martedì 11 marzo 2025

L'imperatrice Ursula

 

Ursula von der Leyen: La regina dei fallimenti che sogna l’impero assoluto fondato su crisi (e saccheggi) permanenti

"Nulla è escluso". Con queste parole, pronunciate nella conferenza stampa del 9 marzo 2025 per i suoi primi 100 giorni del nuovo mandato, Ursula von der Leyen ha ufficialmente aperto le porte a un progetto che ridefinirà per sempre l'Europa: "ReArm Europe". Un piano mastodontico da 800 miliardi di euro per potenziare le forze armate dell'UE, finanziato con debito comune e un allentamento delle regole di bilancio, il tutto senza alcuna consultazione popolare. "Dobbiamo prepararci ad un mondo più pericoloso", ha dichiarato, invitando gli Stati membri a unire le forze per creare un'industria della difesa europea integrata. Ma in realtà, cosa significa tutto questo? Chi pagherà? E soprattutto, a chi andranno questi miliardi?

La risposta è semplice: come sempre, pagheranno i cittadini europei, mentre a incassare saranno le banche, i fondi d'investimento e il complesso militare-industriale, che avranno un flusso illimitato di denaro garantito dagli Stati. Ursula sta costruendo l'Europa perfetta per le oligarchie finanziarie: una macchina per estrarre ricchezza dai popoli senza che questi possano dire nulla.

Energia: Dal Libero Mercato alla Grande Rapina

Un tempo, ogni Stato europeo aveva il suo mercato nazionale dell’energia, con compagnie pubbliche che garantivano prezzi stabili e accessibili per famiglie e imprese. Ma poi è arrivata la grande idea dell’UE: spezzettare tutto, privatizzare tutto, creare un “mercato unico dell’energia” in cui i prezzi non li fa la produzione nazionale ma la speculazione finanziaria. Così, mentre americani e cinesi pagano l’energia meno della metà, in Europa i costi sono esplosi.

E qui arriva il capolavoro: la transizione energetica targata von der Leyen, che ha reso l’elettricità ancora più cara. Grazie a incentivi mafiosi e perversi, i promotori di finta energia eolica e solare possono godere di profitti miliardari senza rischi, perché pagati da noi cittadini in bollette sempre più care. Ora lo Stato e l’UE prelevano direttamente miliardi dalle tasche dei contribuenti per garantire profitti a fondi d’investimento che dominano il settore dell’energia "green". Questo è il nuovo modello UE: non più mercati, ma un sistema in cui le speculazioni private si finanziano con denaro pubblico, in un circolo vizioso di sussidi, tasse e bollette.

Industria ed Economia: La Deindustrializzazione Come Strategia

Le finte energie rinnovabili e la privatizzazione dei mercati hanno distrutto la competitività dell’industria europea. Le fabbriche chiudono, la manifattura si trasferisce negli USA e in Cina, e l’UE? Nulla, anzi: con la sua folle regolamentazione green ha reso impossibile produrre in Europa. Ma non è un caso: è la strategia perfetta per un continente destinato a diventare un mercato di consumo per le multinazionali, senza più produzione propria. Ormai, anche in un paese come la Francia appena il 10% del PIL è frutto dell’industria.

Politica Estera: L'Europa Come Colonia delle élite finanziarie USA

Von der Leyen ha trasformato l’Europa in un’appendice senza volontà propria della politica americana. Ucraina? Seguiamo ordini. Medio Oriente? Seguiamo ordini. Guerre commerciali? Seguiamo ordini. Nel frattempo, gli Stati Uniti ci vendono il loro gas liquefatto a prezzi astronomici, e Ursula sorride felice !mentre gli europei pagano bollette insostenibili.

Stato Sociale e Crescita: La Grande Trappola del Debito Comune

Mentre l’economia europea affonda, la Commissione continua a proporre più tasse, più tagli, più sacrifici. Ma ecco la soluzione miracolosa: il debito comune europeo! Un sistema in cui gli Stati membri devono pagare per finanziare politiche decise da Bruxelles, senza alcun controllo democratico. Così, dopo averci spolpato con l’energia, con il covid e con la guerra, l’UE userà il debito per controllare direttamente i governi, imponendo austerità su comando dei mercati finanziari.

