giovedì 1 dicembre 2022

La papessa

 


Michela Murgia ha dato alle stampe il trattatello teologico God Save the Queer. Catechismo femminista nel quale annuncia, con toni messianici, la Buona Novella: i generi sessuali possono essere più di due!


Se in passato i progressisti avevano definito Cristo come il primo socialista della storia, dopo il tramonto del socialismo reale sono riusciti a inventare Cristo come primo soggetto queer della storia. Anzi la predicazione evangelica soltanto oggi assume il suo pieno significato, liberando l’umanità dalle catene del “binarismo di genere” (per un Messia che ci liberi dalle catene della speculazione finanziaria, a quanto pare, dobbiamo attendere ancora…).


Il libro della Murgia non ha nulla di originale e ricalca i collaudati schemi retorici della correttezza politica: è un lungo susseguirsi di lamentazioni, pianti, latrati e guaiti sulla sottomissione delle donne e sull’emarginazione degli omosessuali… della serie:

“Dacci oggi la nostra frigna quotidiana!”


A supporto delle sue tesi l’illuminata intellettuale liberal porta anche una sua personale interpretazione della Trinità di Andrej Rublëv, affascinante icona ortodossa del XV secolo. La Murgia afferma di aver provato un rapimento mistico davanti a quell’immagine: a mandare in visibilio la propagandista del gender è l’aspetto androgino delle figure rappresentate (peraltro una modalità espressiva non infrequente nell’arte sacra). Quell’effigie sarebbe quindi la rappresentazione di relazioni che si aprono alla “diversità”. Ecco che l’insondabile mistero del Dio Uno e Trino è stato finalmente svelato!


Al di là della cialtroneria bambinesca con cui la Murgia si avventura nell’esegesi biblica, il suo libro è la scoperta dell’acqua calda poiché espone tesi già ampiamente diffuse nella cultura anglosassone e nel mondo protestante, tesi che oggi suonano come stranianti solo per gli anziani che in gioventù hanno conosciuto la liturgia preconciliare.

La scuola dell’odio e del risentimento che l’imperialismo americano ha instaurato in tutto l’Occidente ha trovato allievi di prim’ordine anche in Italia!


Ma in fin dei conti i germi del nichilismo sono potenzialmente già presenti nello stesso monoteismo. In un certo senso la Murgia ha ragione: il “catechismo femminista” non è una contraddizione, ma una logica conseguenza del messianismo biblico.

Del resto già gli intellettuali pagani che si erano confrontati col Cristianesimo nascente avevano intravisto nelle Sacre Scritture le fondamenta di quella grande narrazione vittimista che nel mondo contemporaneo ha dato origine alle ideologie di sinistra. Fin dalle origini del Cristianesimo è evidente il carattere femmineo e infantile della nuova religione, tanto che la stessa Murgia fa notare che anche nei secoli passati la Chiesa ha attirato soprattutto donne e bambini. Inoltre tutta la tradizione cristiana insiste particolarmente sul dualismo spirito-carne che tende a dissuadere dall’esperienza sessuale. Le raccomandazioni alla castità e alla verginità strutturano la morale sessuale cristiana e trovano il loro coerente sviluppo nella morale neopuritana del femminismo contemporaneo, il cui orrore per la carnalità e per la sessualità supera di gran lunga, per intensità, le ingiunzioni penitenziali che il clero predicava anticamente.


Una nota particolare deve essere segnalata sulle convenzioni grafiche utilizzate dall’autrice: il cosiddetto “schwa”, con un repertorio di lettere rovesciate e numeri 3 che i progressisti definiscono “linguaggio inclusivo” perché secondo loro sarebbe un linguaggio che rappresenta tutte le identità sessuali. In realtà si tratta di una lingua fortemente discriminatoria, che suona come un codice criptato con cui gli esponenti delle élite si riconoscono e comunicano fra di loro: una sorta di gergo che la nuova nobiltà ha elaborato per significare la distanza sociale ed esistenziale rispetto a una plebe che non può capire gli illuminati disegni delle classi dominanti.

Questa neolingua orwelliana sintetizza efficacemente il carattere cospirativo delle ideologie progressiste: è la lingua del potere mondialista che utilizza le persone come cavie per il più grande esperimento di mutazione antropologica che la storia abbia conosciuto. Dopo la delusione del comunismo i liberal vogliono provare l’ebbrezza del transumanesimo, di cui il gender è la prima conquista strategica!


