L’Europa dei padri tradita:
dall’utopia dell’unione al cimitero sociale in nome delle armi
C’è un’immagine che racconta meglio di mille trattati cosa sia diventata l’Unione Europea: un burocrate con la calcolatrice in mano, intento a sforbiciare pensioni, sanità e scuola nei Paesi membri, mentre con l’altra mano firma un assegno da 90 miliardi di euro per armare una guerra persa in partenza. È la rappresentazione plastica di un fallimento politico, morale e storico.
Quando nel dopoguerra uomini come Adenauer, De Gasperi e Schuman parlavano di “Europa”, immaginavano un continente pacificato, costruito sul rispetto reciproco, sulla solidarietà economica, sulla dignità del lavoro e sulla fine della logica dei cannoni. Oggi, invece, Bruxelles è diventata la sede di una tecnocrazia ossessionata da numeri, parametri e vincoli, incapace di ascoltare i popoli che dovrebbero rappresentare.
L’Europa del rigore e delle forbici sociali
La retorica ufficiale è sempre la stessa: “dobbiamo rispettare i vincoli di bilancio”. Ogni governo, che si succede a Roma, Atene, Madrid o Lisbona, viene messo all’angolo e costretto a sfornare “riforme” che altro non sono se non tagli selvaggi ai diritti sociali conquistati in decenni di lotte.
Ospedali chiusi.
Università senza fondi.
Pensioni erose in nome della “sostenibilità”.
Salari reali schiacciati mentre l’inflazione divora i redditi.
E intanto, Bruxelles non muove un dito per limitare i paradisi fiscali interni all’Unione, non alza la voce contro le multinazionali che pagano tasse ridicole in Irlanda o in Lussemburgo. No: il problema, per loro, è se l’Italia sfora di mezzo punto il rapporto deficit/PIL.
Ma per le armi i soldi ci sono sempre
Poi arriva la notizia: 90 miliardi di euro per continuare a rifornire l’Ucraina di armamenti, quando ormai tutti sanno che Kiev non ha alcuna possibilità di ribaltare le sorti del conflitto. Un Paese dissanguato, una popolazione in fuga, un’economia distrutta: eppure la priorità dell’UE è continuare a prolungare la guerra, in un macabro gioco che arricchisce solo le industrie belliche e impoverisce i cittadini europei.
La schizofrenia è evidente: per un ospedale mancano i fondi, per una cattedra universitaria “non ci sono le risorse”, ma per missili e carri armati gli assegni scorrono veloci. Non è più una politica: è un insulto.
Putin tende la mano, l’Europa la respinge
Mentre Mosca, piaccia o meno, apre spiragli per una trattativa, Bruxelles chiude ogni finestra, aggrappandosi alla logica della contrapposizione totale. Parlare di pace è diventato tabù, quasi un atto di tradimento. Eppure la vera missione originaria dell’Europa era proprio questa: impedire che il nostro continente tornasse ad essere il teatro di guerre infinite.
Oggi l’UE si fa invece megafono di strategie altrui, totalmente dipendente da interessi che non sono i suoi: l’Europa non decide, obbedisce. Non costruisce ponti, alza muri. Non difende i suoi cittadini, li sacrifica sull’altare di un conflitto che non ci appartiene.
Un tradimento storico
La verità è che l’Unione Europea ha tradito se stessa. I valori fondativi – solidarietà, pace, prosperità condivisa – sono stati sostituiti da austerità, guerra e precarietà. Bruxelles non è più la casa comune dei popoli, ma un consiglio d’amministrazione al servizio delle banche e dei mercati, pronto a usare la clava del rigore sui più deboli e a spalancare i rubinetti quando si tratta di comprare armi.
Chi può ancora guardare in faccia i cittadini europei e dire, senza vergognarsi, che questa è l’Europa che sognavano i padri fondatori? Nessuno. Perché non lo è. È un incubo tecnocratico che ha soffocato le speranze e le vite di milioni di persone.
Conclusione
Quando un’istituzione diventa così distante dai popoli da cui dovrebbe trarre legittimità, il suo destino è segnato. L’UE di oggi non ha più nulla da offrire se non sacrifici a senso unico e guerre altrui. O si cambia radicalmente rotta, recuperando lo spirito originario dell’Europa unita come progetto di pace e giustizia sociale, oppure questa Unione è destinata a implodere sotto il peso delle sue stesse menzogne.
Perché una cosa è certa: i popoli europei possono accettare la povertà, ma non accetteranno mai di essere impoveriti per finanziare guerre infinite.
LUCA COSTA
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo

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