domenica 16 febbraio 2025

Un continente sotto censura

 L'Europa e la libertà di espressione: il monito di Vance e la realtà di un continente sotto censura liberal-sinistroide

Il Vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha lanciato un allarme che non può essere ignorato: "In Gran Bretagna, e in tutta Europa, la libertà di parola è in ritirata". Parole forti, pronunciate nel corso della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, un evento annuale che riunisce leader mondiali, esperti e rappresentanti delle istituzioni per discutere delle principali sfide globali in materia di sicurezza. Quest'anno, il focus è stato sulla guerra in Ucraina e sulle tensioni geopolitiche con la Russia, ed è proprio in questo contesto che Vance ha parlato, rivolgendosi a una platea di politici e funzionari europei. Le sue parole mettono a nudo una realtà evidente per chiunque sappia guardare la realtà odierna del nostro continente senza filtri ideologici. In Europa, il diritto di esprimere idee contrarie ai dogmi progressisti imposti dall'alto è ormai un ricordo. Chi si oppone al pensiero unico su temi come ecologismo, Green Deal, diritti LGBTQ+, immigrazione, Covid e guerra in Ucraina rischia di essere silenziato, ostracizzato, perfino perseguito. Ma come si è arrivati a questo punto? Chi sono i responsabili di questa deriva autoritaria?

Europa, un continente intrappolato nel politicamente corretto

Le parole di Vance risuonano come una denuncia diretta al cuore dell'Europa moderna, che ha smarrito il significato autentico della libertà di espressione. Chiunque tenti di deviare dalla narrazione ufficiale viene immediatamente etichettato come estremista, negazionista, complottista. Non si possono più porre domande sul cambiamento climatico senza essere accusati di negazionismo; criticare le politiche migratorie equivale a essere bollati come xenofobi; mettere in discussione la gestione della pandemia significa essere considerati irresponsabili e pericolosi complottisti.

Ma soprattutto, in Europa è ormai impossibile parlare di pace. La guerra in Ucraina è diventata un tema sacro, intoccabile, dove solo una posizione è ammessa: quella della guerra a oltranza e della russofobia. I media e i politici europei, con in prima linea figure come il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella o l'Alta Rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Kaja Kallas, che hanno paragonato Putin a Hitler (gli stessi che nelle settimane scorse hanno bellamente dimenticato di invitare il paese che ha sconfitto Hitler, la Russia appunto, alla giornata della memoria a Auschwitz), non fanno che gettare benzina sul fuoco, dipingendo la Russia come un nemico assoluto e negando ogni possibilità di negoziato. Chiunque osi proporre un approccio diplomatico viene immediatamente emarginato, attaccato e ridicolizzato. Figuriamoci chi ricorda (come ha fatto Papa Francesco) che è stata proprio la NATO ad andare ad abbaiare minacciosa verso le frontiere russe.

Dall'Europa libera all'URSS 2.0: chi ha creato questa gabbia?

Questa involuzione non è casuale, bensì il risultato di un progetto ben preciso, portato avanti da attori che hanno tutto l'interesse a trasformare l'Europa in un continente docile, obbediente, privo di pensiero critico. Le forze ultra-liberali del mercato e della finanza hanno imposto questa agenda con strumenti sofisticati: il controllo dei media, la manipolazione dell'informazione, l'uso strategico delle istituzioni sovranazionali.

Un caso eclatante è lo scandalo legato all'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), che ha finanziato con milioni di dollari media e ONG europee nell’obiettivo di diffondere un pensiero unico e limitare il dissenso. Non si tratta di ipotesi, ma di fatti documentati: denaro americano utilizzato per plasmare l'opinione pubblica europea e favorire un'Unione Europea sempre più asservita agli interessi di Washington. Un'UE debole, fragile, che rinuncia alle sue identità nazionali per diventare una colonia culturale degli Stati Uniti.

