Italia, l’eldorado fiscale per i ricchi… e l’inferno per chi lavora
Negli ultimi anni, quotidiani stranieri come Le Figaro hanno dipinto l’Italia come un nuovo “paradiso fiscale”. Ed è vero: per chi ha patrimoni milionari all’estero o per chi arriva con pensioni dorate, il Belpaese ha creato regimi fiscali che sembrano disegnati su misura per attrarre capitali. Ma mentre il governo apre le porte ai miliardari, chi vive e lavora in Italia continua a essere schiacciato da una pressione fiscale tra le più alte d’Europa. Una contraddizione che grida vendetta.
Regali fiscali ai super-ricchi
Dal 2017 esiste un regime che
permette ai nuovi residenti stranieri facoltosi di pagare un’imposta
forfettaria di 100.000 euro all’anno (diventati 200.000 nel 2024)
per tutti i redditi prodotti all’estero. Poco importa se i
patrimoni superano i 10, 50 o 100 milioni: il fisco italiano chiude
un occhio e si accontenta di questa cifra ridicola rispetto alle
aliquote normali. I familiari possono aggiungersi con un contributo
di appena 25.000 euro a testa.
Tradotto: se sei un
multimiliardario russo, americano o francese e decidi di comprare una
villa in Toscana o a Milano, puoi mettere al sicuro il tuo impero
finanziario pagando in Italia meno di quanto pagherebbe un piccolo
imprenditore locale che fattura 300.000 euro all’anno.
Pensionati d’oro nel Sud
Dal 2019, i pensionati stranieri che si trasferiscono in comuni del Sud Italia con meno di 20.000 abitanti godono di un regime speciale: solo il 7% di tasse sui redditi esteri per 10 anni. L’idea ufficiale è quella di ripopolare aree depresse. Ma nella realtà, questo privilegio riguarda soprattutto pensionati benestanti del Nord Europa che comprano case a prezzi stracciati, mentre i pensionati italiani che hanno lavorato 40 anni nel Paese continuano a vedere le loro pensioni divorate dall’IRPEF e dalle addizionali regionali e comunali.
Il regime “impatriati”: sconti per chi arriva, non per chi resta
Dal 2024, chi si trasferisce in Italia per lavoro dopo almeno 3 anni all’estero può godere di un’esenzione del 50% sui redditi prodotti in Italia (60% se ha figli). Un regalo sostanzioso che dura 5 anni. Chi resta fedele al proprio Paese, invece, paga fino al 43% di IRPEF, a cui si aggiungono l’addizionale regionale (1–3,3%) e quella comunale (fino a 0,9%). In totale, un lavoratore italiano può arrivare a lasciare allo Stato quasi la metà di ciò che guadagna.
La realtà della classe media italiana
Per il cittadino medio, l’Italia
non è affatto un paradiso. È un inferno fiscale e burocratico:
-
Aliquote IRPEF altissime e complicate.
- Contributi
previdenziali da record per dipendenti e autonomi.
- Una giungla
di imposte locali, bolli, accise, balzelli assurdi che rendono la
vita impossibile a chi produce davvero ricchezza.
Mentre
il miliardario straniero brinda con Prosecco nella sua villa vista
mare, l’artigiano, il professionista e il piccolo imprenditore
italiani devono fare i conti con cartelle esattoriali, controlli
fiscali soffocanti e un sistema che punisce chi lavora onestamente.
Il silenzio complice dei media
E qui sta forse lo scandalo più
grande: questa vergogna passa sotto silenzio. Nessun telegiornale,
nessun grande quotidiano nazionale denuncia apertamente queste misure
indegne. Gli italiani comuni non hanno la minima idea che esistono
miliardari che pagano meno tasse di loro grazie a regimi speciali
cuciti su misura. I media preferiscono parlare di gossip, cronaca
nera o polemiche superficiali, ma non toccano mai il cuore della
questione: un sistema fiscale che massacra la classe media e
risparmia i super-ricchi.
È un silenzio assordante, che
alimenta la disinformazione e protegge l’élite economica e
politica che ha creato questo meccanismo perverso.
Una scelta politica vergognosa
Queste politiche fiscali non sono
frutto del caso: sono il segnale chiaro di un Paese che ha deciso di
corteggiare i capitali stranieri e i ricchi “di passaggio”,
ignorando completamente chi da decenni manda avanti l’Italia con il
proprio lavoro e le proprie tasse. È un’ingiustizia sociale che
divide il Paese in due:
- da una parte, i nuovi privilegiati,
attratti da regimi fiscali speciali;
- dall’altra, i cittadini
italiani, condannati a un eterno salasso fiscale.
Conclusione
L’Italia non è un paradiso fiscale. È un Paese schizofrenico: un eldorado per i miliardari, ma un inferno fiscale per la sua gente. Finché i governi continueranno a umiliare la classe media e i lavoratori con tasse insostenibili, mentre stendono tappeti rossi ai ricchi stranieri e i media tacciono vigliaccamente, la retorica dell’“attrattività” sarà solo una maschera di un’ingiustizia profonda e corrosiva.
LUCA COSTA
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

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