lunedì 1 gennaio 2024

Oroscopi, lunari, almanacchi...

 


Fin dai primordi della storia gli uomini hanno alzato gli occhi al cielo per individuare i segni celesti che possono influenzare e guidare i loro comportamenti nelle varie circostanze della vita. Per tutta l’Antichità le previsioni astrologiche hanno avuto grande influenza anche nelle scelte delle classi dirigenti, e la situazione cambiò di poco nel Medioevo. Infatti sebbene il Cristianesimo ponesse al centro delle sue concezioni antropologiche la dottrina del libero arbitrio, la credenza nell’astrologia era a tal punto radicata che la stessa dottrina cattolica dovette accettarla e assorbirla nel suo sistema con la formula delle inclinazioni astrologiche che indirizzavano gli uomini verso certi comportamenti, ma rispetto alle quali le coscienze erano sempre libere di cambiare idea. Nel Medioevo ci furono insigni figure di studiosi che diedero lustro alla scienza astrologica, primi fra tutti Guido Bonatti e Pietro d’Abano. L’astrologia era anche il tramite attraverso il quale si era veicolata l’idea pagana delle forze naturali che animavano il mondo. In effetti nel corso del Medioevo sotto forma astrologica erano di fatto sopravvissute anche le divinità antiche, e la fioritura del paganesimo nel periodo rinascimentale è avvenuta in buona parte per il tramite dell’astrologia: gli dèi del paganesimo, che rappresentavano le varie attitudini umane, si manifestavano sotto forma di corpi celesti e di segni zodiacali.


La Prof.ssa Elide Casali ha pubblicato il saggio Le spie del cielo che è il più approfondito studio sulla storia dell’astrologia italiana dal XVI° al XVIII°secolo; il volume comprende anche una preziosa rassegna di fonti e di bibliografia per approfondire l’argomento. L’indagine della Casali parte dal Rinascimento quando la scienza degli astri, già ben sviluppata nel Medioevo, aveva attirato nella sua orbita ogni aspetto del pensiero filosofico e scientifico. Gli astrologi spesso erano consiglieri di principi e papi, e il pronostico per l’anno venturo, che era un genere molto diffuso già nel Medioevo, con l’invenzione della stampa vide ulteriormente accresciuta la sua popolarità. All’inizio del ‘500 tornarono in voga anche certe profezie medievali sulla fine del mondo, in particolare l’idea che l’Anticristo sarebbe giunto dal Nord sembrò avverarsi con la Riforma Protestante; ma proprio per questo la Chiesa Cattolica divenne sempre più sospettosa verso l’astrologia, perché profeti e astrologi alimentavano attese escatologiche che rischiavano di sfociare in disordini sociali. Tuttavia dopo la prima fase della Controriforma, nel XVII° secolo l’astrologia è accolta anche in ambito ecclesiastico e non mancarono le figure di astrologi sacerdoti, come il prete di Ravenna Antonio Carnevali, considerato come una delle massime autorità nel campo della divinazione astrologica. Il XVII° secolo rappresenta davvero il canto del cigno dell’astrologia: all’inizio del ‘600, infatti, l’astrologia è ancora un’attività assolutamente seria e credibile, e nelle università sono attive le cattedre di Astrologia; ma nel corso del secolo, in virtù dei risultati scientifici raggiunti da Galileo e da Newton, la scienza degli astri comincia ad essere sempre meno considerata in sede accademica.


La Chiesa comunque manteneva la sorveglianza sui testi astrologici e la Congregazione dell’Indice proibiva le pubblicazioni considerate sospette o sacrileghe: in particolare il papa Urbano VIII° nel 1631 proibì agli astrologi di trarre oroscopi sulla Sede Apostolica o sulla vita del pontefice. Erano considerate sospette anche le previsioni troppo pessimiste e catastrofiche, ma anche nel campo astrologico le censure cattoliche spesso segnavano il successo dei libri messi all’Indice proprio nei paesi protestanti. Cominciò a svilupparsi anche il genere del pronostico spirituale, cioè di un libro astrologico scritto da un prete o da un frate in cui i meccanismi della pronosticazione venivano proiettati in forma di propaganda devozionale: in sostanza si prediceva che l’anno a venire sarebbe stato felice per tutti quelli che vivevano in grazia di Dio.


La seconda parte del libro è dedicata ai segni del cielo che nei secoli passati accendevano fantasie, speranze e paure. Le testimonianze parlano talvolta di “travi di fuoco” o di “torri di fuoco” nonché di draghi e di diavoli che stazionavano in cielo anche per giorni e giorni, e si riteneva che questi prodigi fossero opera dei demoni che mettevano in atto stregonerie che tuttavia non potevano indurre trasformazioni nei corpi celesti. L’osservazione delle comete, poi, era una scienza a parte: a questi corpi celesti erano legate le profezie più importanti che riguardavano anche scelte politiche e militari decisive; in particolare, nel periodo preso in esame, le guerre contro i turchi erano gli eventi maggiormente coinvolgenti per la pubblica opinione dell’epoca. Gli stessi comandanti militari avevano qualche rudimento di astrologia per rassicurare le truppe prima delle battaglie.


Una parte importante della letteratura astrologica era dedicata all’agricoltura. Conoscere i tempi più propizi per i lavori agricoli era una preoccupazione molto sentita nella cultura popolare dei contadini, ma esisteva anche una letteratura dotta stampata per i signori che sovrintendevano all’amministrazione delle proprie terre.


Naturalmente la salute era uno dei campi di applicazione privilegiati dell’astrologia. La scienza medica dell’epoca era fondata sugli umori che si formavano all’interno del corpo e che erano influenzati dai corpi celesti; inoltre lo stesso corpo umano era considerato sotto aspetto astrologico come specchio della volta celeste. Gli oroscopi dunque indicavano i momenti più opportuni per fare purghe e salassi oppure per operazioni chirurgiche, che però i medici dell’epoca affidavano ai barbieri per non sporcarsi le mani con la bassa macelleria !


L’ultima parte del libro analizza il declino dell’astrologia nel corso del XVIII° secolo. L’astrologia, parzialmente censurata dalla cultura cristiana, viene definitivamente esclusa dalla cultura ufficiale con la diffusione del razionalismo cartesiano e illuminista. Eppure le tipografie continuavano a fare fortuna stampando lunari e almanacchi, alcuni dei quali sono giunti ai giorni nostri (primo fra tutti il Barbanera) ed erano popolarissimi i ciarlatani che giravano le piazze predicendo il futuro con sfere magiche: famosi furono Giuseppe Rosaccio e Bonafede Vitali, che divennero celebri in tutta Italia. In questo clima nacque anche il pronostico burlesco che riattualizzava il genere in chiave comica e parodistica, affiancandosi alla letteratura pronosticante che continuava ad essere stampata e che peraltro abbonda ancora ai giorni nostri.