Ma non basta. Il clero woke che ha imposto questa nuova ortodossia ha trovato il suo tempio nelle scuole e nelle università, dove intere generazioni sono state educate a non mettere in discussione i dogmi imposti. I professori che si permettono di dissentire vengono marginalizzati, gli studenti che osano esprimere idee alternative vengono ridicolizzati o penalizzati. Il libero pensiero è stato sacrificato sull'altare dell'ideologia.

Il tradimento della sinistra moderata: complici di un totalitarismo soft

A rendere tutto ciò possibile sono stati, senza ombra di dubbio, i partiti della sinistra moderata. Il Partito Democratico in Italia, il Partito Socialista in Francia e Spagna, l'SPD in Germania: un tempo difensori della giustizia sociale, oggi sono semplici esecutori del pensiero unico progressista. Hanno adottato in blocco ogni dogma del globalismo e dell'ultraliberalismo, hanno abbandonato le classi popolari per compiacere le élites finanziarie e culturali. Nonostante le continue batoste elettorali, continuano a dominare la scena politica (specie a Bruxelles) grazie a coalizioni e manovre di palazzo, rendendo impossibile un vero cambiamento.

La verità è sotto gli occhi di tutti: come reagirà il popolo?

Il monito di Vance non lascia spazio a dubbi: la libertà di espressione in Europa è finita. Ma la domanda vera è: come reagiranno gli europei? Continueranno a baloccarsi con le grandi opere di distrazione di massa, tra un Festival di Sanremo dove Fedez piange e un calciomercato d'inverno, mentre l'Italia e l'Europa affondano? Oppure prenderanno finalmente coscienza della realtà in cui vivono e si ribelleranno a questa nuova forma di oppressione?

Il re è nudo, ora tocca ai cittadini scegliere se continuare a fingere di non vederlo o reclamare ciò che è loro di diritto: la libertà di pensare, parlare e vivere senza imposizioni ideologiche.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa



venerdì 14 febbraio 2025

I politici europei: nani da giardino

 

L'Europa dei Nani e la Pace Decisa Altrove

Leader senza peso continuano a spingere per la guerra in Ucraina, mentre Trump e Putin potrebbero chiuderla da soli

L'Unione Europea si scopre irrilevante. Di fronte alla possibilità che un accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin possa porre fine al conflitto in Ucraina, i leader europei si agitano e protestano. Ma chi li ascolta davvero? Dopo due anni di fallimenti strategici e miliardi di euro bruciati per alimentare una guerra senza speranza, questi burocrati strapagati continuano a ripetere gli stessi slogan guerrafondai, incapaci di accettare la realtà: il destino dell'Ucraina si decide altrove.

L'UE che non ha un esercito ma vuole la guerra

Il caso più grottesco è quello di Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Un'Unione Europea che non ha un esercito, che dipende completamente dalla NATO per la sicurezza, ma che si permette di lanciare proclami di guerra. Kallas ha dichiarato che “non si può negoziare la pace senza l’Europa”, ribadendo che l’UE deve essere parte attiva nelle discussioni. Un'affermazione ridicola, considerando che l'Europa non ha mosso un dito per imporre una soluzione diplomatica quando avrebbe potuto, preferendo invece sabotare gli accordi di Minsk e provocare Mosca con un'espansione NATO sconsiderata.

E mentre questi burocrati si riempiono la bocca di parole come “difesa europea” e “sovranità”, incassano stipendi da decine di migliaia di euro al mese senza alcuna reale responsabilità. Nessuno di loro, ovviamente, rischia nulla. Nessuno di loro ha figli al fronte.

Leader europei disperati: la fine dell'era Biden li terrorizza

La reazione isterica dei leader europei alla prospettiva di una pace negoziata tra Trump e Putin dimostra solo una cosa: la loro totale dipendenza dagli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha tuonato che “Non si può determinare nulla sull'Ucraina senza la sua partecipazione, né sulla sicurezza europea senza l'Europa”. Ma chi lo ha mai chiesto?