La Murgia, icona mediatica estremamente popolare, può contare su un grande numero di lettori indottrinati che cercano rassicurazione e conforto alla loro fede allucinata e che probabilmente sognano di vedere la loro beniamina seduta sul soglio pontificio con la sua poderosa stazza…


Sarebbe la seconda papessa dopo la papessa Giovanna, ma questa volta potrebbe essere ufficialmente riconosciuta: sicuramente in Vaticano può contare su numerosi e appassionati sostenitori!


Come sempre, quando si valutano le tesi “genderiste” resta sullo sfondo la contraddizione insolubile che sbugiarda l’improbabile impianto concettuale della “teoria di genere”: i sostenitori del gender affermano che i sessi sono indistinguibili e intercambiabili, eppure sono i primi fautori delle politiche per le donne, dimostrando così di essere perfettamente in grado di distinguere il maschio dalla femmina… quando è in gioco il loro tornaconto...


La lettura di questo testo suscita anche considerazioni sul ruolo del Cristianesimo nella mentalità contemporanea: una religione ormai ridotta a scatola vuota che ciascuno può riempire con quello che più gli fa comodo.

Sostanzialmente siamo di fronte all’esito conclusivo della mentalità protestante, basata sull’interpretazione individuale delle Sacre Scritture. La riflessione sull’attuale stato del Cristianesimo richiama le profetiche osservazioni di René Guénon sui residui psichici della Tradizione che la contro-tradizione avrebbe utilizzato per i suoi scopi demoniaci...


La buona notizia è che il diavolo non può mai impedirsi d’essere ridicolo, sotto qualche aspetto…

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Michela Murgia, God Save the Queer. Catechismo femminista, Einaudi 2022, p.146


venerdì 18 novembre 2022

Castes and Races

 

The ideology of anti-racism is the veritable opium of the people: this powerful drug is cunningly used by the 'democratic' ruling class to distract public opinion from the most pressing problems and to make civil society swallow the new world order that takes the form of a surreal 'multiracial' society that in fact inevitably takes on the characteristics of a multi-criminal society. 'Fighting discrimination' is an expression that has a lysergic effect on the weak, fragmented and easily impressed personality of contemporary man, who has regressed to the infantile stage and is willing to believe the most far-fetched fairy tales.

In contrast, the world of Tradition was founded on a strong feeling for the identities of race, caste and religion. Frithjof Schuon's book Castes and Races, which the author published in French in 1957, is very useful for understanding these aspects of the history of mentality. Schuon was one of the most qualified scholars of the history of religions, which he interpreted in the light of the philosophia perennis, highlighting the similarities between cultures distant in time and space. Castes and Races is a highly topical text that anticipated by decades the differentialist conceptions prevalent in the cultural debate today.

Schuon's treatment opens with a definition of the caste institution, which finds its justification in the differentiation of human types with the consequent diversity of attitudes and qualifications. In Hinduism, the caste system had its strictest application based on the principle of caste inheritance, while in Judaism and Islam castes are absent, since in these cultures the egalitarian consideration prevailed according to which all men were created in the image and likeness of God. Between these two conceptions is medieval Christian Europe in which society was divided into castes, but in a fairly flexible manner: the priestly caste was vocational and the warrior caste could take in elements of the workers' castes through ennobling processes, and in this way the eventuality of a peasant becoming pope and consecrating emperor could occur. But the members of the castes, even the humblest, each had their own dignity and specific qualities that determined their social function. Ancient hierarchical societies also created spaces for individuals with no particular aptitudes, with a chaotic and ill-defined psychology, and therefore prone to transgression: to protect the social order from the contamination of these elements, the groups of the 'outcastes' and 'untouchables' were formed in the Hindu world, or the Jews and Gypsies in the Western world. The modern mentality, founded on egalitarian conceptions derived from crude and improbable materialist ideologies, and particularly averse to the principle of heredity, considers it unacceptable to divide humanity into castes. But ancient castes, as we have seen, had a social function that balanced human aptitudes, whereas modern materialism has turned mediocre elements into a ruling class and has in fact overturned the meaning of castes, assigning completely unjustified prerogatives and privileges to the incapable and parasitic, and leading to the social dysfunctions that characterise the contemporary world. In antiquity and the Middle Ages, men had a clear awareness of the sense of limitation and were aware of the risks that humanity ran if it gave way to demonic forces outside the horizon of the sacred. In the modern world, however, the mechanisation and technologisation of the economy have created the mass of the 'proletariat', which does not correspond to a natural caste but to a quantitative collectivity.