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Elide Casali, Le spie del cielo, Einaudi, Torino 2003, pp.348



sabato 30 dicembre 2023

CATTIVERIO - brevi note di lettura politicamente scorrette

Robert Hugues, La cultura del piagnisteo, Adelphi 1994, pp.242


Sebbene la globalizzazione stia sottoponendo l'umanità intera a tribolazioni apocalittiche, l'opinione pubblica non ha ancora capito quale sia il fondamento culturale del sistema mondialista: l'ideologia della “correttezza politica”. La peste politicamente corretta agisce con impressionante virulenza anche nel pieno della cosiddetta crisi economica, che è in realtà una crisi di valori umani determinata proprio dalle ideologie progressiste. Un classico intramontabile che ci aiuta a inquadrare i termini della questione è La cultura del piagnisteo di Robert Hugues, autore di origine australiana emigrato negli Stati Uniti. Hugues è stato testimone della diffusione endemica delle follie politicamente corrette nelle università americane che prefigurano una cupa era teocratica in cui vige la cultura del veto, della censura, dell'interdetto. Alcuni brani di questo libro sono perfino divertenti, soprattutto quelli in cui si ripercorrono le tesi degli studiosi afroamericani che ritengono che Mozart avesse lontane origini africane! Se però pensiamo che queste idiozie sono accettate nel mondo accademico, c'è poco da ridere e molto da preoccuparsi... Già oggi possiamo osservare come la dittatura del politicamente corretto abbia creato una società a misura d'imbecille e non ci sono elementi per sperare che la situazione possa migliorare. Ormai nel mondo occidentale il senso della cittadinanza si è stemperato in un groviglio di rivendicazioni in cui i gruppi organizzati fanno la gara del vittimismo per farsi inserire in caste di privilegiati che godono di speciali tutele: ebrei, neri, donne, omosessuali e chi più ne ha più ne metta... Il libro di Hugues ci aiuta se non altro a osservare il fenomeno con un certo distacco: Hugues, che non è affatto un reazionario, ricorda che il senso della cultura è quello di costruire una capacità critica attraverso il confronto delle opinioni e soprattutto a non dimenticare mai l'esercizio del buon senso!



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Gian Antonio Stella, Negri froci giudei & Co., Rizzoli 2009, pp.331



Solo per dire che chi verga queste righe ha avuto l'onore della citazione nel miserabile libro con cui Gian Antonio Stella cerca di convincere i lettori a farsi sodomizzare dalla globalizzazione...



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Nicholas Wade, A Troublesome Inheritance, The Penguin Press 2014, pp.278



Lo scienziato inglese Nicholas Wade ha sollevato un vero e proprio vespaio con la sua opera A Troublesome Inheritance . Si tratta di un corposo saggio scientifico dedicato allo studio dell'eredità genetica, un campo che si intreccia con la scienza, oggi dimenticata, dell'antropologia razziale. Wade nella prefazione afferma di essere consapevole del carattere eversivo dei suoi studi: il mondo accademico è massicciamente schierato a sinistra e contestare i dogmi egualitari significa mettere a repentaglio la propria carriera e vedere tagliati i finanziamenti alla ricerca. Tuttavia il dovere dell'onestà intellettuale ha spinto Wade a proseguire sulla sua strada. La tesi dello scienziato inglese in sintesi è che l'ambiente naturale incide sulle caratteristiche genetiche degli abitanti e che gli stessi stili di vita alla lunga possono produrre modificazioni genetiche che ispirano comportamenti sociali e stili di vita. Esemplificazione clamorosa di questa tesi può essere la forte percentuale di criminali nella popolazione nera americana. Inutile dire che la pubblicazione di questo libro ha sollevato una immediata levata di scudi da parte degli intellettuali di regime che hanno firmato appelli ufficiali per screditare la validità scientifica degli studi di Wade. Certamente non mancheranno gli imbecilli di turno che invocheranno la censura di A Troublesome Inheritance, ma per il momento il libro è ancora disponibile e ampiamente diffuso: i lettori più curiosi e intelligenti non mancheranno di valutarne quanto meno l'originalità di prospettiva...



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John Norman e la saga del mondo di Gor



La saga del mondo di Gor, ideata dall'americano John Norman, è ambientata in un mondo barbarico ed eroico, in cui i ruoli sessuali sono fortemente differenziati e caratterizzati: uomini nerboruti e coraggiosi sono proprietari di concubine-schiave, le quali vivono il loro statuto esistenziale fatto di sottomissione e di punizioni senza nemmeno immaginare un'alternativa. A dire dello stesso Norman la sua opera narrativa, articolata in decine di titoli, è ispirata a tre autori fondamentali della cultura occidentale: Omero, Nietzsche e Freud. Da Omero Norman ha preso i valori di una società guerriera, da Nietzsche il concetto di gerarchia e il culto della forza, da Freud l'idea che il sesso sia un elemento centrale nella psicologia umana. Che dire? Da questo mix è nata una scrittura che ha fatto della 'scorrettezza politica' il tratto distintivo, e tanto basta a renderla intrigante...



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Shlomo Sand, L'invenzione del popolo ebraico, Rizzoli 2010, pp.536



Quante volte abbiamo sentito bollare come un “mito” il richiamo alle origini ancestrali dei popoli e delle comunità etniche! Soprattutto oggi, nel tempo del mondialismo, assistiamo a un fiorire di tesi che demoliscono le identità etniche e nazionali in nome di una presunta “fratellanza” che in realtà esiste solo nelle intenzioni della classe dirigente (e che, naturalmente, è funzionale ai suoi interessi). Finora però nessuno aveva mai scalfito il mito dell’identità…israeliana! Proprio uno storico israeliano invece si è impegnato nella demistificazione di questo assioma intangibile. Si tratta di Shlomo Sand, che ha pubblicato il libro L’invenzione del popolo ebraico. L’autore mette in discussione l’idea che Israele debba essere lo stato degli ebrei e non piuttosto di tutti gli individui che risiedono sul suo territorio. Sand quindi analizza la costruzione artificiosa dello stato israeliano e della stessa identità ebraica, denunciando senza mezzi termini la manipolazione degli eventi sistematicamente attuata dalla cultura ufficiale: “i più svariati luoghi della memoria vanno a costituire un universo immaginario che modella il passato prima ancora che si abbiano gli strumenti per affrontarlo in modo critico”. In particolare la “tredicesima tribù” dei Khazari è il nodo più controverso (e meno conosciuto dalla cultura di massa) riguardo l'identità dell'attuale popolazione ebraica. L’operazione non è diversa da quella effettuata dalle varie nazioni europee: i Francesi erano discendenti dei Galli, gli Italiani erano discendenti dei Romani, i Greci erano discendenti di Alessandro Magno…

