7 ottobre 1985: l’ultima notte da Paese libero
Sigonella e la fine dell’Italia sovrana
C’è
una data che segna la fine della politica estera italiana come
esercizio di sovranità: il 7 ottobre 1985.
A Sigonella, una
base militare in Sicilia formalmente sotto comando italiano ma di
fatto controllata dagli Stati Uniti, Bettino Craxi e Giulio Andreotti
osarono ciò che nessuno dopo di loro avrebbe più tentato: difendere
la giurisdizione e la dignità dello Stato italiano di fronte alla
pressione americana.
Quel giorno, dopo il sequestro della
nave Achille Lauro, i marines statunitensi atterrarono a Sigonella
pretendendo la consegna del terrorista palestinese Abu Abbas. Craxi
rifiutò. Disse no agli ordini di Washington. Disse che l’Italia
non avrebbe ceduto un cittadino sotto la minaccia di truppe
straniere. Per ore, carabinieri e militari americani si
fronteggiarono con le armi spianate. Una sfida simbolica ma decisiva:
la Repubblica italiana rivendicava, forse per l’ultima volta, di
essere padrona a casa propria.
Da lì in avanti, tutto
cambiò. Craxi e Andreotti — due figure lontane per storia e
sensibilità, ma unite da un’idea d’Italia autonoma nello
scacchiere internazionale — finirono travolti nel giro di pochi
anni. La parabola del primo si chiuse con l’esilio e la
demonizzazione; quella del secondo con i processi infiniti. È
difficile non leggere quella stagione come l’inizio della fine di
una classe dirigente che, con tutti i suoi limiti, aveva tentato di
mantenere un margine di indipendenza nel rapporto con l’impero
americano.
Poi venne Tangentopoli. Una “rivoluzione
giudiziaria” che, al di là delle colpe individuali, ebbe un
effetto politico netto: cancellare la generazione che aveva provato a
tenere l’Italia in equilibrio tra Occidente e autonomia. In pochi
anni nacque la Seconda Repubblica, plasmata su altri criteri: fedeltà
atlantica, omologazione culturale, dipendenza diplomatica.
Da
allora, la politica italiana non ha più deciso quasi nulla senza
prima guardare oltreoceano.
Sigonella, dunque, non fu solo
un episodio di orgoglio nazionale: fu l’ultimo atto di un’Italia
che cercava di essere adulta. Dopo quella notte, è iniziata la lunga
stagione dei governi che “rassicurano” Washington, delle
passerelle nei salotti delle ambasciate, della subordinazione
mascherata da alleanza.
La Prima Repubblica, con tutte le sue
ombre, finì anche per questo: aveva osato dire no.
Oggi,
quarant’anni dopo, Sigonella è quasi dimenticata. Ma resta una
domanda aperta: quando un Paese rinuncia alla propria sovranità, può
ancora chiamarsi libero?
Forse la risposta si trova proprio lì,
in quella pista siciliana dove per un attimo l’Italia fu se stessa
— e da cui iniziò la sua lunga discesa a Sud dell’Impero.
LUCA COSTA
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

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