To account for the absurdities it is responsible for, modern culture has even managed to give a pseudo-religious superstructure to its 'humanitarian' conceptions. Humanitarianism, in fact, holds that the totality of human beings is the personal God: a conception that degrades the divine to the human level, whereas in the traditional conception it is the human that strives to rise to the divine. From this idea of the sacred derives an equivocal charity that saves bodies but kills souls; people's faults are attributed to unfavourable material conditions, so consciences are derelict, as deviant and criminal behaviour is accepted and encouraged on the basis of the 'sociological' explanations that are so successful in contemporary culture. Third-worldism, then, has managed to elaborate concepts that are, to say the least, misleading about the idea of 'welfare'. The notion of an 'underdeveloped country', in its candid perfidy, is inspired by a crudely materialist conception of life: for progressives, happiness consists in a technological development destined to destroy many elements of beauty, and therefore of well-being, while they forget that atrocities exist on the spiritual plane, and with these atrocities the humanitarian culture of moderns is saturated. In the name of humanitarianism, vocations are trampled upon and people of genius are humiliated in a school system whose purpose is no longer to select the best, but to homogenise intelligences in the prevailing mediocrity.

Schuon points out that modern democratic levelling is at the antipodes of religious egalitarianism: the equality of monotheistic religions, in fact, is based on the theomorphism of man, whereas democratic equality takes animality as its model. In the religious conception of life, men are expected to see in their neighbour the image of God and to treat each other as 'virtual' saints: in this sense, even the humblest assume an aristocratic demeanour. Modernity, on the other hand, by elevating progress to an ideology, has taken wealth as the yardstick by which all things are judged, viewing poverty as a kind of curse and creating odious forms of social exclusion far more rigid than those enacted by the caste system. Similarly, modern ideologies have claimed to annul the differences between men and women, destroying the natural family and creating the scenario of social disintegration that modernity has placed before our eyes.

Turning to the subject of race, Schuon immediately makes it clear that caste prevails over race, since race is a form, while caste is a spirit, and spirit prevails over form. It would be absurd, however, to think that racial differences do not imply differences in attitudes and attitudes: if it is right to reject racially inspired feelings of hatred, it is equally right to reject a prejudicial anti-racism that claims to standardise all diversities, with the obvious aim of providing the power of globalist technocrats with a mass of citizen-slaves incapable of critical thought.

Schuon analyses the three main racial groups into which humanity is divided, Whites, Blacks, Yellows, which he likens to the natural elements: White to the sky, Black to the earth, Yellow to water. Each of these races has given rise to social organisations inspired by their respective characteristics, and within these large groups there are further differentiations, due to cultural and historical factors that have marked the various civilisations. In particular, within white culture there have always been moments of confrontation, and sometimes conflict, between Nordic cultures and Mediterranean cultures, as well as between pagan mentality and Christian mentality, between monotheistic messianism and Aryan avatarism.

Schuon also emphasises the important distinction between peoples and states: in fact, the people does not always coincide with the state, indeed in the modern world more and more often different peoples live within the same territory, which is precisely why today it is all the more important for ethnic groups to acquire a clear awareness of their identity. Indeed, while racial mixing can ventilate an overly closed environment, it also risks the disappearance of human groups with precious qualities: the model of the multiracial society, besides being a blatant failure in terms of social cohesion, represents an impoverishment of human cultures, which should be enriched in the confrontation of differences, rather than mutually annihilating each other in global homologation. Schuon concludes the book with a consideration that effectively sums up the meaning of the racial question beyond any ideological forcing: “the qualities that make a certain human being lovable, make the genius of his race lovable at the same time...the man of another race is like a forgotten aspect of ourselves, and therefore a found mirror of God”.


Frithjof Schuon,
Castes and Races, Sophia Perennis, 1982

CASTES AND RACES



sabato 12 novembre 2022

Against Guénon ?

 René Guénon is an undisputed authority on the traditional approach to historical and philosophical studies, and his writings are becoming increasingly popular and gaining ever more passionate readers.