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che “non si può negoziare la pace senza l’Europa”, ribadendo che l’UE deve essere parte attiva nelle discussioni.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sottolineato che “qualsiasi accordo di pace deve coinvolgere l'Ucraina e garantire la sua integrità territoriale”, aggiungendo che “non accetteremo una pace dettata dalla Russia”.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che “qualsiasi accordo di pace non può essere imposto dall'esterno”, sottolineando l'importanza di un coinvolgimento attivo dell'Europa.

L’Europa si è abituata troppo bene all’amministrazione Biden, a miliardi di dollari in aiuti e alla CIA che distribuisce favori. Ma ora, con Trump pronto a tornare alla Casa Bianca, il vento sta cambiando. E in UE non l’hanno ancora capito: la stagione dei genuflessi davanti a Washington sta per finire.

Una guerra che deve finire. Subito.

La verità è che questa guerra non ha mai avuto possibilità di essere vinta dall’Ucraina. Ma invece di accettare l’evidenza, i leader europei continuano a giocare con la vita degli ucraini, alimentando illusioni e spingendo per un conflitto che porta solo morte e devastazione.

È ora che l’UE riconosca i propri errori: la Russia non si può provocare impunemente, sabotare gli accordi di Minsk è stata una follia, e Putin – con tutte le critiche che gli si possono fare – ha dato una lezione di geopolitica a una schiera di nani senza visione né coraggio.

Putin, il gigante, e i nani da giardino europei

Mentre i leader europei si dibattono in dichiarazioni isteriche, incapaci di incidere sulla realtà, Vladimir Putin gioca su una scacchiera più grande, con una strategia chiara e una visione di lungo periodo. Ha resistito alle sanzioni, ha consolidato il fronte interno, ha rafforzato le alleanze internazionali e ha messo in ginocchio l'industria militare occidentale.

Dall'altra parte, in Europa, vediamo solo nani da giardino. Macron, Scholz, Kallas, Rutte: figure mediocri, senza peso, prive di qualsiasi carisma o spessore strategico. Prigionieri di ideologie fallimentari e burattini di interessi altrui, si dimenano impotenti mentre il corso della Storia li ignora.

Putin non è solo il leader della Russia: è l’unico leader vero in questo scenario. E, volenti o nolenti, sarà lui a decidere il futuro dell'Ucraina e dell'Europa. Il resto? Solo rumore di fondo.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa


 

giovedì 13 febbraio 2025

USAID

 USAID: La Mano Invisibile della Propaganda Americana che Tutti Fingono di Non Vedere

Per anni, sotto le amministrazioni democratiche, l'USAID ha utilizzato i soldi dei contribuenti americani per finanziare operazioni discutibili e propagandistiche in tutto il mondo. Ora che Trump cerca di portare alla luce questo scandalo, viene attaccato da giudici e media che preferiscono ignorare la verità.

L’USAID è l'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, ufficialmente nata per promuovere lo sviluppo economico e l'assistenza umanitaria ma, come spesso accade, dietro le nobili intenzioni si nascondono pratiche ben più oscure. Per anni, soprattutto sotto le amministrazioni democratiche, quest’agenzia ha saputo trasformare l'arte della "cooperazione internazionale" in una macchina ben oliata di propaganda globale, utilizzando i soldi dei contribuenti americani per finanziare attività che definire "controverse" sarebbe un eufemismo.

Il Cuore dello Scandalo:

Recenti inchieste hanno rivelato che l'USAID ha finanziato oltre 6.200 giornalisti in 707 testate e 279 ONG mediatiche, coprendo il 90% dei reportage provenienti dall'Ucraina. Inoltre, l'agenzia ha speso migliaia di dollari per finanziare l'istruzione universitaria di Anwar al-Awlaki, un cittadino americano che in seguito è diventato un noto terrorista di al-Qaeda.

E non finisce qui: l'USAID ha distribuito miliardi di dollari senza trasparenza né controlli adeguati, finanziando progetti che spaziano dalla promozione dell'ideologia "woke" a iniziative LGBTQ+ in tutto il mondo. Il tutto deciso in maniera totalmente arbitraria e insindacabile, senza alcun riguardo per la volontà dei contribuenti americani, per non parlare di quella dei popoli bersagliati dalla propaganda made in USA.