L’UE: Uno Strumento di Esproprio Permanente

Von der Leyen ha trasformato l’UE in un gigantesco meccanismo di trasferimento di ricchezza: ogni crisi – guerra, pandemia, emergenza climatica – diventa un’occasione per prendere più soldi ai cittadini e darli a banche e multinazionali. Un ciclo infinito in cui l’Europa si impoverisce mentre chi governa dall’ombra si arricchisce.

Ed ecco il grande sogno di Ursula: un’Europa senza popolo, senza identità, senza Stati nazionali, dove tutto è deciso da pochi tecnocrati non eletti e finanziato con il saccheggio continuo dei contribuenti. Benvenuti nella dittatura tecnocratica di Bruxelles.

L’UE: Democrazia a Geometria Variabile

E proprio mentre Ursula von der Leyen sogna il suo superstato europeo, arriva l’ennesima conferma di cosa significhi realmente la “democrazia” nell’Unione Europea: il caso Georgescu in Romania. Un leader democraticamente eletto, vincitore con un margine netto, ma che viene squalificato, estromesso, escluso. Il motivo? È troppo filo-russo.

Ecco la nuova normalità dell’UE: se vinci e piaci a Bruxelles, tutto a posto. Se invece la tua linea politica non piace ai commissari non eletti, allora vieni fatto fuori. La democrazia diventa un dettaglio, un fastidio da aggirare. E dove sono tutte le preoccupazioni per la “trasparenza delle elezioni” quando vincono personaggi come Macron in Francia, con affluenze ridicole e campagne elettorali costruite a tavolino dai media e dai grandi gruppi finanziari? Silenzio totale.

L’Unione Europea di Ursula non è altro che un sistema in cui la volontà popolare conta solo quando si allinea agli interessi dei tecnocrati e dei mercati. Se no, viene “corretta” a colpi di squalifiche, embarghi finanziari, campagne mediatiche e, quando serve, commissariamenti diretti.

Ecco il futuro che ci aspetta se continueremo a lasciare le redini di questo continente nelle mani di una tecnocrazia sempre più autoritaria: non più Stati sovrani, non più governi eletti liberamente, ma solo un’unica grande macchina burocratica che decide chi può governare e chi no.

Benvenuti nell’Europa di Ursula von der Leyen. La regina dei fallimenti che avrà presto il suo impero. Un impero che rischia di somigliare moltissimo al cimitero della nostra civiltà.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa




sabato 8 marzo 2025

Macron come Napoleone ?

 

Macron come Napoleone? Un paragone tutt'altro che azzardato

Putin ha commentato il progetto di Macron di un grande esercito europeo in funzione anti-russa, riferendosi cosi al presidente francese : c’è gente che vuol tornare ai tempi di Napoleone, dimenticando com’è finita.

Vladimir Putin, con il suo acume storico e il gusto per la provocazione, ha recentemente paragonato Emmanuel Macron a Napoleone Bonaparte. Un'affermazione che potrebbe celare molto più di una semplice battuta e che si presta a un'analisi più approfondita. Se osserviamo attentamente l’ascesa dei due leader francesi emergono sorprendenti somiglianze, non solo nella loro “presa" di potere ma anche nei metodi di governo e nella concezione dello Stato.

Un’ascesa fulminea e la volontà di ferro

Napoleone e Macron sono accomunati da un'ascesa politica rapidissima, quasi improvvisa, frutto di una insaziabile e divorante ambizione personale più che di una reale esperienza politica. Il giovane Bonaparte, fino al 1795, non era che un ufficiale abusivo, spesso imboscato e poco conosciuto. La sua fortuna cambiò quando represse nel sangue i moti filo-monarchici del 13 vendémiaire con un'azione brutale, guadagnandosi il favore del Direttorio (e di Barras). Pochi anni dopo, nel 1799, grazie a un colpo di Stato abilmente orchestrato da Sieyès con il sostegno delle élite finanziarie (ginevrine e francesi), divenne Primo Console, e in breve tempo imperatore.

