lunedì 6 ottobre 2025

7 ottobre: una data da ricordare

 7 ottobre 1985: l’ultima notte da Paese libero

Sigonella e la fine dell’Italia sovrana

C’è una data che segna la fine della politica estera italiana come esercizio di sovranità: il 7 ottobre 1985.
A Sigonella, una base militare in Sicilia formalmente sotto comando italiano ma di fatto controllata dagli Stati Uniti, Bettino Craxi e Giulio Andreotti osarono ciò che nessuno dopo di loro avrebbe più tentato: difendere la giurisdizione e la dignità dello Stato italiano di fronte alla pressione americana.

Quel giorno, dopo il sequestro della nave Achille Lauro, i marines statunitensi atterrarono a Sigonella pretendendo la consegna del terrorista palestinese Abu Abbas. Craxi rifiutò. Disse no agli ordini di Washington. Disse che l’Italia non avrebbe ceduto un cittadino sotto la minaccia di truppe straniere. Per ore, carabinieri e militari americani si fronteggiarono con le armi spianate. Una sfida simbolica ma decisiva: la Repubblica italiana rivendicava, forse per l’ultima volta, di essere padrona a casa propria.

Da lì in avanti, tutto cambiò. Craxi e Andreotti — due figure lontane per storia e sensibilità, ma unite da un’idea d’Italia autonoma nello scacchiere internazionale — finirono travolti nel giro di pochi anni. La parabola del primo si chiuse con l’esilio e la demonizzazione; quella del secondo con i processi infiniti. È difficile non leggere quella stagione come l’inizio della fine di una classe dirigente che, con tutti i suoi limiti, aveva tentato di mantenere un margine di indipendenza nel rapporto con l’impero americano.

Poi venne Tangentopoli. Una “rivoluzione giudiziaria” che, al di là delle colpe individuali, ebbe un effetto politico netto: cancellare la generazione che aveva provato a tenere l’Italia in equilibrio tra Occidente e autonomia. In pochi anni nacque la Seconda Repubblica, plasmata su altri criteri: fedeltà atlantica, omologazione culturale, dipendenza diplomatica.
Da allora, la politica italiana non ha più deciso quasi nulla senza prima guardare oltreoceano.

Sigonella, dunque, non fu solo un episodio di orgoglio nazionale: fu l’ultimo atto di un’Italia che cercava di essere adulta. Dopo quella notte, è iniziata la lunga stagione dei governi che “rassicurano” Washington, delle passerelle nei salotti delle ambasciate, della subordinazione mascherata da alleanza.
La Prima Repubblica, con tutte le sue ombre, finì anche per questo: aveva osato dire no.

Oggi, quarant’anni dopo, Sigonella è quasi dimenticata. Ma resta una domanda aperta: quando un Paese rinuncia alla propria sovranità, può ancora chiamarsi libero?
Forse la risposta si trova proprio lì, in quella pista siciliana dove per un attimo l’Italia fu se stessa — e da cui iniziò la sua lunga discesa a Sud dell’Impero.

LUCA COSTA

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo



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