile fare industria.

Spinge il paese nella guerra diplomatica con la Russia. La Russia non era un nemico: era una possibile sponda, un mercato naturale per lindustria meccanica, lagroalimentare, il lusso, linformatica. Era un partner con cui rilanciare il nucleare civile, magari riaprire il capitolo SuperPhénix e costruire una piattaforma europea competitiva rispetto alla Cina. Invece Macron ha scelto la via dellallineamento cieco alla NATO, perdendo ogni autonomia strategica e condannando la Francia a pagare gas e grano il doppio del prezzo. Una Francia alleata alla Russia avrebbe per sempre abbassato la cresta all’arroganza tedesca.

La Francia avrebbe potuto essere lequilibratore dellEurasia, il ponte tra UE e Mosca, la voce che conta nei BRICS invece che il gregario di Berlino e Washington. Ma Macron non vuole unEuropa indipendente, vuole unEuropa vassalla, perché sa che lì, sotto lombrello atlantico, il suo potere personale è protetto.

A tutto questo si aggiunge laspetto culturale e morale. Macron è l’uomo che ha cercato di ridisegnare lanima della Francia.

Il Macron ultramassone e ultra-progressista si è scagliato contro lidentità cristiana, cercando di interferire perfino nella successione papale, spingendo per lascesa di Aveline (un media che lo abbia sottolineato?), il vescovo di Marsiglia, per avere un complice in Vaticano per i suoi progetti di ingegneria sociale. Il suo obiettivo finale? L’eutanasia, come firma in calce del suo regno: un atto ideologico sovversivo, un messaggio di rottura con la tradizione umanista francese.

Scandali su scandali completano il quadro: il caso Benalla, il caso McKinsey, le consulenze milionarie pagate con soldi pubblici, ministri inquisiti e mai allontanati, affari torbidi nella gestione della pandemia. Macron non è il presidente della trasparenza, ma quello dellimpunità per i suoi amici e della punizione per i suoi oppositori, persino con la chiusura di conti bancari di giornalisti scomodi.

La riforma delle pensioni: atto di disprezzo verso il popolo. Vergogna totale nel paese fondatore della dottrina sociale del lavoro. Una misura rigettata da milioni di francesi, imposta con il 49.3, la ghigliottina parlamentareche evita il voto. Macron governa contro il popolo, contro lAssemblea, contro il principio stesso della democrazia rappresentativa.

Fitch oggi declassa la Francia e ci dice che i conti non tornano. Ma non serviva Fitch: lo si sapeva da anni. Nelle bollette impossibili, nei supermercati vuoti senza burro né uova, nelle scuole fatiscenti, negli ospedali dove si muore in barella. Macron non ha riformato la Francia: lha ridotta in macerie.

La verità è che Macron non è una parentesi: è una frattura. Ha frantumato il contratto sociale, la fiducia nelle istituzioni, lorgoglio nazionale. Lascerà un paese diviso, povero, sottomesso. Ma arrabbiato. Perché i francesi non sono un popolo pantalone smarrito tra pizza e fantacalcio. I francesi sono pronti a scendere in piazza. Ancora.

Ma la domanda è : cosa resta della Francia oggi? Cosa resta di quella luminosa sintesi di orgoglio repubblicano e umanesimo cattolico? Cosa resta di Blaise Pascal e di JJ Rousseau? Cosa resta di Léon Harmel e di René de la Tour du Pin? (amici di Leone XIII e fondatori del diritto del lavoro francese in linea con la dottrina sociale della Chiesa). La Francia di San Charles de Foucauld.

Macron passerà, e con lui finirà un decennio di disonore. Ma se la Francia vuole tornare a essere se stessa, deve avere il coraggio di rompere con questo sistema di svendite, di umiliazioni, di inchini. Deve tornare a scegliere la sovranità, la dignità, il rispetto per il lavoro, per la vita, per la sua anima cristiana e repubblicana. Perché anche nei francesi vive una doppia anima, anche in loro Don Camillo e Peppone si stringono la mano ogni giorno.

Ma se una nazione perde la sua anima, con quali forze spirituali e morali potrà risorgere?

Francia ricordarti delle promesse del tuo battesimo.

Luca Costa

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