Macron, da parte sua, era un perfetto sconosciuto fino al 2014, quando venne nominato Ministro dell’Economia del governo Manuel Valls (quando Hollande era presidente). Appena tre anni dopo, con un abile gioco di relazioni e il sostegno dei media e dell’alta finanza, riuscì a battere i partiti tradizionali e a imporsi come presidente nel 2017. Un’ascesa fulminea che ricorda quella di Napoleone, e che suggerisce un’ambizione straordinaria e la capacità di mettersi al servizio dei potenti (quelli veri) per raggiungere i propri obiettivi personali.

Il sostegno delle élite finanziarie

Napoleone e Macron sono stati entrambi imposti dall’alto grazie al supporto di potenti gruppi finanziari. Napoleone ottenne il sostegno della grande borghesia francese, che vide in lui un baluardo contro il ritorno delle sinistre e un garante della stabilità necessaria per i loro affari. La Banca di Francia, banca privata, fondata nel 1800, fu un chiaro strumento per consolidare questo patto tra il nuovo regime e gli interessi finanziari.

Allo stesso modo, Macron è stato cooptato e spinto dalle élite economiche contemporanee. Ex banchiere di Rothschild, ha ricevuto l’appoggio dell’alta finanza, delle grandi multinazionali, dagli USA e dell’Unione Europea, che hanno visto in lui il leader perfetto per proteggere i loro interessi. Non è un caso che la sua politica economica favorisca sistematicamente i ceti più abbienti, penalizzando le classi popolari con riforme atroci e uno smantellamento progressivo dello stato sociale.

Un governo contro il popolo

Napoleone e Macron hanno entrambi governato con il pugno di ferro, reprimendo con violenza e diffamazione ogni forma di dissenso. Napoleone si impose con la censura e il controllo totale dei media: nel 1811 erano rimasti solo quattro giornali a Parigi, tutti sotto il rigido controllo imperiale. Le opposizioni furono eliminate con la polizia politica e un sistema capillare di delatori.

Macron, ha replicato questa strategia. Il movimento dei Gilet Jaunes è stato brutalmente represso, con migliaia di arresti, mutilazioni e un uso indiscriminato della forza pubblica. La stampa è saldamente nelle mani di pochi gruppi finanziari vicini al presidente, e il dibattito pubblico è inquinato da una sistematica censura delle voci dissidenti. Chiunque osi contestare la sua linea politica viene ridicolizzato o bollato come estremista.

Un entourage di canaglie e il disprezzo per la religione

Sia Napoleone che Macron si sono circondati di uomini senza scrupoli, fedeli più alla logica del potere che a un reale senso di servizio pubblico. Napoleone premiò generali e ministri spesso corrotti, pronti a servirlo in cambio di favori e ricchezze. Macron non è da meno: i suoi ministri e consiglieri sono spesso legati al mondo della finanza e delle grandi aziende, e innumerevoli scandali hanno macchiato la sua presidenza sin dal 2017.

Infine, il rapporto con la religione. Napoleone si rese protagonista del vergognoso Concordato con la Chiesa nel 1801, lo fece solo per calcolo politico, riducendo il cattolicesimo a una funzione servile dello Stato. Macron, dal canto suo, ha più volte mostrato ostilità verso la tradizione cristiana francese, coltivando una laicità ideologicamente inquinata nonché un disprezzo totale per i valori tradizionali.

Conclusione: Macron è il Napoleone del XXI secolo?

Putin ha visto giusto :il parallelo tra Macron e Napoleone non è affatto forzato. Entrambi sono arrivati al potere grazie a un’ascesa folgorante sostenuta dalle élite finanziarie, entrambi hanno governato con i media al guinzaglio e con la repressione violenta del dissenso, entrambi hanno favorito i ricchi e mostrato un atteggiamento di disprezzo nei confronti della religione cattolica.

La domanda che resta aperta è: Macron farà la fine di Napoleone?