La Reazione di Trump:

Di fronte a questo scenario, il presidente Donald Trump ha deciso di intervenire drasticamente. Ha avviato una riorganizzazione dell'USAID, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il numero di dipendenti da oltre 10.000 a meno di 300, ritenendo che l'agenzia fosse gestita da "un gruppo di fanatici radicali". Questa mossa mira a smantellare quella che Trump considera una macchina propagandistica finanziata con i soldi dei contribuenti, cercando di riportare trasparenza e responsabilità nell'uso dei fondi pubblici.



L'Ipocrisia delle Ingerenze:

Ma attenzione, quando la Russia viene accusata di ingerenze, tutti si indignano. Tuttavia, quando gli Stati Uniti finanziano giornalisti in tutto il mondo per diffondere propaganda pro-USA, il silenzio è assordante. E ora che il presidente Trump cerca finalmente di fare luce su questo scandalo antidemocratico e imperialista, chi viene attaccato? Non certo i responsabili di queste operazioni opache, ma lo stesso Trump, bersagliato da giudici e media che sembrano più interessati a mantenere lo status quo che a promuovere trasparenza e democrazia.

Il Silenzio dei Media Italiani:

E i media dei paesi coinvolti in questa corruzione totale? Perché in Italia nessuno si chiede chi siano i giornali e i giornalisti pagati con fondi USAID, e cosa abbiano scritto o detto in favore degli Stati Uniti solo perché pagati per farlo? Forse perché ammettere che la propria indipendenza è stata compromessa da dollari americani sarebbe troppo imbarazzante? O forse perché la verità è troppo

In conclusione, mentre ci indigniamo per le ingerenze altrui, forse dovremmo guardare più da vicino le nostre stesse istituzioni e chiederci quanto della nostra informazione sia realmente libera e indipendente, e quanto invece sia stata comprata e pagata da interessi stranieri travestiti da aiuti allo sviluppo. È ora di riconoscere che l'America, con la sua capacità di stampare dollari a volontà, ha corrotto tutto e tutti, ovunque, Italia compresa. E mentre Trump cerca di fermare questa macchina infernale, viene ostacolato da coloro che dovrebbero invece sostenere la trasparenza e la democrazia. Una vergogna senza fine.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa



giovedì 6 febbraio 2025

DISCO GAZA

 

Dove andiamo a ballare stasera? A Gaza, ovviamente!

Se pensavate di averle viste tutte, preparatevi: l’ultima trovata dell’impero americano ha dell’incredibile. Dopo aver chiuso un occhio (e spesso entrambi) sulla devastazione sistematica della Striscia di Gaza, ora i grandi strateghi del business internazionale hanno una visione: trasformare questo lembo di terra martoriata in una nuova Las Vegas del Medio Oriente. Sì, avete capito bene. Dopo mesi in cui ai palestinesi è stato impedito di uscire dai loro confini per obbligarli a morire sotto i bombardamenti, ora si parla di deportarli altrove per lasciare spazio al business del divertimento. Che meraviglia.

Donald Trump e la sua cricca di investitori sognano grattacieli, casinò, hotel di lusso e discoteche sulla spiaggia. Immaginate un remake del celebre libro di Gianni De Michelis, "Dove andiamo a ballare stasera?", con un capitolo speciale sulle discoteche di Gaza. Un pensiero surreale, se non fosse che la proposta – scandalosa, oscena, vergognosa – è già in discussione nei circoli che contano.

E i media occidentali? Silenzio totale. Nessuna indignazione, nessun titolo in prima pagina. D’altronde, la narrazione ufficiale ha bisogno di una storia vendibile: prima i palestinesi non erano che cattivi terroristi che dovevano essere chiusi in uno zoo da cui non potevano uscire (se non in una bara), ora diventeranno fastidiosi ostacoli da rimuovere per far spazio ai resort e ai beach club.

