IL FASCINO DISCRETO DELLA BORGHESIA
Ah, la borghesia: raffinati salotti dorati dove l’aroma del cognac si mescola al profumo dei fiori riposanti in placidi vasi Ming. Gente perbene, gente elegante e al contempo gente profondamente marcia. Sì, perché ironia della sorte, sono proprio i signori della ricchezza, i possidenti con il portafoglio più gonfio del cuore, che ci mostrano il loro volto più grottesco nell’inchiesta sui “cecchini del weekend” a Sarajevo.
Quando la ricchezza diventa un videogioco dell’orrore
Secondo un esposto depositato presso la Procura di Milano – alcuni turisti “di alto bordo” pagavano fior di quattrini per essere trasportati sulle colline intorno a Sarajevo durante l’assedio (1992–96) e sparare sui civili. Per questi signori, non c’era nulla di male a trasformare una guerra in un safari umano: che rinfrescante escursione domenicale!
Tra i “clienti” amici delle armi e con la passione per il fucile di precisione, risultano (ovviamente) anche alcuni facoltosi italiani – almeno cinque identificati, ma forse molti di più. Il costo della gita? Non poco: si parla di “tariffari dell’orrore” dove uccidere un bambino costava cento milioni di lire, un uomo adulto (se “meglio in divisa”) la metà, una donna un po’ meno, e gli anziani potevano essere ammazzati gratis.
Paradiso dei borghesi, inferno per il popolo
La borghesia da sempre autoproclamatasi custode dell’ordine e della moralità, del decoro e di una qualche forma di responsabilità civica, nel weekend, lontano dai riflettori, diventa mecenate dell’orrore. Per puro, semplice divertimento sadico. La gente comune – il popolo – è ridotta a bersaglio mobile, materiale umano da consumare a piacimento. Persone reali, carne, sangue, vita: tutto strumentalizzato per soddisfare la brama borghese di eccitazione violenta. Dopotutto lo sappiamo bene, dopo un po’ con tutti quei soldi non sai più cosa comprare, bisogna capirli. I ricchi si annoiano.
Pasolini ci aveva avvertiti: dietro la facciata luccicante della borghesia si cela una voragine morale. E il marchese de Sade, pure. Eppure, noi – collettivamente – abbiamo consegnato le chiavi del mondo proprio a questi soggetti: quelli che, tra un sorso di champagne e una battuta di spirito, trattano la vita altrui come un banale videogioco.
Il silenzio complice delle istituzioni
Non è un caso che tutto ciò emerga solo ora, dopo decenni. L’inchiesta è partita grazie a uno scrittore, Ezio Gavazzeni, che ha raccolto testimonianze e ha presentato un esposto. La procura di Milano ha aperto il fascicolo, ma i veri colpevoli – i ricchi, con i loro charter, i voli di lusso, gli elicotteri – restano “ignoti”: perché può darsi che chiunque, purché con un conto in banca, abbia causato morte per puro divertimento. Insomma, nomi non ne avremo mai.
E poi c’è quella compagnia charter serba, infrastrutture turistiche, elicotteri. Una rete ben oliata per trasportare i “clienti” del terrore senza dare nell’occhio. Si sa, i grandi borghesi sono organizzati.
L’abisso
Stefano Magni, nell’odierno editoriale de La Nuova Bussola, commenta con ragione che questo fenomeno: pagare per uccidere, è un atto profondamente nichilista.
Questa è borghesia 2.0, dove la distanza economica è anche distanza morale: più soldi hai, più puoi permetterti di giocare con la morte di chi non ne ha. Per il piacere perverso di contemplare una vittima che cade, di sentire il potere assoluto di decidere chi vive e chi muore.
Conclusione amara
All’ombra di palazzi e ville signorili, dietro finte conversazioni su arte, filantropia e “valori tradizionali”, si nasconde una bestia: la brama borghese di dominio sui vivi. Non è solo un problema di ricchi che sbagliano: è la conseguenza di un sistema malato che, troppe volte, ha dato ai benestanti le chiavi del potere (e della morte).
Il marchese de Sade, Pasolini, non erano profeti solo per scherzo: ci avevano avvisati. Eppure, eccoci qua: con i fascinosi signori della borghesia che trasformano la tragedia degli altri nella loro più morbosa vacanza. È disgustoso, ma è reale. È l’occidente liberale. Fa anche rima.
Luca Costa
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