giovedì 6 novembre 2025

Scusate, ma il socialismo è un’altra cosa

L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York ha scatenato titoloni pieni di entusiasmo messianico: Socialista! e, naturalmente, Musulmano!

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Sul secondo aggettivo glissiamo, perché la fede è un fatto personale e Mamdani ha il diritto di credere in ciò che vuole.
È
invece sul socialista che lOccidente mediatico in delirio merita una bella pausa riflessiva.


Socialistade che?

Perché, sia chiaro, qui non stiamo parlando dei socialisti di una volta quelli che almeno sapevano distinguere una fabbrica da un fondo speculativo. No, qui il socialismo viene brandito come unetichetta glamour, un badge da conferenza TED, un filtro Instagram applicato su una skyline di vetro e hedge fund.

Diciamocelo: c’è un che di comico (involontario) nel vedere tanta parte della stampa mondiale descrivere come paladino del popolouna figura come Mamdani immortalato spesso a braccetto di figure come George Soros. Un socialista che campeggia, metaforicamente, con il decano della finanza globale filantropica.
Un pocome se Che Guevara avesse fatto il calendario Pirelli: affascinante, sì, ma ideologicamente instabile.

E da qui il capolavoro semantico: chiamare socialismoun ecosistema che sa più di fondi etici, start-up immobiliari, capitalismo ben stirato e finanza ARN capace di replicarsi in ogni contesto mantenendo lo stesso codice genetico.

E così, nel grande laboratorio politico della metropoli più costosa e diseguale dellintero emisfero, nasce un nuovo socialismo:
quello della speculazione edilizia etica”;
del capitalismo geneticamente modificato, versione premium;
della finanza responsabile, una specie di ARN politico capace di mutare, adattarsi e riprodursi senza mai abbandonare il suo habitat naturale: la rendita.

Altro che socialismo.

Ma forse il punto non è Mamdani. Forse il punto siamo noi.
Noi, occidentali nutriti per un secolo a popcorn e narrazioni hollywoodiane.
Noi che abbiamo un bisogno quasi antropologico che, negli Stati Uniti, anche lingiustizia sistemica finisca per essere riscattata da un personaggio che, figlio delle sacre minoranze, entra in scena allultimo minuto, redime il sistema, salva il quartiere e riporta a casa tutti i valori democratici a stelle e strisce! Bravo!!!

Ci piace così: con una bella colonna sonora e un paio di controcampi drammatici.


La realtà, alla fine, è solo un fastidioso dettaglio.

E allora eccoci qui, ad applaudire il socialismonewyorkese come fosse una rinascita ideologica.
È
un film. Un film ben scritto, ben fotografato, pieno di parole che sembrano radicali e gesti che sembrano popolari.

Il socialismo, però, quello vero, dovrebbe averci insegnato che quando gentaglia come George Soros ride, il popolo piange.

Luca Costa

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo



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