sabato 23 agosto 2025

Il Meeting dei potenti

 Meeting di Rimini: dall’amicizia tra i popoli ai pulpiti dei potenti


Il Meeting dell’amicizia tra i popoli, nato come spazio di incontro, confronto e apertura, è sempre più un palco concesso ai potenti per legittimarsi, raccontare la loro versione della storia e pretendere applausi. Quest’anno l’ospite d’onore è stato Mario Draghi, l’ex banchiere, l’ex premier, il “salvatore dell’euro” che ogni volta si ripresenta sotto nuove vesti, con lo stesso mantra: più Europa, sempre e solo più Europa.

E qui sta la clamorosa contraddizione.
Draghi ci ha spiegato che l’Europa ha fallito: impotente in Ucraina, irrilevante nei negoziati di pace, spettatrice mentre Gaza veniva rasa al suolo, subalterna alla Cina sulle materie prime strategiche. Una diagnosi brutale, perfino impietosa.
E la terapia? Più Europa.
Tradotto: più debito comune, più vincoli, più centralizzazione, più poteri trasferiti a Bruxelles.

Nessuna parola – neanche di striscio – sulle vere catastrofi delle politiche europee. Nessun ripensamento sul Green Deal che ha massacrato interi settori produttivi e gonfiato le bollette. Nessuna riflessione sulla rinuncia al nucleare, scelta ideologica che ci ha reso dipendenti dal gas e dall’instabilità geopolitica. Nessuna autocritica sui costi dell’energia schizzati alle stelle, con famiglie e imprese dissanguate da un mercato “libero” sostenuto a colpi di sussidi pubblici alle rinnovabili.

Draghi denuncia l’erosione della classe media, ma tace sul fatto che quell’erosione è stata pianificata, gestita e resa inevitabile proprio dal modello di Europa che lui ha incarnato: libero mercato senza difese, austerità mascherata da virtù, precarietà spacciata per flessibilità.

Da trent’anni siamo una colonia culturale e politica degli Stati Uniti: NATO, CIA, ONG finanziate da Washington, filantropi alla Soros che impongono le loro agende. Eppure, come per magia, a Rimini arriva Draghi a spiegarci che l’Europa non conta nulla sulla scena internazionale. Un’epifania tardiva e ipocrita.

E nessuno – nemmeno in un Meeting che dovrebbe dare voce ai popoli – gli ha rinfacciato le sue stesse parole del 2022. Era l’estate degli incendi, dell’afa insopportabile, dei morti per caldo. E lui, da premier, chiedeva agli italiani: volete il condizionatore acceso o la pace in Ucraina? Un ricatto morale indegno, pronunciato mentre la gente moriva letteralmente di caldo e di bollette.

Tre anni dopo, eccolo di nuovo, accolto come un guru, un sacerdote laico: don Draghi, il prete dell’Unione Europea. L’Europa ha fallito, ma ci dicono che senza il suo fallimento non possiamo vivere. Come se il cappio fosse diventato un salvagente.

Eppure la gente comune non chiede più Europa: chiede vita, potere d’acquisto, salari dignitosi, energia a basso costo. Chiede libertà dalle sudditanze, dalle guerre per procura, dalle ideologie calate dall’alto.

A Rimini invece non ci sono state domande scomode, non ci sono state voci libere. Solo applausi.
Applausi indegni.
Al Meeting dei pulpiti, non dei popoli.

LUCA COSTA

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo





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