Sebbene ci fosse qualcosa di vero in questi richiami storici, i fatti sono stati di volta in volta manipolati a seconda dei momenti storici, delle ideologie dominanti, delle convenienze del caso…

Questi interventi sull’interpretazione della storia, ampiamente dibattuti e riconosciuti per tutte le nazioni del mondo, non sono stati messi quasi mai in discussione per quanto riguarda la storia d’Israele. Il sionismo si sviluppa sulla scia dei nazionalismi “terra e sangue” che nascono in Germania e in Europa orientale: per il sionismo l’identità ebraica è un tutt’uno con la concezione sempre problematica di “razza”. Non c'è bisogno di sottolineare il ruolo fondante della questione ebraica nella mentalità “politicamente corretta”.



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Thorstein Veblen, Il matrimonio. La vera origine della proprietà, Castelvecchi 2015, pp.46



Thorstein Veblen fu un economista attivo negli Stati Uniti fra i secoli XIX e XX, poco noto al pubblico di massa. Un suo studio tradotto in italiano è assolutamente interessante poiché riguarda l'annosa questione della nascita e del senso della proprietà privata. Contrariamente alle teorie classiche secondo cui il lavoro produttivo è considerato come il fondamento della proprietà, Veblen ritiene che l'origine della proprietà consista nella transizione dalle abitudini di vita pacifiche a quelle predatorie, e le prede per eccellenza sarebbero state le donne. Il possesso delle donne avrebbe dato ai maschi un segno di distinzione sociale che sarebbe stato decisivo nella definizione della proprietà. Questa consuetudine più tardi sarebbe stata istituzionalizzata sotto forma di matrimonio. Si tratta di un passaggio mentale importante poiché apre la strada all'ideologia vittimista del femminismo, ma c'è un particolare che Veblen non spiega: in natura la differenza sessuale esiste in funzione della riproduzione della specie e non dei piagnistei “politicamente corretti”...



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Gianfranco Miglio, Lezioni di politica, Il Mulino 2011 (2 voll.), pp. 348-514



Il prof. Giamfranco Miglio, insigne studioso di politica, riconosciuto come tale anche dagli avversari, è stata una figura singolare: praticamente è l'unico intellettuale importante che ha sostenuto la battaglia politica della Lega Nord. Proprio per questo il suo nome è divenuto un incubo per l'establishment culturale italiano. La casa editrice Il Mulino ha pubblicato una raccolta dei suoi insegnamenti desunti da lezioni universitarie e appunti personali: si tratta di un'opera di sicuro interesse per tutti coloro che sono si occupano di scienze politiche, anche a prescindere dagli orientamenti personali. Il compianto professore, uomo di cultura enciclopedica, aveva una capacità di prospettiva storica e di inquadramento generale che si trova raramente nella classe intellettuale odierna, poco interessata a valutare i fenomeni di lunga durata perché impegnata a seguire le vicende della cronaca politica nei loro aspetti più effimeri. Miglio, feroce avversario di ogni parassitismo, smascherava i travestimenti del potere soprattutto nei loro aspetti più odiosi: quelli dell'utopia. Concetti come uguaglianza e pace, fondamenti del potere progressista, venivano definiti da Miglio come “finzioni” e “anti-realtà” che tuttavia garantiscono una sicura rendita politica a chi riesce a cavalcare queste illusioni. L'approccio di Miglio, estremamente pragmatico, può risultare un po' freddo per chi preferisca dare alla politica anche una nota di romanticismo, inoltre il “profesùr” era un uomo del '900, che probabilmente non si rendeva ancora conto della spaventosa pericolosità del mondialismo e che non aveva particolare propensione alla concezione complottista della storia. Pur con questi limiti Miglio è un maestro di libertà che ha molto da insegnare a un XXI secolo in cui la “morale degli schiavi” sembra aver cancellato il senso della personalità umana!



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Fabrizio Rinaldini, Breiz Atao. Lainé, il nazionalismo bretone e la collaborazione, Ritter 2013, pp.241



I politici che si richiamano all'indipendentismo potranno trarre utili indicazioni dalla lettura del bel saggio di Fabrizio Rinaldini sul movimento di Breiz Atao. Questo libro racconta per la prima volta al pubblico di lingua italiana la storia del movimento indipendentista bretone negli anni della seconda guerra mondiale. Durante l'occupazione tedesca il separatismo bretone produsse esperienze politiche, istituzionali e militari assolutamente originali, e fu in grado di formare personalità di grande carisma e di notevole spessore. I patrioti bretoni fiancheggiarono efficacemente i tedeschi, ma ovviamente l'esito della guerra li coinvolse in vicende drammatiche che tuttavia non hanno spento uno spirito autonomista che ancora oggi anima una parte consistente della società bretone. Gli indipendentisti bretoni tengono vivo lo spirito di quegli eroici combattenti indicando una strada di assoluta coerenza culturale e ideologica per contrastare il mondialismo, come testimonia il loro eccellente sito internet: www.breizatao.com



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Richard Millet, Lingua fantasma. Saggio sulla riduzione in povertà della letteratura seguìto da Elogio letterario di Anders Breivik, Liberlibri 2014, pp.120


Richard Millet, L'antirazzismo come terrore letterario, Liberlibri 2016, pp.96



Richard Millet, romanziere di successo e riconosciuto come una delle voci letterarie più raffinate della letteratura contemporanea francese ha deciso di ribellarsi al linguaggio verminoso della “correttezza politica” e di gridare al mondo quello che tutti pensano e che nessuno ha il coraggio di dire, ovvero che la globalizzazione è la morte di ogni civiltà e che è particolarmente deleteria per la Vecchia Europa, che appare ormai come la vittima sacrificale del Nuovo Ordine Mondiale. Soprattutto degno di nota è l'elogio letterario di Breivik, che ovviamente non è un'apologia delle gesta del guerriero norvegese, ma una riflessione sulle motivazioni che lo hanno spinto alla strage di Utoya.



