lunedì 9 febbraio 2026

Epstein: corsi e ricorsi storici

 PASOLINI E DE SADE PER CAPIRE EPSTEIN, PER CAPIRE DOVE SIAMO

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C’è una cosa che fa quasi più schifo dello scandalo Epstein: l’indignazione selettiva di chi oggi lo usa come manganello morale. E per fare in modo che nessuno capisca NULLA di cio che accade (da secoli).
In Italia, guarda caso, sono soprattutto i media di destra a gridare allo scandalo. Libero, i
lGiornale, certi salotti RAI, stampa cattolica conservatrice.

Bene, benissimo: Epstein era un mostro, il suo sistema un incubo. Ricchi, nobili, politici, finanzieri (facciamo i nomi: Bil Gates, il principe Andrea, Trump, Clinton) che si ritrovavano su un’isola per stuprare, torturare, consumare figli e figlie dei poveri. Una macchina perfetta di violenza di classe.

Ma allora fermiamoci un attimo. Respiriamo. Cari media destroidi:

Perché Epstein sì e Berlusconi no?
Perché l’isola fa orrore e Arcore faceva ridere?
Perché lì “pedofilia sistemica” e qui “goliardia”?

Loro diranno:
«Ma Berlusconi non stuprava nessuno. Quelle ragazze andavano lì volontariamente. Speravano in una carriera, in un aiutino, una spintarella».

Perfetto. E allora diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: la differenza non è morale, è economica.

I ragazzi e le ragazze dell’isola di Epstein si accontentavano, poracci, di quattro soldi.
Al Bunga Bunga, invece, si poteva ottenere
di più: visibilità, protezione, raccomandazioni, contratti,
Non corpi violati vs corpi liberi. Ma
corpi sottopagati vs corpi ben pagati.

Ma facciamo un’ipotesi semplice, quasi banale:
cosa sarebbero stati i bunga bunga
se non fossero avvenuti a due passi da Milano, ma in mezzo a un oceano, lontani da telecamere, magistrati, paparazzi, direttori di rete, amici di famiglia?

Il “sistema” in Italia non aveva bisogno di un’isola, perché aveva già i media.

Oggi che viene svelato (da Fabrizio Corona, con coraggio) il sistema Signorini / Maria De Filippi / Pier Silvio / Gerry Scotti / Marina Berlusconi, scopriamo che esso non è fatto di scantinati e catene – certo – ma di menzogne, ricatti, sorrisi, di carriere costruite sui divani, le camere di albergo.

E allora ecco il capolavoro dell’ipocrisia:
gli stessi media che per anni hanno difeso, minimizzato, deriso, insabbiato, oggi
attaccano Fabrizio Corona (chi se ne frega della verità) perché rompe il patto. Perché non rispetta la liturgia. Perché come De Sade parla avendo visto tutto, parla senza autorizzazione. E come De Sade finirà alla Bastiglia per aver detto cio che doveva restare segreto.

Ci sarebbe una sola riflessione da fare, e infatti non la fa nessuno (nessuno!).
Pasolini e de Sade avevano ragione. Da due punti prospettici diversi, eppure perfettamente allineati.

Quando il potere non ha più alcun argine morale, il problema non è che la società diventi consumista e materialista. Questa è una scorciatoia da oratorio o da da talk show.
Il problema vero è un altro, infinitamente più feroce,
e cioè che popolo non è più soggetto del consumo, è l’oggetto consumato.

Il popolo si crede consumatore, ma in realtà è materia di consumo.
I
nostri figli e le nostre figlie diventano il popcorn dei ricconi, da sgranocchiare e abusare al riparo dagli occhi del mondo. Non siamo cittadini, non siamo persone: siamo oggetti volti a soddisfare impulsi, appetiti, sessuali e animali dei potentissimi (i ricchissimi).

I bisogni primari dei poveri – soldi, sicurezza – diventano la leva.
I sogni delle
belle ragazze – fama, carriera, successo – diventano l’esca.
Un destino che diventa cappio, guinzaglio. Lo stesso guinzaglio che vediamo in una scena emblematica del film di Pasolini tratto dall'opera di De Sade. Esattamente lo stesso.

De Sade ci aveva già svelato tutto, dall’interno, senza ipocrisie, ne Le 120 giornate di Sodoma (1785). Non era pornografia, ma un trattato politico dell'onnipotenza del denaro, in un mondo senza cristianesimo, in un mondo che odia il cristianesimo (non dimentichiamo che quando Voltaire incitava a "écraser l'infâme!" non parlava della Chiesa, parlava di Cristo).
In quel libro il sesso
non è trasgressione, il sesso è il linguaggio dell'odio. Odio di classe, quello vero, quello di cui nessuno parla mai. L'odio dei ricchi che pensano che il popolo non sia fatto di persone, ma di oggetti, di strumenti, di corpi senz'anima.

Oggi come allora, i libertini (cioè i ricchi e atei nel lessico del XVIII secolo) nel loro delirio di potere desiderano dimostrare che tutto è disponibile, commestibile, stuprabile, che tutto può essere ridotto a oggetto, che non esiste limite che essi non possano violare. Chi non ha limiti di spesa non vuole limiti morali! Chi ha un budget illimitato vuole consumo illimitato! E cosa c'è di più squisito e prelibato da consumare di giovani corpi, belli e sani, pieni di belle e sane aspirazioni? Ottenere tutto da un giovane corpo, in cambio di quattro spiccioli? Suprema voluttà. L'Assoluto in cambio del Nulla.

Pasolini lo capì meglio di chiunque altro, ed è per questo che fa ancora così paura. Ed è per questo che venne ucciso.
Pasolini capì che l’orrore non nasceva dall’
ancien régime, non nasceva dal passato, non nasceva dalla tradizione. L'orrore era nell'Italia del Boom economico, che come quella fascista rendeva il popolo un oggetto, materia, disponibile, e a buon mercato. Per questo l'Italia del Boom gettava Dio alle ortiche, rimuoveva Cristo (ma la scena d'apertura della Dolce Vita di Fellini ve la ricordate?), perché era un ostacolo al dogma del consumo.


Il denaro che non è un mezzo, ma un principio, una forza. Ha la sua metafisica.
Il denaro non compra soltanto cose, ma fagocita tutto: corpi, desideri, linguaggi, immaginari, coscienze. Il buco nero al centro della galassia della nostra civiltà morente.
Eppure oggi Epstein scandalizza e il resto no.
Perché Epstein è ancora raccontabile come eccezione, come mostro, come deviazione.
Perché riconoscere il meccanismo significherebbe ammettere che viviamo dentro Sodoma.

La verità è più scomoda: quando il denaro diventa l’unico Dio, tutto diventa sacrificabile.
E i sacrific
ati, come sempre, siamo noi, sono e saranno i nostri figli.

Pasolini e de Sade non vanno letti per scandalizzare e scandalizzarsi.
Vanno letti per aprire gli occhi.

Luca Costa

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo



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