However, there is no shortage of critics and detractors of the great French intellectual: a recent essay in this vein is Contre Guénon by Belgian writer Jean van Win. The author is an avowed supporter of 'democratic values' (drugs? abortion? mafia? corruption?). For van Win, democracy, equality, women's emancipation, are principles worth living for and, if necessary, dying for: at the apex of these enlightened values, van Win places the 'duty of interference' (let's try to imagine the Belgian scribbler with helmet and bulletproof vest fighting in 'humanitarian' wars...).

To make the author's positions clearer, the volume's introduction states that he wishes to emphasise the extraneousness of Guénon's thought to Masonic humanitarianism, but we have no doubts anout this!

Therefore, the objections that Van Win raises against Guénon are those usually used by the progressive nonsense that we hear every day in the mass media. Guénonian thought is likened to fascism to nazism, to racism, to anti-semitism: all these arguments have a great effect on the larval psychology of the democratic flock...

For our enlightened essayist, René Guénon's cordial intellectual friendship with Julius Evola is a scandalous fact, even though in reality the two authors, although starting from a common critique of modernity, developed rather different strands of thought.

The author then mocks the world conspiracy theory of which Guénon was a careful scholar. Now that globalism is openly manifested with so much institutional recognition, the denialist thesis of regime propaganda debunks itself.

Where van Win's essay reaches tragicomic results is when the author attacks the fideistic attitude of traditionalist culture: if readers apply this critique to the egalitarian dogmas of contemporary culture, they will have a good laugh...

Beyond the cultural positions of the author of Contre Guénon, in the essay one can find reasons of interest on some points concerning Guénon's formation, his sources, his eclectic cultural frequentations. First of all, the fascination for the East seems due to a cultural fashion that has very ancient roots in Europe and, in particular, in France: the idea of the East as a place of origin, as an exotic horizon bearer of who knows what mysteries has always been a widespread commonplace. Guénon was particularly fascinated by India, which, however, he never had the opportunity to visit and, according to van Win, Guénon did not know Sanskrit and read Hindu texts only in translation. The French esotericist also frequented some Masonic lodges, but he was one of the most qualified contributors to the anti-Masonic press of the time! The conversion to Islam, then, contrasts with the passionate defence of the Catholic Church, of which Guénon was often a standard bearer in his writings. Finally, Guénon rarely cites the sources from which he drew inspiration.

Certainly, the life and work of Guénon can present ambiguous and contradictory aspects, but there is no doubt that the body of his writings describes with extraordinary precision the frightful metastasis of democratic degeneration. The denunciation of the pan-Satanism that infests the modern world has never been so convincing as in Guenon's lucid pages, which nevertheless never induce despair, but on the contrary encourage the reader, with an almost imperturbable language, to a firm stance and a virile assumption of responsibility.

Finally, it should be noted that van Win reproaches Guénon for the absence of references to Christian love. In reality, van Win himself, an author of clear Masonic sympathies, does not really express himself as an altar boy; and on the other hand it is universally known that egalitarian ideologies are by definition the factory of hatred!



Jean van Win,
Contre Guénon, Éditions de La Hutte, Bonneuil-en-Valois 2010, pp.278



venerdì 27 maggio 2022

La religione senza nome

La dissociazione della personalità è il fenomeno più caratterizzante del tempo in cui viviamo: tutti dicono di essere scettici e diffidenti sulla globalizzazione, sull’immigrazione, sulle istituzioni transnazionali, sull’ideologia gender, eppure tutti sostengono una classe politica votata al mondialismo, proprio come se l’opinione pubblica agisse indipendentemente dalla sua reale volontà, quasi fosse in stato di ipnosi…

Le dinamiche della personalità disgregata, incapace di assumere un’identità propria e quindi facilmente controllabile, sembrano ormai essere entrate nel vissuto quotidiano, generando un sistema di automatismo sociale che appare incontrastabile. Le tecniche per cloroformizzare l’opinione pubblica vanno dai metodi classici della propaganda e della pressione sociale a sistemi imposti con pretesti sanitari, come i vaccini. Ma i fenomeni di pedosatanismo che talvolta affiorano nelle cronache televisive, lasciano intuire metodi più mirati, e infinitamente più crudeli, per ottenere veri e propri schiavi mentali controllabili a piacimento da utilizzare per scopi specifici.