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Rosario e Antonio Marcianò, Scie chimiche: la guerra segreta, Uno editori 2015, pp.312



La teoria delle scie chimiche è uno dei tormentoni del XXI secolo, e il libro dei fratelli Marcianò è uno degli studi più approfonditi dedicati all'argomento in lingua italiana. Com'è noto le misteriose e inquietanti scie rilasciate in cielo dagli aerei sono ritenute tutt'altro che naturali e si sono avanzate diverse ipotesi sul loro utilizzo: utilizzo militare per comunicazioni su lunga distanza, modificazioni climatiche, diffusione di agenti patogeni, tecniche di manipolazione di massa...

Sebbene molti considerino fantasiose queste teorie, le assurdità di cui siamo testimoni devono indurre a valutare tutte le ipotesi, e le teorie cospirazioniste classiche devono essere integrate dai dati dei più recenti sviluppi tecnologici. L'argomento “scie chimiche” è uno di quelli che irritano particolarmente le classi dirigenti, e tanto basta a renderlo intrigante. Baste pensare che recentemente un presidente del consiglio italiano ha dichiarato che chi crede a certe teorie dovrebbe essere sottoposto a TSO (lui, ovviamente, si considera “normale”...)!



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Daniel Halévy, Storia di quattro anni. 1997-2001, Edizioni di Ar 2009, pp.88



Nel 1903 Daniel Halévy scriveva questo racconto visionario in cui immaginava lo scenario sociale che si sarebbe verificato dopo un secolo di democrazia, a cavallo dei secoli XX e XXI: masse di bruti che vengono tenuti a bada con droghe e spettacoli sportivi si aggirano come morti viventi in ogni dove, seminando violenze di ogni tipo. La classe dirigente vive asserragliata in luoghi fortificati cercando di difendersi alla meno peggio dalle orde di teppisti cui era stata concessa l'emancipazione. I lettori degli anni 2000 possono verificare di persona quanto Halévy si sia avvicinato alla realtà...



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Theodore J. Kaczynski, Il manifesto di Unabomber. La società industriale e il suo futuro, Stampa Alternativa 1997, pp.144



Letteralmente UNA BOMBA ! I metodi terroristici di Kaczynski erano assolutamente balordi, ma le sue considerazioni sulla degenerazione delle società “sviluppate” sono fra le più lucide e penetranti che si ricordino: l'Unabomber scrittore demolisce la “correttezza politica” mattone per mattone...



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domenica 8 gennaio 2023

Sull'avvenire delle nostre scuole

1) INTRODUZIONE

Periodicamente arrivano da oltreoceano notizie sul vasto fenomeno di contestazione della cultura “occidentale”, considerata intrinsecamente razzista e quindi nociva. Si sente parlare di corsi di studio chiusi, autori tolti dai programmi, polemiche sulle scelte ideologiche di scrittori e artisti consacrati dai canoni estetici… 

I mass media riportano questi fatti spesso con toni enfatici e sensazionalistici, che generano da una parte preoccupate riflessioni in quel che resta della cultura conservatrice, dall’altra parte suscitano le scomposte urla di gioia dei progressisti che vedono sempre più vicino il loro sogno: la fine dell’uomo bianco!

Sul finire del XX secolo il critico letterario Harold Bloom profetizzava l’avvento di una nuova era teocratica basata sulla sacralizzazione del risentimento. Quel tempo purtroppo è arrivato: le menti si sono chiuse in dogmi assai più rigidi e assurdi di quelli che postulavano le religioni in passato.



2) IL LIBRO DI ALICE BORGNA

Un interessante libro di Alice Borgna, studiosa di Antichistica, ci aiuta a capire qualcosa di più preciso sul dibattito che si sta svolgendo negli Stati Uniti e sui suoi riflessi nella realtà europea e italiana (Alice Borgna, Tutte storie di maschi bianchi morti…, Laterza 2022, p.168).

L’autrice ha avuto esperienza diretta del mondo accademico americano e i fatti riportati nel libro sono assolutamente inquietanti: in sintesi il movimento della Cancel Culture sta mettendo in discussione la cultura così come tradizionalmente è stata insegnata nel sistema di istruzione. La cultura “occidentale”, sbrigativamente identificata con la “cultura dei bianchi” deve essere studiata da altri punti di vista, ovvero quello dei “non bianchi” e questo dovrà evidentemente tradursi anche nella garanzia di spazi per studiosi appartenenti ad “altre etnie”: insomma possiamo aspettarci di vedere una cultura per quote etniche, nonché di genere, di orientamento sessuale ecc. ecc.

Le polemiche hanno suscitato dei veri e propri vespai che hanno reso ormai impraticabile l’ambiente accademico. Alice Borgna riporta i dettagli su questa feroce guerra culturale nella quale non si risparmiano i colpi bassi, tuttavia vuole anche far riflettere i lettori sul vero nocciolo della questione: la presunta inutilità della cultura classica. In un sistema che la Borgna definisce “Utilopoli” hanno spazio soltanto le discipline considerate “utili”: nelle facoltà tecniche le richieste di rappresentanza etnica sono minime o inesistenti. La battaglia si svolge nelle facoltà umanistiche perché si tratta di un tema puramente ideologico. Quale migliore occasione dell’ondata antirazzista per liberarsi della fastidiosa zavorra delle eredità storiche, considerate inutili dal sapere “tecnico”?


L’autrice poi si rivolge alla realtà italiana nella quale al momento le polemiche di carattere “etnico” sono più attutite, mentre sono più vive che mai quelle sull’effettiva utilità dello studio delle materie classiche, soprattutto del greco e del latino. Le materie umanistiche sono state ridotte e sminuite nei provvedimenti che i governi di vari colori hanno messo in atto negli ultimi decenni. Il risultato è che le materie classiche, precedentemente insegnate dal servizio scolastico pubblico, tendono a diventare un lusso extrascolastico per chi se lo può permettere.


Il saggio-pamphlet della Borgna è anche piacevole da leggere perché scritto con un tono ironico che cerca di sdrammatizzare questioni assolutamente serie. L’autrice, tuttavia, evidenzia una certa simpatia per le istanze liberal e, verso la fine del libro, non si trattiene dall’intonare una patetica geremiade su una presunta condizione svantaggiata delle donne in ambito accademico.


3) UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO

Commentando l’attuale clima iconoclasta dal punto di vista della controcultura, si possono facilmente rilevare le contraddizioni del sistema. Innanzi tutto la questione della rappresentanza etnica appare risibile: negli Stati Uniti gli Ebrei, che rappresentano circa il 2% della popolazione, sono rappresentati con sostanziose percentuali a due cifre nella classe dirigente e nei posti di potere. Di questa evidente ingiustizia sembrano non essersi accorti né gli attivisti del movimento Black Lives Matter, né certi “conservatori” bianchi che ciarlano di radici giudaico-cristiane dell’Occidente…

Anche da questo si intuisce il carattere artefatto e strumentale della “questione razziale”!

La presenza ebraica nelle università americane ha avuto un’influenza decisiva soprattutto dalla metà del ‘900, periodo in cui i pensatori circoncisi della Scuola di Francoforte pontificavano proprio dagli atenei americani, lasciando un’impronta inconfondibile sui successivi orientamenti culturali che hanno determinato il declino del mondo occidentale.


Insomma i sostenitori della correttezza politica hanno il coltello dalla parte del manico da quasi un secolo ma, com’è nel loro stile, fanno la parte della vittima:


«L’aggressore urla che lo stanno sgozzando», per citare Céline…


Le prassi operative dei progressisti sono quelle della rivoluzione culturale cinese: intimidazioni in stile mafioso organizzate dall’alto contro oppositori pressoché inesistenti; il tutto con un livello di fanatismo ideologico impressionante che, come accadde ai tempi di Mao, verosimilmente sfocerà in un bagno di sangue… non metaforico!


Nella polemica sulla cultura classica è fin troppo facile individuare l’assalto finale dell’offensiva neoliberista che vuole ridurre a merce tutto e tutti recidendo le radici culturali di qualsiasi tipo per ottenere un tipo umano omogeneizzato e quindi incapace di opporre resistenza. Il liberismo economico si muove in stretto accordo con l’ideologia marxista dell’antirazzismo, come del resto aveva già fatto nella seconda guerra mondiale.


Si tenga presente che il costo che uno studente deve sostenere per studiare nei prestigiosi campus americani è di oltre 70.000 dollari all’anno! Spendendo cifre di questo genere i laureati statunitensi acquisiscono la preparazione per lottare contro le ingiustizie...


Per quanto riguarda la situazione italiana, nulla lascia pensare che le cose possano migliorare. Il modello di istruzione al ribasso è studiato per impedire che nella scuola pubblica si formi una classe dirigente. I rampolli delle classi sociali privilegiate, invece, studiano in costose università private nelle quali vengono addestrati all’uso delle tecniche di manipolazione di massa. In questo modo le élite si sono garantite una duratura egemonia per il tempo a venire: il marxismo culturale è saldamente padrone del campo!

Inoltre i veri protagonisti della questione, ovvero i giovani che studiano in facoltà umanistiche, sembrano generalmente lontani dal percepire l’importanza della posta in gioco. Non è un mistero per nessuno che la maggior parte dei giovani universitari, e soprattutto gli “umanisti” abbiano un debole per le ideologie progressiste. I cattivi maestri che hanno progettato l’attuale sistema educativo hanno avvelenato le nuove generazioni con una miscela tossica di multiculturalismo, femminismo, genderismo e ambientalismo da strapazzo. Molti giovani studenti non riescono nemmeno a capire che le ideologie di sinistra vogliono il suicidio assistito della cultura classica! Quando questi giovani usciranno dall’università saranno condannati a una vita di sfruttamento e di precariato alla quale loro stessi hanno fornito un consenso... non si sa quanto informato...


4) CONCLUSIONI

Le prospettive non sono certo confortanti: il sistema appare potentissimo perché riesce a far leva sui bassi istinti delle masse che non hanno la minima idea del valore della conoscenza e che rispondono solo agli stimoli di pulsioni primordiali prontamente sollecitate dal sistema orgiastico-mercantile. Tuttavia i canoni antropologici della società del “benessere” sono talmente forzati e fuori dalla realtà che c’è da chiedersi se sia possibile proseguire su questa strada…


L’alternativa può essere costruita dagli stessi laureati in Lettere che in gran parte diventeranno insegnanti e che, pur essendo considerati dei derelitti come figure professionali, hanno tuttavia un grande potere nelle loro mani: saranno loro a gestire l’istruzione di massa e, se vogliono, possono dare alle nuove generazioni gli strumenti culturali per decostruire la narrazione dominante!


La possibilità di decolonizzare l’immaginario dalla concezione puramente mercantile della vita è demandata alla buona volontà e all’iniziativa individuale dei singoli: anche se il terreno è arido si deve almeno tentare di gettare il seme della rinascita.


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Alice Borgna, Tutte storie di maschi bianchi morti…, Laterza 2022, p.168




giovedì 1 dicembre 2022

L'ospite inattesa

 


Nel febbraio 2022 si è affacciata sulla scena pubblica un’ospite decisamente inattesa: la guerra in Europa!


Gli Americani e i loro scagnozzi dopo il 1945 hanno fatto il tiro al bersaglio in diverse parti del mondo, ma avevano tenuto fuori dalle azioni belliche il Vecchio Continente, e questo è sempre stato il segreto del consenso di cui hanno goduto le evanescenti classi politiche delle democrazie europee.


Le motivazioni della guerra fra Russia e Ucraina sono estremamente complesse, ma vengono coperte da entrambi i contendenti con strategie mediatiche grossolane e piuttosto improbabili per chi abbia un minimo di senso critico. Putin afferma che l’Ucraina è uno stato nazista, mentre l’Occidente paragona il presidente russo a Hitler: evidentemente agitare lo spauracchio del fascismo è una versione dei fatti collaudata che ha ancora grande effetto sulle masse inebetite dell’una e dell’altra parte...


Guardando la questione da un altro punto di vista se ne desume che si tratta di una lite in famiglia tra antifascisti...


