Teheran, Mosca e Pechino: il mondo non è più un cortile di casa dell’Occidente
Al
summit della SCO in Cina, Vladimir Putin e il presidente iraniano
Masoud Pezeshkian si sono trovati faccia a faccia per discutere del
dossier più “intoccabile”
di
tutti: il diritto dell’Iran
a sviluppare energia nucleare civile. Un diritto che per il blocco
euro-atlantico sembra un crimine da punire, salvo quando a impianti
atomici ci pensano Parigi, Londra o Tel Aviv.
Ancora
una volta, l’Europa
e i suoi compari angloamericani hanno attivato la solita arma
spuntata delle sanzioni, tentando di strangolare economicamente
Teheran con lo “snapback”.
Ma questa mossa, respinta con fermezza da Mosca, Pechino e dallo
stesso Iran, appare sempre più come l’ultimo
riflesso condizionato di un sistema che non accetta di non essere più
il padrone del gioco.
Il
vertice di Tianjin ha mostrato con chiarezza che il mondo è
cambiato: Xi Jinping ha accusato apertamente “i
Paesi bulli”
di
piegare le regole a proprio piacimento, mentre Putin ha riaffermato
che nessuna nazione può essere privata del suo diritto sovrano
all’autodeterminazione
energetica. Il sostegno russo a Teheran è stato netto: l’Iran
ha il pieno diritto di dotarsi di centrali nucleari, al pari di
Francia, Regno Unito o Stati Uniti, senza essere umiliato da diktat
arbitrari.
La
verità è semplice: gli Stati Uniti, la NATO, l’UE
e Israele non sopportano l’idea
che l’energia,
la tecnologia e il futuro non passino più esclusivamente attraverso
i loro cancelli. Vogliono mantenere il privilegio di decidere chi può
e chi non può usare l’atomo
civile, come se il pianeta fosse il loro liceo e gli altri popoli
studenti da intimidire nel corridoio. Ma questa stagione è
finita.
Il
summit SCO non è stato un incontro di routine, bensì
un
segnale inequivocabile: esiste un mondo che non accetta più il
bullismo occidentale. Un mondo che non chiede permesso a Washington o
Bruxelles per produrre energia, costruire infrastrutture o decidere
la propria politica estera. E in questo nuovo scenario multipolare,
l’Iran
non è un
“problema
da gestire”,
ma un attore sovrano che rivendica —
insieme
a Russia, Cina e molti altri —
la
dignità
che
l’Occidente
vorrebbe negare.
Il
tempo in cui pochi governi si atteggiavano a maestri di condotta
universale è tramontato. Ogni Paese, dall’Iran
all’India,
dalla Russia alla Cina, ha non solo il diritto ma il dovere di
costruire la propria strada. E se l’Occidente
grida allo scandalo, è solo perché
non
regge lo specchio che gli viene messo davanti: quello di un mondo che
non gli appartiene più.
LUCA COSTA
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

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