Alexandre Lebreton ha pubblicato un monumentale studio dedicato agli intrecci fra programmi di controllo mentale e abusi sessuali sui minori: MK Ultra. Abuso rituale e controllo mentale: strumenti di dominazione della religione senza nome. Si tratta di temi non del tutto nuovi, ma in questo testo per la prima volta si tenta di dare un quadro d’insieme di quel vasto piano mondialista che mira alla soppressione della stessa idea di autocoscienza.

Il programma MK Ultra, com’è noto, venne portato avanti negli Stati Uniti negli anni ‘50 e ‘60. Ufficialmente questi esperimenti sarebbero stati interrotti ma, come possiamo vedere, tutto lascia pensare che tali programmi siano ormai ampiamente utilizzati a livello di massa.

Le tecnologie di manipolazione mentale vengono studiate da Lebreton in riferimento agli sviluppi dei messaggi subliminali, delle armi psicotroniche, delle sperimentazioni all’Istituto Tavistock, nonché delle martellanti campagne propagandistiche dei mass media. Gran parte del libro è dedicata agli abusi sessuali sui bambini finalizzati alla frammentazione della personalità. Il celebre caso Dutroux, verificatosi in Belgio negli anni ‘90 è uno dei fatti maggiormente significativi in questo tipo di indagine, anche perché è accaduto proprio nei tempi e nei luoghi in cui le oligarchie occidentali stavano architettando l’Unione Europea…

Ma l’autore prende in considerazione anche casi storici documentati nel XIX secolo che possono essere ricondotti a tecniche di manipolazione mentale. La dissociazione della personalità si manifesta in seguito a fatti estremamente traumatici: l’autore ritiene che i bambini traumatizzati possano quindi essere utilizzati anche da adulti come automi eterodiretti, privi di volontà propria. Le personalità multiple all’interno dello stesso soggetto verrebbero attivate con tecniche d’ipnosi. Alcuni di questi schiavi mentali vengono utilizzati per operazioni di intelligence, ma per la maggior parte vengono indirizzati nel mondo dello spettacolo, in modo da diventare il modello di vita per le masse. Gli stili di vita propagandati dallo Star System, totalmente fuori dalla realtà, invitano le folle a comportamenti forzati e innaturali che servono a sostenere il modello economico fondato sui consumi voluttuari e sull’economia speculativa. Una parte del libro passa in rassegna le più importanti figure del mondo dello spettacolo, che spesso presentano sintomi conclamati di dissociazione della personalità. Fra i nomi più noti: Marilyn Monroe, James Dean, Peter Sellers, Robin Williams, Leonardo DiCaprio, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Britney Spears, Eminem, Lady Gaga…

Inoltre le violenze sui bambini, essendo reati particolarmente odiosi, si prestano in modo specifico alla prassi dei ricatti e dei “patti col diavolo” che vengono abitualmente praticati nelle segrete stanze del potere mondialista...

Lebreton ritiene che l’origine di queste pratiche di asservimento mentale sia da ricercare in quella che lui chiama la “religione senza nome”, ovvero un’antica religione misterica di origine babilonese che si sarebbe tramandata nei millenni attraverso lo gnosticismo e le società segrete per arrivare fino ai giorni nostri. L’autore mette in relazione queste tecniche di manipolazione mentale con antichi rituali sciamanici, inoltre rileva che la personalità dissociata è il fenomeno tipico della possessione diabolica. Le tecniche manipolative ovviamente sono più efficaci in tenera età, soprattutto entro i primi sei anni di vita, quando la personalità è estremamente malleabile. Le violenze e i traumi cui i bambini vengono sottoposti sono di varia natura: dalle percosse alle privazioni, dagli abusi sessuali alle crudeltà su animali domestici cui i bambini sono affezionati...

Particolarmente significativo è il caso di Kim Noble, pittrice inglese che realizza opere di pregio nelle quali si manifestano personalità multiple e che in certi casi testimoniano delle violenze e delle vessazioni subite. Le opere di Kim Noble sono un’importante testimonianza dalla quale si possono intuire le logiche pedocriminali delle élites mondialiste.

La personalità multipla è un tema presente e profondamente radicato nell’immaginario moderno, dal Dr Jekyll e Mr Hyde, fino al supereroe Hulk: il libro di Lebreton si sofferma anche su come la letteratura e il cinema hanno diffuso il tema presso il grande pubblico.