Lo scontro ideologico fra Oriente e Occidente richiama anche l’epoca della rivalità fra USA e Unione Sovietica, ma oggi il contrasto non è più così definito come poteva essere al tempo della guerra fredda. Per certi aspetti le parti sono rovesciate: il collettivismo totalitario è ampiamente dominante in Occidente, sotto forma di egualitarismo coatto e di terrore antirazzista, mentre la Russia sembra avviata a un virtuoso percorso di emancipazione dal mondialismo e di recupero di una concezione organica della società. Indubbiamente la Russia al momento è imperniata su visioni antropologiche più accettabili in confronto ai canoni occidentali basati sulle allucinazioni delle teorie “gender” che hanno ipnotizzato le folle sulle due sponde dell’Atlantico. Inoltre la cultura russa è un riferimento molto più solido e fondante rispetto all’immondizia culturale che gli USA hanno scaricato sull’Europa. A prima vista il fronte dei ribelli che cerca di organizzare la Resistenza al mondialismo ha più di un motivo per guardare a Est.


Il mondo antagonista, interrogandosi sugli scenari che possono scaturire dalla crisi bellica, scopre tuttavia che le carte sono alquanto mescolate. Per esempio la Polonia si è schierata con fermezza e convinzione con la NATO. Eppure secondo il mainstream giornalistico il governo reazionario di Varsavia odia gli immigrati e gli omosessuali, e ha fatto il peggior sgarro che si possa fare alla mafia progressista: vietare l’aborto!


Come se non bastasse il ministro dell’Istruzione polacco ha istituito esercitazioni al poligono di tiro per gli studenti delle scuole…


La dura realtà della guerra ha già avuto effetti che smascherano le infantili narrazioni arcobaleno: in Ucraina allo scoppio del conflitto gli uomini sono andati al fronte, le donne hanno messo al sicuro i bambini e… quelli che all’ufficio di arruolamento si dichiaravano transessuali, sono stati prontamente rispediti al campo di battaglia!


Inoltre si aggiunge un elemento alquanto imbarazzante per gli occidentali: a combattere in prima linea contro i Russi non ci sono gli LGBT che ballano al gay pride, ma i volontari neonazisti del battaglione Azov!


Perfino sull’emittente televisiva La7, canale di granitica fede progressista, i combattenti dell’Azov sono stati paragonati ai 300 Spartani che resistevano alle Termopili: si tratta della prima volta, a memoria d’uomo, che la TV ha parlato bene dei neonazisti!


Ma chi sono davvero questi “nazisti” dell’Azov?


Un libro recentemente pubblicato ci aiuta a capire qualcosa di più preciso. Si tratta di Valhalla Express, un libro di memorie di un miliziano dell’Azov che ha firmato il documento con la sigla: Nome di battaglia “Woland”. Il volume è stato tradotto da Vincenzo Valentini e curato da Andrea Lombardi e Domenico Di Tullio.


Il racconto di Woland prende le mosse dagli anni dell’Università in cui il giovane protagonista studia in un contesto culturale russocentrico dove per giunta spadroneggiano studenti stranieri, soprattutto turchi. La scintilla che induce Woland a impegnarsi in gruppi identitari è lo stupro di una ragazza ucraina a opera dei danarosi studenti turchi. Una storia di ordinaria ingiustizia mondialista come ne conosciamo tante anche dalle nostre parti. Il racconto ripercorre le recenti vicende dell’Ucraina, i fatti di Euromaidan e la guerra del 2014 durante la quale si struttura ufficialmente il battaglione Azov, poi ingranditosi fino a diventare reggimento.


L’interesse del libro consiste soprattutto nella descrizione del profilo ideologico dei militanti ucraini, determinato dalle vicende storiche di quei territori, in cui le popolazioni martirizzate dal comunismo hanno una percezione dei fatti storici piuttosto diversa da quella occidentale. Del resto gli stessi militanti identitari ucraini non sono certo disposti ad assecondare incondizionatamente i “valori” europeisti e occidentali (droga, aborto, omosessualità). Woland racconta che i gruppi di estrema destra sono diventati molto popolari grazie alla loro efficace opera di contrasto alla delinquenza, allo spaccio di droga, alle bische clandestine, all’immigrazione illegale...


Le pagine del memoriale sono piuttosto semplici strutturalmente e per certi aspetti si basano su stereotipi prevedibili: i russi feroci e arroganti, i politici ucraini ambigui e corrotti e i cittadini ucraini vittime di entrambi; inoltre non mancano combattenti romantici di origine straniera che combattono a fianco degli Ucraini per amor di giustizia…

Sull’autenticità della testimonianza di Woland si possono anche avanzare dubbi ma il testo può comunque essere utile per farsi un’idea dello scenario politico ucraino. Il libro è corredato da illustrazioni a colori e da schede informative sulla storia dell’Ucraina e dei movimenti nazionalisti di quel paese.


Naturalmente nel valutare le informazioni sull’Azov bisogna tener conto che il nazionalsocialismo propriamente detto è un fenomeno storicamente determinato, mentre il “nazismo” come categoria mediatica viene utilizzato per le capziose narrazioni ufficiali volte a distorcere figure e avvenimenti in modo da offrire rassicuranti versioni di comodo all’intontito pubblico di massa.


Dal punto di vista elettorale l’estrema destra in Ucraina ha una rappresentanza insignificante al momento, ma la popolarità degli uomini dell’Azov è riuscita ad aprire le porte a un immaginario simbolico che ha avuto grande risonanza a Kiev e che può farsi strada anche in Occidente.


Insomma dal punto di vista dei movimenti identitari la scelta atlantista, seppur con i dovuti distinguo, può essere un tentativo di acquisire visibilità politica e spazio di manovra. È lo stesso ragionamento che fecero alcuni socialisti nella prima guerra mondiale: all’epoca i partiti socialisti erano tenuti fuori dalla stanza dei bottoni con le buone o con le cattive, e allo scoppio della Grande Guerra molti socialisti, contravvenendo ai loro principi pacifisti e internazionalisti, decisero di appoggiare lo sforzo bellico delle rispettive nazioni anche per guadagnarsi una credibilità politica.


Qualunque strada si scelga, una guerra ai confini dell’Unione Europea costituisce un tornante storico di notevole importanza che può segnare un cambio di passo significativo.


In Occidente nel linguaggio quotidiano sono velocemente tornate alla ribalta parole che fino al gennaio 2022 erano di fatto proibite dall’asfissiante tirannia del politicamente corretto: guerra, armi, patria, sovranità, indipendenza, legittima difesa…


Le conseguenze economiche della guerra hanno già avuto un impatto pesante sulle economie europee, e il prolungarsi delle ostilità potrebbe avere effetti devastanti; inoltre l’eventuale coinvolgimento della NATO nel conflitto non è da escludere in maniera assoluta.