Putin, con la sua osservazione, ha forse colto una verità storica più profonda di quanto si possa pensare. Se Macron intende portare avanti la sua retorica bellicosa contro la Russia, farebbe bene a ricordare come finì l’avventura napoleonica nel 1812: con l’armata francese decimata, la disfatta totale e l’inizio della fine per l’Imperatore. La storia potrebbe non ripetersi esattamente, ma le lezioni del passato restano valide. Macron dovrebbe dunque fare molta attenzione alle sue dichiarazioni e ai suoi progetti anti-russi, perché la Storia non perdona chi ripete gli stessi errori di presunzione.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa



venerdì 7 marzo 2025

La Russia non è una minaccia

 

La Russia non è una minaccia: basta con la propaganda di guerra

Viviamo in un'epoca in cui l'isteria anti-russa sembra aver contagiato ampi settori della politica occidentale, guidati da personaggi come Emmanuel Macron, Ursula von der Leyen, Friedrich Merz, Keir Starmer e Kaja Kallas. Questi nuovi crociati dell'"Occidente democratico" gridano alla minaccia russa con un fervore degno di una sceneggiatura hollywoodiana. Ma, come ogni sceneggiatura di bassa qualità, anche questa narrazione ha più buchi di un groviera svizzero. La realtà è ben diversa: la Russia non è una minaccia per l'Europa, e continuare su questa strada di confronto militare non porterà altro che sofferenza, distruzione e un inutile spreco di risorse che potrebbero essere investite nella cooperazione e nello sviluppo.

Lezioni dalla storia: la Russia e l'Europa

Storicamente, la Russia è stata parte integrante dell'Europa, sia dal punto di vista culturale che geopolitico. Già con Pietro il Grande e Caterina la Grande, la Russia ha cercato di integrarsi con l'Occidente. Nel XX secolo, la Russia (e poi l'Unione Sovietica) ha giocato un ruolo decisivo nella sconfitta del nazismo, liberando mezza Europa e pagando un prezzo umano altissimo con oltre 27 milioni di morti. Ma la gratitudine dell'Occidente si è presto trasformata in ostilità con la Guerra Fredda, una fase in cui ogni iniziativa sovietica veniva interpretata come una minaccia esistenziale.

Dopo la caduta dell'URSS, la Russia di Eltsin ha cercato il dialogo con l'Occidente, ma cosa ha ottenuto in cambio? L'espansione della NATO fino ai confini russi, violando promesse fatte a Gorbačěv e alimentando tensioni che potevano essere evitate. Oggi, sotto la guida di Vladimir Putin e con figure chiave come Dmitrij Medvedev e Sergej Lavrov, la Russia continua a chiedere un sistema di sicurezza europeo basato sulla cooperazione e non sul confronto. Ma l'Occidente, invece di ascoltare, risponde con sanzioni, retorica bellicosa e invii di armi a paesi che conducono guerre per procura.

Chi sono i veri guerrafondai?

Se c'è una costante nella politica occidentale degli ultimi anni, è l'ipocrisia. Mentre la Russia viene demonizzata come "minaccia", l'Europa e gli Stati Uniti hanno partecipato a guerre devastanti in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e Jugoslavia, destabilizzando intere regioni e causando milioni di morti e sfollati.

Oggi, personaggi come Macron e von der Leyen parlano di "difendere l'Europa dalla Russia" mentre inviano armi all'Ucraina e spingono per un'industria bellica sempre più aggressiva. Kaja Kallas, primo ministro estone, sembra vivere in una realtà parallela dove la Russia sta per invadere l'Europa in qualsiasi momento, nonostante nessun documento strategico russo preveda una simile assurdità. E Starmer, leader laburista britannico, ha ormai abbandonato ogni velleità pacifista per accodarsi al coro della NATO.

La vera alternativa: cooperazione, non guerra

L'Europa ha una scelta chiara davanti a sé: continuare a costruire un mondo basato sul confronto militare, con spese folli in armamenti, retorica da Guerra Fredda e sanzioni economiche autodistruttive, oppure tornare alla ragione e lavorare per un sistema internazionale fondato sulla cooperazione.