Fino a ieri Gaza era un inferno in cui la popolazione non poteva ricevere cibo, medicine o acqua potabile. Oggi, improvvisamente, diventa il nuovo paradiso turistico. Peccato che non sarà per i gazawi, ma per i turisti americani e israeliani in cerca di relax sulle rovine di un genocidio.

E così l’Occidente, quello che si riempie la bocca di "diritti umani", applaude. Senza vergogna, senza memoria, senza dignità.

Luca Costa

articoli di Luca Costa



mercoledì 29 gennaio 2025

Giustizia a orologeria

 LA RIFORMA O LA VITA : FAR WEST MAGISTRATURA ITALIANA, UNO

SCANDALO INACCETTABILE

La recente notizia dell'indagine a carico della Presidente del Consiglio

Giorgia Meloni, insieme ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e al

sottosegretario Alfredo Mantovano, per favoreggiamento e peculato nel caso

del generale libico Osama Almasri, solleva interrogativi inquietanti sul ruolo e

sulle intenzioni della magistratura italiana.

Questa inchiesta, più che un atto di giustizia, ha tutto il sapore di una

vendetta. Una reazione rabbiosa di un potere che si sente minacciato dalle

riforme e dai cambiamenti promossi dal governo. Sarebbe questo lo "stato di

diritto"? Il sacro graal di cui la sinistra si riempie la bocca solo quando serve a

proteggere i privilegi di una magistratura che sembra credersi intoccabile?

Indipendenza della magistratura? Certo, nessuno la nega. Autonomia dei

giudici ? Ovviamente, è garantita dalla Costituzione. Ma autonomia e

indipendenza non significano onnipotenza, né diritto al protagonismo politico,

né tantomeno licenza di ingaggiare una lotta continua contro chiunque osi

mettere in discussione il loro strapotere.

La magistratura italiana non è santa, e la nostra Costituzione non le

conferisce alcun diritto di immischiarsi nella politica. Nessuno ha mai

attribuito ai giudici il potere di usare indagini e avvisi di garanzia come

strumenti di pressione e ricatto, con metodi che ricordano più da vicino certe

pratiche mafiose che non l’imparzialità e la terzietà di cui i giudici dovrebbero

essere garanti.

È inaccettabile che una casta autoreferenziale di magistrati, intoccabili e

irresponsabili, possa condizionare il corso della democrazia attraverso azioni

di minaccia. Il sistema delle correnti, le logiche da contrada, le manovre

occulte dentro il CSM: tutto ciò è ormai evidente, palese (vedi il caso

Palamara), eppure nessuno sembra avere il coraggio di denunciare la deriva

di un potere assoluto che non risponde a nessuno, non certo al popolo, né al

parlamento, a nessuno!

Il tentativo di riformare la giustizia in Italia è sempre stato ostacolato da una

magistratura accartocciata su se stessa, che vuol essere libera di

“funzionare” lentamente, male, una casta inefficace e ideologicamente

corrotta, pronta a colpire chiunque osi metterla in discussione. Il popolo

italiano esige una riforma della giustizia, tanto profonda quanto decisiva.

Meloni e il suo governo tentano di mettere ordine in questo sistema marcio,

ed ecco che arriva puntuale la rappresaglia sotto forma di inchieste e avvisi di

garanzia.

La politica non può restare ostaggio di questo vespaio di calabroni militanti. È

ora di riaffermare che in una democrazia i poteri devono essere equilibrati e

controllati in maniera da permettere al cittadino di comprenderne l’azione,

azione che deve essere trasparente e mai valicare i limiti imposti dalla

Costituzione. La magistratura deve tornare a fare il proprio lavoro: applicare

la legge, non scriverla, né manipolarla; indagare i reati, non influenzare la

politica. Non sta scritto da nessuna parte che le riforme della magistratura

sono vietate.

