Apriamo gli occhi.
È tempo di abbandonare l’Unione Europea : ITALEXIT
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L’Italia è arrivata a un punto di non ritorno. Non si tratta di una crisi congiunturale, né dell’ennesimo ciclo economico sfavorevole: siamo di fronte a un declino strutturale, sociale, produttivo e democratico. Se vogliamo sopravvivere come Paese, se vogliamo invertire una traiettoria che ci sta portando all’irrilevanza e alla povertà diffusa, esiste una sola strada possibile: uscire dall’Unione Europea e recuperare pienamente la nostra sovranità. Non è uno slogan, non è un gesto ideologico. È una necessità storica, che andiamo a spiegare punto dopo punto.
Il primo nodo è quello della sovranità energetica, una ferita mai rimarginata. Dopo la Seconda guerra mondiale, gli alleati decisero – senza che fosse mai chiarito con quale legittimità – che l’Italia non avrebbe dovuto essere autonoma dal punto di vista energetico. Chi provò a spezzare quella dipendenza, Enrico Mattei, venne eliminato nel 1962 con la complicità della mafia, per volontà anglo-americana. Da allora, il Paese paga, letteralmente. Oggi abbiamo uno dei costi dell’energia più alti al mondo, un costo che soffoca famiglie e imprese e che non ha nulla di naturale. È il risultato diretto della follia del cosiddetto mercato libero dell’energia, della decisione criminale di trasformare un bene strategico in una merce, e di miliardi di euro di incentivi alle rinnovabili distribuiti come rendite parassitarie a promotori pseudo-mafiosi che i cittadini e le imprese continuano a pagare in bolletta. È arrivato il momento di dire basta. L’energia deve tornare a essere un servizio pubblico essenziale, gestito da un unico ente pubblico proprietario e responsabile della rete, con un prezzo del kilowattora fissato esclusivamente per coprire i costi, senza profitti per nessuno. Serve il nucleare subito, senza ipocrisie ideologiche, e va fermata la devastazione del nostro paesaggio, sfigurato da inutili pale eoliche che violano lo spirito e la lettera dell’articolo 9 della Costituzione, che quel paesaggio lo tutela come bene primario della Nazione. Un bene del quale non possiamo essere spossessati.
Il secondo pilastro della sovranità perduta è quello monetario. Non può esistere una moneta senza Stato, così come non può esistere una moneta senza popolo. L’euro è esattamente questo: una costruzione artificiale, una moneta tecnocratica che ha sottratto agli Stati ogni strumento di governo dell’economia. Per l’Italia è stata una calamità, non un’opportunità. Senza il controllo della moneta non puoi investire quando serve, non puoi sostenere l’occupazione, non puoi reagire alle crisi, non puoi rilanciare infrastrutture e industria. Sei costretto all’austerità permanente, al taglio dei servizi, alla compressione dei salari. Recuperare la sovranità monetaria non significa irresponsabilità, significa tornare a fare ciò che fanno tutti gli Stati sovrani del mondo: usare la politica monetaria come strumento al servizio dell’economia reale e del lavoro, anche attraverso una politica coraggiosa di impiego pubblico quando necessario.
Da qui discende il terzo punto, forse il più importante: la difesa dello Stato sociale. Sanità, scuola, sicurezza, trasporti non sono voci di bilancio da ridurre, ma pilastri della Repubblica. Il nostro Stato sociale deve essere sottratto definitivamente alla logica ultraliberale imposta dall’Unione Europea, una logica che considera i diritti come costi fissi e il welfare come un’anomalia. Servono ospedali pubblici funzionanti, scuole pubbliche di qualità, strade sicure, forze dell’ordine, infermieri, insegnanti, tecnici. E devono essere i nostri giovani, formati seriamente e pagati dignitosamente, a svolgere questi lavori. Tutto questo non è utopia né nostalgia: è l’attuazione piena della Costituzione, che definisce l’Italia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e orientata alla giustizia sociale.
La nostra Carta è chiarissima anche su un altro punto fondamentale: la sovranità appartiene al popolo italiano, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Quel potere non appartiene a Ursula von der Leyen, non appartiene a Kaja Kallas, non appartiene a organismi sovranazionali che non rispondono ai cittadini italiani e che agiscono ignorando deliberatamente i principi costituzionali. Questa non è cooperazione tra Stati, è espropriazione democratica. È il trasferimento del potere decisionale dalle istituzioni rappresentative a un’oligarchia tecnocratica impermeabile al voto popolare.
Infine, la politica estera. L’Italia deve smettere di essere l’utile idiota degli Stati Uniti, della NATO della CIA. Non siamo nati per fomentare guerre, per finanziarle, per subirne le conseguenze economiche e sociali. Dobbiamo tornare a essere un Paese che costruisce la pace, che sa dire no, che sa dire stop a chi distrugge, minaccia, rapisce e ruba ciò che non gli appartiene. Serve una politica estera fondata solo ed esclusivamente su accordi bilaterali, decisi da noi, dall’Italia, con tutti gli altri paesi del mondo (Russia in primis) sulla base dell’interesse reciproco, sulla collaborazione tra Stati sovrani, sulla reciprocità e sul rispetto dei principi fondamentali del diritto e della convivenza internazionale.
Uscire dall’Unione Europea non significa isolarsi. Significa tornare alla democrazia. Significa restituire senso alla Costituzione. Significa riaffermare la sovranità popolare come unico fondamento legittimo del potere. Cosi come lo voleva chi ha combattuto la resistenza ottant’anni fa.
E come scriveva Ungaretti, per rendere loro omaggio :
“Qui
Vivono per sempre
Gli occhi che
furono chiusi alla luce
Perché tutti
Li avessero
aperti
Per sempre
Alla luce”
Italiani, aprite gli occhi.
Luca Costa
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

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