La Russia è una grande potenza con enormi risorse naturali, un vasto mercato e un ruolo centrale nella stabilità globale. Costruire ponti invece di muri è nell'interesse di tutti. L'energia russa ha alimentato l'industria europea per decenni, e le sanzioni hanno dimostrato solo quanto l'Europa fosse dipendente da Mosca. Invece di cercare alternative inefficaci e costose, perché non tornare a relazioni commerciali basate sulla reciprocità?

Conclusione: fermiamo la follia militarista

Non è la Russia a essere una minaccia per l'Europa, ma una politica occidentale miope e bellicosa, guidata da leader che sembrano più interessati ad alimentare conflitti che a risolverli. Se vogliamo un futuro di pace e prosperità, dobbiamo smetterla con la propaganda di guerra e iniziare un dialogo serio per la cooperazione internazionale. Non è troppo tardi per cambiare rotta: è il momento di dire basta alla follia militarista e di costruire un mondo basato sulla collaborazione, e non sulla distruzione.

La nostra Costituzione è fondata sul rifiuto della guerra. I valori della resistenza ce li ricordiamo ancora o no? Non abbiamo costruito un’Italia fondata sulla prepotenza delle armi! Vogliamo pace e cooperazione internazionale. L’Italia deve essere una voce di pace, il nostro ruolo, il nostro posto nel mondo deve essere quello di una piattaforma di dialogo, di diplomazia. Papa Francesco ha parlato chiaro, forte e chiaro, non ha senso andare ad abbaiare alle frontiere della Russia con basi e missili. Dobbiamo agire come nazione, come Italia, e cooperare con una Russia che ha tanto da darci (energia) e alla quale possiamo dare tanto (made in Italy).

L’UE non è altro che un imperialismo militarista gestito in nome degli interessi di lobby spietate e assetate di sangue (il nostro) e di soldi (i nostri). Gli stati membri dell’UE non devono più essere complici di questo scempio, di questa vergogna.

Da Budapest e da Bratislava si levano già voci di sano e lungimirante dissenso. Dobbiamo pretendere la stessa lucidità dai nostri leader.

Prima che sia troppo tardi.

LUCA COSTA

articoli di Luca Costa




martedì 4 marzo 2025

A cosa serve la NATO ?

L’Europa di domani : dal patto di Stabilità al buffet dei cannoni

Il re è nudo : l’austerity non era poi così sacra

Per oltre vent’anni ci hanno detto che non c’erano soldi. Niente per gli ospedali, che chiudevano uno dopo l’altro. Nulla per le scuole, che cadevano a pezzi. Figuriamoci per assumere insegnanti di ruolo. Zero per rilanciare i salari, inchiodati a livelli indegni anche per colpa di un cuneo fiscale ancora oltre le soglie della vergogna, né per le infrastrutture che fanno sembrare alcune zone d’Italia come mondi perduti. Il Patto di Stabilità era il dogma intoccabile, la camicia di forza imposta da Bruxelles per disciplinare le economie nazionali e garantire il sacro vincolo del rigore. Sacrifici, sacrifici e sacrifici.

Ma oggi, miracolosamente, scopriamo che il Patto, il Sacro Graal della costruzione europea, si può sforare. Non per dare ossigeno ai lavoratori, ai pensionati o ai giovani precari. Non per ricostruire uno stato sociale ormai smantellato a colpi di austerity. No, il deficit si può sforare per riarmarci. Perché la nuova priorità dell’Europa non è la giustizia sociale, ma il riarmo. Contro chi? Contro la minaccia russa. Avete sentito bene : la minaccia russa…

Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e il britannico Keir Starmer dicono chiaro e tondo che bisogna spendere di più per la difesa, che serve più produzione bellica, più munizioni, più carri armati. E che per farlo possiamo tranquillamente mettere da parte quelle stesse regole di austerità che da un quarto di secolo manganellano la classe media di un intero continente.

Ma allora, a cosa serve la NATO?