Se questo è lo Stato di diritto che certa magistratura e certa sinistra

difendono con tanto fervore (quando fa comodo a loro, almeno), allora è

evidente che c’è bisogno di una profonda revisione del sistema. Perché in

uno Stato veramente democratico la giustizia deve essere al servizio della

legge, a servizio del popolo e non un'arma di lotta politica nelle mani di una

cricca di ambiziosi moralmente corrotti.

____________________________________

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa



lunedì 27 gennaio 2025

Perché Putin piace?

 Perché Putin piace così tanto in Europa? La risposta che nessuno vuole sentire


Viviamo in un'epoca in cui il dibattito pubblico è sequestrato dai "preti della chiesa

catodica", politicamente corretti e moralmente corrotti, per usare un'espressione cara

a Diego Fusaro. I sermoni politicamente corretti si susseguono a ritmo incessante,

tentando di inchiodarci all'immagine caricaturale del "filo-putiniano da divano",

descritto come un fascista nostalgico o un visionario fuori dal tempo. Ma forse è ora

di abbandonare questa narrativa prefabbricata e provare a rispondere a una domanda

scomoda: perché Putin piace così tanto in Europa?

La risposta non è né banale né comoda. Piace perché governa per i russi. Vladimir

Putin è russo ed è eletto dai russi. E, soprattutto, fa gli interessi dei russi. Un concetto

che in Europa suona ormai come un’eresia, dato che i nostri governi da decenni

sembrano fare tutto fuorché tutelare i propri cittadini. Invece di occuparsi di noi, ci

massacrano con tasse, imposte, multe e austerità, mentre si piegano all’ideologia del

giorno: un giorno l’ecologismo esasperato, un altro l’immigrazionismo, poi il Covid,

poi il green pass… Ma chi si occupa più di noi europei? Diciamo la verità,

guardiamoci negli occhi : chi sarebbe capace di citare una sola legge, una sola

riforma approvata nell’interesse del popolo, per migliorare la vita dei comuni

cittadini, negli ultimi 35 anni? Nessuno. Siamo invece tutti perfettamente coscienti di

quanto si siano degradate le fondamenta del bene comune: sicurezza, sanità, scuola,

lavoro. E quando qualcuno alza un dito per farlo notare, i potenti di turno rispondono

sempre la stessa cosa : non ci sono i soldi. Eppure per le armi a Zelensky, a

Netanyahu i soldi ci sono. Per l’accoglienza dei clandestini, per le pale eoliche che

producono meno energia del criceto che gira nella ruota, i soldi ci sono sempre. E per

il. popolo? Briciole, quando va bene.


Putin e il riscatto della Russia

Per comprendere il "fascino" che Putin esercita su molti europei, dobbiamo guardare

ai suoi 25 anni di governo. Sì, 25 anni: un quarto di secolo in cui, piaccia o no, Putin

ha restituito dignità al suo popolo. All'inizio degli anni ‘90, la Russia era un paese in

ginocchio: il crollo dell’Unione Sovietica aveva devastato l’economia, con milioni di

russi ridotti alla povertà, oligarchi che saccheggiavano le risorse del Paese e un

governo incapace di difendere gli interessi nazionali. Alla fine degli anni 90, dopo

dieci anni di ultra-liberalismo pilotato da Washington nel nome delle idee dei

Chicago Boys, le cose andavano ancora peggio. Putin diventa presidente di una

Russia allo stremo, dove si muore letteralmente di fame e che si appresta a essere

smembrata da colpi di stato made in USA (la Cecenia vi dice qualcosa?).


E cosa ha fatto Putin? Ha preso le redini di un paese allo sbando e lo ha riportato in

piedi. Con risultati che non si possono ignorare:

1. Controllo delle risorse strategiche: Putin ha messo fine alla svendita

selvaggia delle risorse energetiche russe, nazionalizzando in parte o mettendo

sotto controllo statale aziende chiave come Gazprom e Rosneft. Ha costretto

gli oligarchi a piegarsi all’interesse nazionale, facendo capire che in Russia c’è

un padrone: lo Stato, non il capitale privato.