Le parodistiche classi dirigenti occidentali che cosa racconteranno al loro gregge di pecorelle arrendevoli e impaurite?


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Nome di battaglia “Woland”, Valhalla Express La storia di un nazionalista, rivoluzionario e volontario ucraino del Battaglione “Azov”, Italia Storica 2022, p.234


La papessa

 


Michela Murgia ha dato alle stampe il trattatello teologico God Save the Queer. Catechismo femminista nel quale annuncia, con toni messianici, la Buona Novella: i generi sessuali possono essere più di due!


Se in passato i progressisti avevano definito Cristo come il primo socialista della storia, dopo il tramonto del socialismo reale sono riusciti a inventare Cristo come primo soggetto queer della storia. Anzi la predicazione evangelica soltanto oggi assume il suo pieno significato, liberando l’umanità dalle catene del “binarismo di genere” (per un Messia che ci liberi dalle catene della speculazione finanziaria, a quanto pare, dobbiamo attendere ancora…).


Il libro della Murgia non ha nulla di originale e ricalca i collaudati schemi retorici della correttezza politica: è un lungo susseguirsi di lamentazioni, pianti, latrati e guaiti sulla sottomissione delle donne e sull’emarginazione degli omosessuali… della serie:

“Dacci oggi la nostra frigna quotidiana!”


A supporto delle sue tesi l’illuminata intellettuale liberal porta anche una sua personale interpretazione della Trinità di Andrej Rublëv, affascinante icona ortodossa del XV secolo. La Murgia afferma di aver provato un rapimento mistico davanti a quell’immagine: a mandare in visibilio la propagandista del gender è l’aspetto androgino delle figure rappresentate (peraltro una modalità espressiva non infrequente nell’arte sacra). Quell’effigie sarebbe quindi la rappresentazione di relazioni che si aprono alla “diversità”. Ecco che l’insondabile mistero del Dio Uno e Trino è stato finalmente svelato!


Al di là della cialtroneria bambinesca con cui la Murgia si avventura nell’esegesi biblica, il suo libro è la scoperta dell’acqua calda poiché espone tesi già ampiamente diffuse nella cultura anglosassone e nel mondo protestante, tesi che oggi suonano come stranianti solo per gli anziani che in gioventù hanno conosciuto la liturgia preconciliare.

La scuola dell’odio e del risentimento che l’imperialismo americano ha instaurato in tutto l’Occidente ha trovato allievi di prim’ordine anche in Italia!


Ma in fin dei conti i germi del nichilismo sono potenzialmente già presenti nello stesso monoteismo. In un certo senso la Murgia ha ragione: il “catechismo femminista” non è una contraddizione, ma una logica conseguenza del messianismo biblico.

Del resto già gli intellettuali pagani che si erano confrontati col Cristianesimo nascente avevano intravisto nelle Sacre Scritture le fondamenta di quella grande narrazione vittimista che nel mondo contemporaneo ha dato origine alle ideologie di sinistra. Fin dalle origini del Cristianesimo è evidente il carattere femmineo e infantile della nuova religione, tanto che la stessa Murgia fa notare che anche nei secoli passati la Chiesa ha attirato soprattutto donne e bambini. Inoltre tutta la tradizione cristiana insiste particolarmente sul dualismo spirito-carne che tende a dissuadere dall’esperienza sessuale. Le raccomandazioni alla castità e alla verginità strutturano la morale sessuale cristiana e trovano il loro coerente sviluppo nella morale neopuritana del femminismo contemporaneo, il cui orrore per la carnalità e per la sessualità supera di gran lunga, per intensità, le ingiunzioni penitenziali che il clero predicava anticamente.


Una nota particolare deve essere segnalata sulle convenzioni grafiche utilizzate dall’autrice: il cosiddetto “schwa”, con un repertorio di lettere rovesciate e numeri 3 che i progressisti definiscono “linguaggio inclusivo” perché secondo loro sarebbe un linguaggio che rappresenta tutte le identità sessuali. In realtà si tratta di una lingua fortemente discriminatoria, che suona come un codice criptato con cui gli esponenti delle élite si riconoscono e comunicano fra di loro: una sorta di gergo che la nuova nobiltà ha elaborato per significare la distanza sociale ed esistenziale rispetto a una plebe che non può capire gli illuminati disegni delle classi dominanti.

Questa neolingua orwelliana sintetizza efficacemente il carattere cospirativo delle ideologie progressiste: è la lingua del potere mondialista che utilizza le persone come cavie per il più grande esperimento di mutazione antropologica che la storia abbia conosciuto. Dopo la delusione del comunismo i liberal vogliono provare l’ebbrezza del transumanesimo, di cui il gender è la prima conquista strategica!


La Murgia, icona mediatica estremamente popolare, può contare su un grande numero di lettori indottrinati che cercano rassicurazione e conforto alla loro fede allucinata e che probabilmente sognano di vedere la loro beniamina seduta sul soglio pontificio con la sua poderosa stazza…


Sarebbe la seconda papessa dopo la papessa Giovanna, ma questa volta potrebbe essere ufficialmente riconosciuta: sicuramente in Vaticano può contare su numerosi e appassionati sostenitori!


Come sempre, quando si valutano le tesi “genderiste” resta sullo sfondo la contraddizione insolubile che sbugiarda l’improbabile impianto concettuale della “teoria di genere”: i sostenitori del gender affermano che i sessi sono indistinguibili e intercambiabili, eppure sono i primi fautori delle politiche per le donne, dimostrando così di essere perfettamente in grado di distinguere il maschio dalla femmina… quando è in gioco il loro tornaconto...


La lettura di questo testo suscita anche considerazioni sul ruolo del Cristianesimo nella mentalità contemporanea: una religione ormai ridotta a scatola vuota che ciascuno può riempire con quello che più gli fa comodo.

Sostanzialmente siamo di fronte all’esito conclusivo della mentalità protestante, basata sull’interpretazione individuale delle Sacre Scritture. La riflessione sull’attuale stato del Cristianesimo richiama le profetiche osservazioni di René Guénon sui residui psichici della Tradizione che la contro-tradizione avrebbe utilizzato per i suoi scopi demoniaci...