Eppure per decenni ci hanno raccontato che la nostra sicurezza era garantita dall’Alleanza Atlantica! Che la NATO, con il suo esercito sterminato e il suo apparato di basi militari (e prigioni illegali) sparse in tutta Europa, era la nostra assicurazione sulla vita. Abbiamo accettato di perdere pezzi di sovranità, di farci trascinare in spaventose operazioni militari decise solo da Washington, di sottoscrivere l’espansione ad Est (cioè la minaccia CONTRO la Russia) senza fiatare, perché ci dicevano che era il prezzo da pagare per la nostra sicurezza.

E adesso? Adesso ci dicono che non basta più! Magia! Che dobbiamo costruire un esercito europeo. Che dobbiamo finanziare a suon di miliardi le industrie delle armi. Che ogni Stato deve aumentare la propria spesa militare. Che l’Italia deve spingersi fino a 140 miliardi di euro l’anno. Centoquaranta miliardi di euro. In un paese dove i giovani laureati emigrano in massa per trovare un lavoro decente. Dove un pacchetto di stracchino costa 4 euro.

Ma allora, per chi abbiamo pagato il “pizzo” alla NATO per tutti questi anni? Perché spendiamo miliardi nei bilanci della difesa dell’Alleanza Atlantica, se poi dobbiamo comunque riarmarci da soli? Ci state dicendo che la NATO non è più sufficiente? O ci state solo preparando all’ennesima corsa agli armamenti imposta da chi comanda davvero in Occidente, e che vede l’Europa solo come un mercato da spremere e un campo di battaglia da preparare? Chi governa l’Europa? I suoi popoli? O le lobby delle armi, delle energie rinnovabili, della finanza liquida? Ormai il re è nudo, non ci si può nascondere, a chi devono rendere conto la Meloni, Macron, Ursula, Starmer, Merz?

Non è più di politica, questi fanno business. Il business del riarmo, che serve a chi produce missili e carri armati, non certo ai cittadini europei. La NATO ha sempre garantito una cosa sola: la subordinazione dell’Europa agli interessi militari ed economici americani. E ora che serve più guerra, più spesa, più commesse per le industrie belliche, nel momento in cui Trump parla di pace, allora ecco! improvvisamente anche le regole di bilancio possono essere infrante.

Quando si tratta di finanziare ospedali, scuole e salari dignitosi, il rigore è inflessibile. Ma quando c’è da riempire gli arsenali, le regole possono essere stracciate. Questo è il vero volto dell’Europa di oggi: una tecnocrazia che si traveste da democrazia, mentre risponde solo agli interessi di pochi.

Abbiamo solo una speranza, che qualcuno si svegli, che il popolo si svegli, che qualcuno abbia il coraggio di ricordare che la vera costruzione europea è quella che si è operata dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Operata e concepita in nome di valori chiari e precisi. Semplici. I valori della resistenza : amore per la patria, democrazia, rispetto per i bisogni del popolo (sanità, scuola, sicurezza), tutela del lavoro come valore fondante la nostra Costituzione. E i valori della dottrina sociale della Chiesa, sussidiarietà, uguaglianza, qualità delle prestazioni sociali, rifiuto dell’ideologia, rifiuto dell’imperialismo. Cooperazione internazionale e non confronto armato. Libertà.

Oggi questi valori sono stati gettati alle ortiche. Dobbiamo esigerli con forza, di nuovo.

La minaccia non è la Russia. La minaccia si chiama UE (e i suoi scagnozzi corrotti).



LUCA COSTA

articoli di Luca Costa




domenica 2 marzo 2025

Meloni, armi e cannoni

Europa: il grande circo della guerra infinita (coi nostri soldi)

Signore e signori, benvenuti nel circo dell’ipocrisia europea, dove i nostri acrobati preferiti – Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron – continuano a esibirsi in mirabolanti capriole retoriche per giustificare una guerra che nessuno vuole più, tranne loro.

Mentre Russia e Stati Uniti iniziano a mandare segnali di pace, chi è che insiste nel tenere acceso il fuoco del conflitto? I leader europei, naturalmente! Loro, che da due anni ripetono come un disco rotto la favola della “minaccia russa”, mentre la realtà si ostina a smentirli. Loro, che avevano profetizzato il crollo della Russia sotto il peso delle sanzioni, salvo poi assistere alla disfatta economica dell’Europa, con le industrie in ginocchio e le famiglie strangolate dalle bollette.