2. Riduzione della povertà: Dai primi anni 2000, il PIL russo è sempre cresciuto

a un ritmo sostenuto, consentendo una drastica riduzione della povertà. Ha

aumentato i salari minimi, introdotto riforme pensionistiche assolutamente

all’avanguardia, aiutato le famiglie, e migliorato le condizioni sociali per

milioni di russi.

3. Rinascita culturale e patriottismo: Putin ha rilanciato l’orgoglio nazionale

russo, investendo nella cultura, nella fede religiosa, nella riscoperta

dell’identità, nello sport e nella difesa della tradizione. Ha promosso una

visione del mondo in cui la Russia non è il “paria” della comunità

internazionale, ma una potenza da rispettare.

4. Politica estera indipendente: Putin non si è mai piegato ai diktat

dell’Occidente. La sua politica estera, spesso criticata, ha comunque avuto un

obiettivo chiaro: difendere gli interessi nazionali russi, dall’Ucraina alla Siria.

Questo non significa santificare Putin, ma riconoscere una realtà che i nostri cari

maîtres à penser occidentali si rifiutano di ammettere: i russi lo amano perché lui

governa per loro.


L’Europa della tecnocrazia contro i popoli

E noi? Noi europei sogniamo un leader che si occupi di noi, perché da decenni siamo

governati da élites che sembrano allergiche al concetto stesso di sovranità e di

interesse nazionale. In Italia, per esempio, abbiamo assistito al trionfo del

tecnocratismo e del servilismo verso Bruxelles: governi che aumentano le tasse,

impongono austerità mostruose e inseguono le mode ideologiche del momento, senza

mai affrontare i veri problemi delle persone.


Un giorno ci dicono che dobbiamo accettare tutto in nome dell’ecologismo: auto

elettriche che non possiamo permetterci, case da ristrutturare a suon di migliaia di

euro per soddisfare regolamenti sempre più stringenti. Un altro giorno ci spiegano

che dobbiamo accogliere chiunque arrivi, senza se e senza ma, mentre le periferie

esplodono di tensioni sociali. Poi è arrivato il Covid, e abbiamo visto leader pronti a

imporre restrizioni draconiane, green pass, lockdown, senza mai preoccuparsi

davvero delle conseguenze sulla vita delle persone.


Putin: simbolo di ciò che ci manca

Ecco perché Putin piace: non perché sia perfetto, non perché sia un santo, ma perché

rappresenta qualcosa che noi abbiamo perso. Un leader che si occupa del suo popolo.

Un leader che non ha paura di dire "no" a interessi esterni se questi danneggiano i

suoi cittadini. Un leader che, piaccia o meno, è il simbolo di una politica nazionale,

mentre noi siamo schiavi di un'Unione Europea che tutela tutto tranne che noi.

Non si tratta di essere filo-putiniani, ma di riflettere sul vuoto di leadership che ci

circonda. Non sogniamo Putin: sogniamo un leader che torni a occuparsi di noi

europei, che abbia il coraggio di dire basta a tasse, ideologie e diktat esterni. Un

leader che restituisca dignità al popolo, come Putin ha fatto – nel bene e nel male –

con i russi.

Forse è questo il peccato originale che nessuno osa confessare, Putin incarna una

visione del potere basata sull’idea di Bene Comune che noi abbiamo ormai gettato

alle ortiche. Ma il popolo ne sente la mancanza.

**********

LUCA COSTA

Amazon.it: Luca Costa: libri, biografia, ultimo aggiornamento




Giornata della Memoria o dell'ipocrisia?

 Giornata della Memoria: l’oscenità di un’ipocrisia collettiva

Il 27 gennaio è stato, come ogni anno, celebrato il Giorno della Memoria, una data simbolica per

ricordare l’orrore dell’Olocausto e il trionfo contro il nazismo. Ma (anche) quest’anno la

celebrazione è stata macchiata da una delle più grottesche e nauseanti dimostrazioni di ipocrisia

politica che la storia recente ricordi: una commemorazione ad Auschwitz senza la Russia. Sì, senza

la Russia, la potenza che non solo ha combattuto con sacrifici indicibili per sconfiggere il nazismo,

ma che ha materialmente liberato Auschwitz il 27 gennaio 1945.