La buona notizia è che il diavolo non può mai impedirsi d’essere ridicolo, sotto qualche aspetto…

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Michela Murgia, God Save the Queer. Catechismo femminista, Einaudi 2022, p.146


venerdì 18 novembre 2022

Castes and Races

 

The ideology of anti-racism is the veritable opium of the people: this powerful drug is cunningly used by the 'democratic' ruling class to distract public opinion from the most pressing problems and to make civil society swallow the new world order that takes the form of a surreal 'multiracial' society that in fact inevitably takes on the characteristics of a multi-criminal society. 'Fighting discrimination' is an expression that has a lysergic effect on the weak, fragmented and easily impressed personality of contemporary man, who has regressed to the infantile stage and is willing to believe the most far-fetched fairy tales.

In contrast, the world of Tradition was founded on a strong feeling for the identities of race, caste and religion. Frithjof Schuon's book Castes and Races, which the author published in French in 1957, is very useful for understanding these aspects of the history of mentality. Schuon was one of the most qualified scholars of the history of religions, which he interpreted in the light of the philosophia perennis, highlighting the similarities between cultures distant in time and space. Castes and Races is a highly topical text that anticipated by decades the differentialist conceptions prevalent in the cultural debate today.

Schuon's treatment opens with a definition of the caste institution, which finds its justification in the differentiation of human types with the consequent diversity of attitudes and qualifications. In Hinduism, the caste system had its strictest application based on the principle of caste inheritance, while in Judaism and Islam castes are absent, since in these cultures the egalitarian consideration prevailed according to which all men were created in the image and likeness of God. Between these two conceptions is medieval Christian Europe in which society was divided into castes, but in a fairly flexible manner: the priestly caste was vocational and the warrior caste could take in elements of the workers' castes through ennobling processes, and in this way the eventuality of a peasant becoming pope and consecrating emperor could occur. But the members of the castes, even the humblest, each had their own dignity and specific qualities that determined their social function. Ancient hierarchical societies also created spaces for individuals with no particular aptitudes, with a chaotic and ill-defined psychology, and therefore prone to transgression: to protect the social order from the contamination of these elements, the groups of the 'outcastes' and 'untouchables' were formed in the Hindu world, or the Jews and Gypsies in the Western world. The modern mentality, founded on egalitarian conceptions derived from crude and improbable materialist ideologies, and particularly averse to the principle of heredity, considers it unacceptable to divide humanity into castes. But ancient castes, as we have seen, had a social function that balanced human aptitudes, whereas modern materialism has turned mediocre elements into a ruling class and has in fact overturned the meaning of castes, assigning completely unjustified prerogatives and privileges to the incapable and parasitic, and leading to the social dysfunctions that characterise the contemporary world. In antiquity and the Middle Ages, men had a clear awareness of the sense of limitation and were aware of the risks that humanity ran if it gave way to demonic forces outside the horizon of the sacred. In the modern world, however, the mechanisation and technologisation of the economy have created the mass of the 'proletariat', which does not correspond to a natural caste but to a quantitative collectivity.

To account for the absurdities it is responsible for, modern culture has even managed to give a pseudo-religious superstructure to its 'humanitarian' conceptions. Humanitarianism, in fact, holds that the totality of human beings is the personal God: a conception that degrades the divine to the human level, whereas in the traditional conception it is the human that strives to rise to the divine. From this idea of the sacred derives an equivocal charity that saves bodies but kills souls; people's faults are attributed to unfavourable material conditions, so consciences are derelict, as deviant and criminal behaviour is accepted and encouraged on the basis of the 'sociological' explanations that are so successful in contemporary culture. Third-worldism, then, has managed to elaborate concepts that are, to say the least, misleading about the idea of 'welfare'. The notion of an 'underdeveloped country', in its candid perfidy, is inspired by a crudely materialist conception of life: for progressives, happiness consists in a technological development destined to destroy many elements of beauty, and therefore of well-being, while they forget that atrocities exist on the spiritual plane, and with these atrocities the humanitarian culture of moderns is saturated. In the name of humanitarianism, vocations are trampled upon and people of genius are humiliated in a school system whose purpose is no longer to select the best, but to homogenise intelligences in the prevailing mediocrity.

Schuon points out that modern democratic levelling is at the antipodes of religious egalitarianism: the equality of monotheistic religions, in fact, is based on the theomorphism of man, whereas democratic equality takes animality as its model. In the religious conception of life, men are expected to see in their neighbour the image of God and to treat each other as 'virtual' saints: in this sense, even the humblest assume an aristocratic demeanour. Modernity, on the other hand, by elevating progress to an ideology, has taken wealth as the yardstick by which all things are judged, viewing poverty as a kind of curse and creating odious forms of social exclusion far more rigid than those enacted by the caste system. Similarly, modern ideologies have claimed to annul the differences between men and women, destroying the natural family and creating the scenario of social disintegration that modernity has placed before our eyes.

Turning to the subject of race, Schuon immediately makes it clear that caste prevails over race, since race is a form, while caste is a spirit, and spirit prevails over form. It would be absurd, however, to think that racial differences do not imply differences in attitudes and attitudes: if it is right to reject racially inspired feelings of hatred, it is equally right to reject a prejudicial anti-racism that claims to standardise all diversities, with the obvious aim of providing the power of globalist technocrats with a mass of citizen-slaves incapable of critical thought.

Schuon analyses the three main racial groups into which humanity is divided, Whites, Blacks, Yellows, which he likens to the natural elements: White to the sky, Black to the earth, Yellow to water. Each of these races has given rise to social organisations inspired by their respective characteristics, and within these large groups there are further differentiations, due to cultural and historical factors that have marked the various civilisations. In particular, within white culture there have always been moments of confrontation, and sometimes conflict, between Nordic cultures and Mediterranean cultures, as well as between pagan mentality and Christian mentality, between monotheistic messianism and Aryan avatarism.

Schuon also emphasises the important distinction between peoples and states: in fact, the people does not always coincide with the state, indeed in the modern world more and more often different peoples live within the same territory, which is precisely why today it is all the more important for ethnic groups to acquire a clear awareness of their identity. Indeed, while racial mixing can ventilate an overly closed environment, it also risks the disappearance of human groups with precious qualities: the model of the multiracial society, besides being a blatant failure in terms of social cohesion, represents an impoverishment of human cultures, which should be enriched in the confrontation of differences, rather than mutually annihilating each other in global homologation. Schuon concludes the book with a consideration that effectively sums up the meaning of the racial question beyond any ideological forcing: “the qualities that make a certain human being lovable, make the genius of his race lovable at the same time...the man of another race is like a forgotten aspect of ourselves, and therefore a found mirror of God”.


Frithjof Schuon,
Castes and Races, Sophia Perennis, 1982

CASTES AND RACES



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