La Russia ha dato lezioni di guerra, economia e politica

Dicevano che la Russia si sarebbe sgretolata in pochi mesi. Dicevano che l’economia russa non avrebbe retto. Dicevano che Mosca sarebbe stata isolata. Hanno sbagliato tutto.

La Russia ha dimostrato una capacità militare, strategica ed economica che ha umiliato le previsioni degli “esperti” occidentali. L’industria bellica russa ha retto l’impatto delle sanzioni e ha aumentato la produzione. Il rublo è ancora in piedi, mentre l’Europa arranca tra inflazione e recessione. I paesi del Sud del mondo commerciano con Mosca più di prima, e persino grandi alleati storici degli USA iniziano a guardare con interesse a un nuovo ordine multipolare.

E mentre la Russia consolida alleanze e rafforza la sua posizione, l’Europa cosa fa? Continua a suicidarsi.



La grande ipocrisia del “Patto di Stabilità”

E qui arriva il capolavoro dell’assurdo: Giorgia Meloni si è affrettata a celebrare la decisione dell’UE di svincolare le spese militari dagli obblighi del Patto di Stabilità. Cosa significa? Significa che quando si tratta di investire in sanità, scuola, aiuti alle famiglie e sicurezza, Bruxelles ci ricorda che “i conti devono tornare” e che “non possiamo indebitarci”. Ma se si tratta di comprare armi? Allora possiamo spendere senza limiti!

Le famiglie italiane non arrivano a fine mese? Non importa. Le imprese chiudono sotto il peso dell’energia alle stelle? Pazienza. L’importante è mandare armi, sempre più armi, per una guerra che potrebbe già essere finita se solo l’Europa smettesse di sabotare ogni tentativo di trattativa.



Macron vuole la guerra, ma chi la combatterà?

Nel frattempo, Emmanuel Macron sogna l’invio di truppe europee in Ucraina, come se la Francia avesse uomini e mezzi da sacrificare in un conflitto già perso. Ma la domanda è: chi combatterà questa guerra? I burocrati di Bruxelles? I politici che fanno proclami bellicosi dai loro uffici dorati? O saranno i giovani europei, mandati a morire per difendere gli interessi delle lobby dei giganti dell’energia USA/UK e dei signori delle armi?

L’Europa sta giocando con il fuoco. Ma la cosa più grottesca è che lo sta facendo contro i propri interessi, sacrificando la propria economia, la propria sicurezza e il proprio futuro per una guerra che la Russia ha già vinto su tutti i fronti, tranne che su quello propagandistico.



Giorgia Meloni: dal “prima gli italiani” al “prima le armi”

E in tutto questo, Giorgia Meloni tradisce una dopo l’altra tutte le promesse fatte agli italiani.

• Aveva promesso sicurezza, e oggi le nostre città sono una giungla di stupri e aggressioni, mentre gli sbarchi aumentano senza controllo.

• Aveva promesso di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, e oggi paghiamo carburante ed energia a prezzi folli, mentre i supermercati sembrano boutique di lusso per gli aumenti incontrollati dei prezzi.

• Aveva promesso di risollevare l’Italia, e invece il Paese sprofonda, con ospedali al collasso, infrastrutture fatiscenti e servizi pubblici che non reggono più il confronto nemmeno con quelli del Terzo Mondo.

Ma per le armi, per quelle i soldi si trovano, vero Giorgia? Che vergogna.

Pasolini diceva che chi si scandalizza è sempre banale. Ma di fronte a questa follia, scandalizzarsi è il minimo. Perché questa non è geopolitica, non è strategia, non è difesa della democrazia, non è difesa dell’Italia.


LUCA COSTA

articoli di Luca Costa





La gioventù francese presenta il conto

  Notre jeunesse : La gioventù francese presenta il conto a Macron *** Da alcune settimane la Francia assiste a una mobilitazione studente...