Un cattolico non può non avere una solida coscienza critica di fronte alla storia, perché non avere il polso della storia significa non avere strumenti per giudicare (o anche solo riconoscere) i loschi progetti di totalitarismo o di disumanizzazione del potere.
Quando l’Europa si è sbriciolata, quando la politica ha preteso di farsi religione, la Chiesa ha (talvolta con coraggio, a volte con prudenza) saputo dire no. Ha detto no al totalitarismo nazista, no all’ateismo di Stato sovietico, no alla predazione napoleonica. In quei momenti ha affermato che esiste un limite che il potere non può superare.
Oggi quel limite sembra evaporato. Dal crollo del Muro, il mondo vive sotto una forma di dominio che non ama farsi chiamare impero ma che dell’impero possiede tutte le caratteristiche: proiezione militare (e giuridica) globale, controllo delle risorse, imposizioni narrative ai media prevalenti di mezzo mondo, punizioni dei paesi non allineati. Guerre preventive, interventi “umanitari”, destabilizzazioni permanenti, sanzioni che colpiscono popoli più dei governi. Il tutto accompagnato da un linguaggio moraleggiante che pretende di assolvere in anticipo ogni devastazione. Marmellate di parole ormai indigeribili. Insopportabili. Come « esportazione di democrazia » o « lotta al terrorismo ». È l’impero a stelle e strisce. I padroni del mondo. Gli Stati Uniti d’America.
Afghanistan, Iraq, Kosovo, Cecenia, Libia, Medio Oriente, Ucarina, America Latina: l’elenco non è un esercizio retorico, è una scia di morte. Ogni volta la promessa è la stessa, democrazia, diritti, stabilità. Ogni volta il risultato è identico: Stati distrutti, società frantumate, estremismi alimentati, flussi di disperazione che non scompaiono ma si spostano. E mentre si finge di non vedere il nesso causale, l’Europa paga il prezzo. Sempre. Energia più cara, dipendenza strategica, impoverimento industriale, tensioni sociali, insicurezza crescente, terrorismo. Siamo sudditi, non alleati. Dobbiamo approvare, mai discutere. Mai criticare.
Sì padrone. Yes you can.
Di fronte a tutto questo, la voce cattolica, laica o istituzionale che sia, balbetta.
Anzi, le poche voci “cattoliche” che ancora dispongono di spazio sui media (esempio: Antonio Socci) sono schierate con l’impero a stelle e strisce, che essi invocano come difensore di un Occidente che non si sa più cosa sia. Anche negli anni Trenta, in Francia, coloro che sarbbero poi stati i collaboratori dell’occupante nazista parlavano di Hitler come del baluardo dell’Occidente contro l’ogre russo. Un triste precedente. Perché lo fanno? Forse la CIA arrotonda lo stipendio anche a loro (come d’altronde all’intera redazione di certi quotidiani che altrimenti non sfamerebbero neanche due stagisti, viste le vendite…).
Ok, il Papa invoca la pace. Condanna la violenza. Certo.
Ma invoca la pace senza mai nominare i responsabili della guerra. Condanna la violenza senza interpellare chi la rende sistemica. Parla di dialogo mentre accetta come dato naturale l’egemonia di una potenza che si arroga il diritto di definire chi è legittimo e chi no, chi è buono e chi è il nemico dell’umanità. È una neutralità apparente che, nei fatti, coincide con l’accettazione dell’ordine imposto. Imposto con la violenza. Dura e pura. Eppure il papa è statunitense, questo dovrebbe legittimare un minimo di spavalderia in più.
Eppure la dottrina sociale della Chiesa esiste. Sa che l’ingiustizia può essere organizzata, normalizzata, mascherata da bene. Sa che l’idolatria non è solo religiosa ma politica, quando una nazione, un modello economico, un sistema di potere si presenta come inevitabile e indiscutibile. Autoreferenziale.
Oggi, in Europa, se una voce osa deviare dalla la narrazione dominante, se qualcuno accenna al ruolo dei media allineati, al conformismo occidentale, all’ipocrisia di un moralismo armato, la reazione è immediata: ridicolizzazione, isolamento, sospetto. Questo fatto allarmante è stato denunciato senza ambiguità da Leone XIV. Bene. Ma non si fanno mai nomi. Perché? E non è solo questione di Stati Uniti. Sarebbe troppo comodo.
Perché la Chiesa non denuncia con coraggio la folle posizione dell’UE, dell’Inghilterra, di Ursula von der Leyen e di Kaja Kallas, della NATO e di Mark Rutte sulla guerra in Ucraina?
Perché il papa non unisce la sua voce a quella di Pizzaballa, per dire basta. Basta a Israele e a quel macellaio di Netanyahu. Basta al più scandaloso safari umano del secolo.
Ma torniamo agli USA. Oggi, con la scusa di una lotta al narcotraffico che farebbe ridere se non ci fosse da piangere, invadono il Venezuela e ne rapiscono il presidente Nicolas Maduro. Maduro non è un santo. Forse non è nemmeno un buon presidente. Ma gli Stati Uniti vogliono la sua pelle e il dominio sul Venezuela non certo per portarvi giustizia e libertà. Vogliono il petrolio venezuelano. Da svendere alle compagnie anglo-americane, da svendere all’industria statunitense. E chi paga? L’automobilista e l’industriale europeo, come al solito. Il popolo venezuelano pagherà anche, come hanno sempre pagato i popoli “liberati” dai marines. Con lacrime e sangue.
Arabia Saudita, EAU, Pakistan, Turchia, Ucraina, sono forse grandi esempi di democrazia? No. Però fanno quel che dice Washington, quindi lì il problema non si pone. Questo noi non possiamo non dirlo!
La domanda allora è brutale e non più rinviabile: quando i cattolici avranno il coraggio di dire basta? Basta all’idea che il mondo sia il cortile degli USA. Basta con la menzogna secondo cui tutto questo corrisponde “al bene dell’umanità”. Basta al ricatto morale che impone il silenzio in nome dell’alleanza. Non si tratta di schierarsi contro un popolo, questo mai, ma contro una logica imperiale che riduce i popoli, tutti, a strumenti. A oggetti. Anche il popolo americano è vittima di questa folle ipocrisia imperialista senza scrupoli.
Se la Chiesa rinuncia a questa denuncia, rinuncia a una responsabilità fondamentale: quella di giudicare il potere. Guardare negli occhi i potenti e i prepotenti. La libertà di dire: il re è nudo.
A noi laici il compito di accompagnarla. Ma noi laici, abbiamo ancora qualcosa da dire?
Luca Costa
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

Nessun commento:
Posta un commento