Ogni volta che Washington impugna la clava militare, compare una giustificazione morale pronta all’uso. Diritti umani, civili da proteggere, democrazia da esportare. Oggi, nel caso nigeriano, la formula scelta è quella dei cristiani perseguitati: una narrativa emotivamente potente, culturalmente spendibile, politicamente utile. Eppure, profondamente ipocrita.
I cristiani sono perseguitati in
decine di Paesi: in Asia, in Medio Oriente, in Africa. In Pakistan,
in India, in Egitto, in Arabia Saudita, in Corea del Nord. Da sempre.
E da sempre gli Stati Uniti se ne fregano, salvo quando la
persecuzione può essere trasformata in leva retorica per
giustificare un intervento che ha tutt’altre motivazioni.
Se davvero la difesa dei cristiani
fosse una priorità strategica americana, la mappa degli interventi
militari sarebbe completamente diversa. Invece è selettiva,
opportunistica, funzionale. Come tutte le morali imperiali.
La violenza in Nigeria non è una
guerra lineare tra cristiani e musulmani. È una miscela esplosiva di
jihadismo, criminalità armata, lotte etniche, collasso statale e
povertà strutturale. Molti dei gruppi armati colpiscono musulmani
moderati tanto quanto cristiani. Ridurre tutto a una persecuzione
religiosa non è solo falso: è intellettualmente disonesto. Ma
funziona, perché trasforma un conflitto complesso in una favola
morale semplice.
Il punto non è aiutare i cristiani.
Il punto è che la Nigeria è il perno dell’Africa occidentale:
demograficamente, economicamente, strategicamente. Chi influenza la
Nigeria influenza il Golfo di Guinea, le rotte energetiche, la
stabilità del Sahel.
Ed è qui che entra in gioco ciò
che davvero preoccupa Washington: Russia e Cina. La Cina investe,
costruisce infrastrutture, compra consenso politico. La Russia offre
sicurezza, armi, mercenari, addestramento. Entrambe avanzano dove
l’Occidente arretra.
In questo contesto, i raid non sono
beneficenza armata. Sono un messaggio. Un avvertimento strategico
mascherato da umanitarismo. Non parlano ai jihadisti: parlano alle
altre potenze.
Non è cinismo, è realismo: gli
imperi non bombardano per compassione. Bombardano per posizionarsi,
contenere rivali, difendere asset, mantenere influenza. La narrativa
umanitaria serve a tranquillizzare l’elettore, non a spiegare il
mondo.
LUCA COSTA
articoli di Luca Costa
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