La decisione di escludere la Russia è un atto indegno, un insulto alla storia e alla memoria delle

vittime. La scusa è ovviamente legata al conflitto in Ucraina, ma è impossibile non vedere in questa

scelta l’ennesimo atto di revisionismo storico orchestrato dagli stessi attori che si autoproclamano

difensori dei valori democratici e della pace. L’Unione Europea, gli Stati Uniti e la NATO, con la

loro macchina propagandistica, sembrano voler riscrivere la storia per adattarla ai loro scopi politici

del momento, cancellando chi ha versato il sangue per liberare l’Europa da Hitler.


Zelensky e l’ombra del neonazismo

Come se non bastasse, tra i protagonisti della commemorazione troviamo figure come Volodymyr

Zelensky, presidente dell’Ucraina, che ha avuto il coraggio di ergersi a paladino della memoria.

Eppure, Zelensky guida un Paese dove formazioni neonaziste come il battaglione Azov non solo

esistono, ma vengono integrate nelle forze armate ufficiali, finanziate e celebrate. Si tratta dello

stesso tipo di ideologia che ha partorito i mostri dell’Olocausto e i crimini di Auschwitz. Come si

può accettare che un leader che tollera (o addirittura sostiene) tali gruppi abbia la legittimità morale

di parlare di memoria e di commemorare le vittime del nazismo?

Questo è il livello di cinismo che stiamo raggiungendo: si esclude la Russia, che ha liberato

Auschwitz, e si accolgono con tutti gli onori leader che si circondano dei peggiori epigoni

dell’ideologia nazista. Questo non è solo revisionismo storico, è un’oscenità morale.


Israele: memoria selettiva

E poi c'è Israele, che giustamente commemora le vittime dell’Olocausto, ma che oggi perpetua in

Medio Oriente una delle più grandi ingiustizie dei nostri tempi. Come si può piangere le vittime di

Auschwitz e, nello stesso tempo, rinchiudere milioni di palestinesi in una prigione a cielo aperto

come Gaza, privandoli dei diritti fondamentali, bombardandoli e relegandoli a una vita di

sofferenza? Questa è la stessa logica di oppressione che il mondo ha giurato di combattere dopo il

1945. Eppure, chiunque osi criticare Israele viene immediatamente tacciato di antisemitismo,

mentre i crimini contro i palestinesi continuano nell’indifferenza generale.


La narrativa occidentale: una macchina di propaganda

Questa è la realtà: l’Occidente ha trasformato la memoria in un’arma politica. La Giornata della

Memoria non è più un momento di riflessione collettiva e sincera, ma uno strumento di propaganda

per riscrivere la storia, per scegliere quali vittime contano e quali possono essere dimenticate.

L’assenza della Russia è solo l’ultimo esempio di questa deriva. Si parla di memoria, ma si calpesta

il sacrificio di milioni di soldati sovietici che hanno dato la vita per fermare la macchina di morte

nazista. Si piange Auschwitz, ma si chiudono gli occhi davanti a Gaza. Si condanna il nazismo del

passato, ma si tollerano i neonazisti del presente.


Una memoria mutilata

Quella che abbiamo visto quest’anno non è stata una vera commemorazione, ma una farsa. Una

memoria mutilata, distorta e strumentalizzata. Auschwitz senza la Russia è una celebrazione vuota,

una menzogna spacciata per verità storica. E finché continueremo a tollerare questa ipocrisia, non

potremo mai dirci veramente fedeli ai valori che questa giornata dovrebbe rappresentare.

***

LUCA COSTA

Amazon.it: Luca Costa: libri, biografia, ultimo aggiornamento

La gioventù francese presenta il conto

  Notre jeunesse : La gioventù francese presenta il conto a Macron *** Da alcune settimane la Francia assiste a una mobilitazione studente...