La consapevolezza è il primo passo per arrivare a un cambiamento, e le ricerche dello studioso francese sono una miniera di informazioni utili per sollevare il velo sui meccanismi occulti del potere. Il testo sulla “religione senza nome” sta suscitando grande interesse ed è disponibile in francese, in inglese, in tedesco, in spagnolo e in italiano.

Alexandre Lebreton (forse uno pseudonimo?) cura anche un blog dedicato a questi temi, e ha un canale youtube:


- MK-Polis (eklablog.com)

(1) Alexandre Lebreton – YouTube


Alexandre Lebreton, MK Ultra. Abuso rituale e controllo mentale: strumenti di dominazione della religione senza nome, Omnia Veritas 2022, p.688


MK Ultra – Abuso rituale e controllo mentale – Omnia Veritas (omnia-veritas.com)




martedì 10 maggio 2022

Nuovi cittadini, nuovi diritti

 

Nuovi cittadini, nuovi diritti

(diario dell’anno 2023)

BREVE RACCONTO FANTAPOLITICO

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6 gennaio

Finalmente è stata presa una decisione definitiva sul coronavirus: faremo il richiamo vaccinale ogni settimana e porteremo costantemente la maschera antigas: da domani comincia la nuova normalità. Nel frattempo il 2022 ha visto anche la guerra in Ucraina, che tuttavia è stata facilmente vinta dall’Occidente. Quando in TV sono comparsi filmati di omosessuali schiaffeggiati da soldati russi, c’è stata una mobilitazione di massa: milioni di giovani si sono precipitati agli uffici di arruolamento, poi è stata creata una divisione corazzata composta esclusivamente da soldati omosessuali, come il battaglione sacro tebano: quando i Russi hanno visto le bandiere arcobaleno sui blindati occidentali si sono arresi subito. Ora abbiamo finalmente un unico governo mondiale. Inoltre nel corso del 2022 è stato abolito l’automatismo del cognome paterno affibbiato ai neonati: un orribile residuo della cultura patriarcale e maschilista. Quindi, per completare l’opera, sono stati aboliti tutti i nomi e cognomi di persona. Ora finalmente abbiamo tutti un codice alfanumerico, non abbiamo più nome e cognome: ora siamo finalmente liberi! I TG hanno parlato soprattutto di queste nuove libertà che abbiamo conquistato, ma hanno anche riferito di un incidente avvenuto in Ucraina: nelle ultime fasi della guerra un carro armato della divisione omosessuale per sbaglio ha sparato un colpo sul reattore di una centrale nucleare. Pare che l’equipaggio gay all’interno del carro armato si sia abbandonato a effusioni amorose, azionando accidentalmente il grilletto del cannone. C’è stata una fuga di radiazioni, ma i vertici della NATO hanno assicurato che la situazione è sotto controllo.

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10 gennaio

Grande entusiasmo per l’inizio della nuova normalità: i TG sono monotematici su quest’argomento. Ora finalmente si potranno svolgere senza alcun impedimento le sfilate del gay pride: durante la pandemia i politici tremavano perché la gente, distratta dall’emergenza sanitaria, si stava disaffezionando all’ideologia LGBT. Ma ora, finalmente, il sesso eterosessuale è fuori legge: la norma è stata approvata all’unanimità! Inoltre oggi il governo ha cancellato l’ultima vergognosa eredità del fascismo che ancora sopravviveva in democrazia: l’anacronistico ente denominato INPS, fondato da Mussolini, è stato abolito. Finalmente ora non esiste più la pensione, lavoreremo finché morte non sopraggiunga: ora siamo pienamente democratici! Il governo, poi, ha anche chiuso internet: così abbiamo soltanto l’informazione dei TG, ufficiale e accreditata, senza tutte quelle menzogne che venivano diffuse da siti sovversivi e antidemocratici... adesso sì che il pluralismo dell’informazione è totalmente garantito! Mi ha turbato però una notizia riferita in coda al TG: in Ucraina pare che ci sia stata una rivolta ed è stato mobilitato l’esercito.

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15 gennaio

La storia della rivolta in Ucraina comincia a entrare fra i titoli di testa nei TG, ma non è chiaro come interpretare la notizia. Quali sarebbero le motivazioni dei rivoltosi? In Ucraina c’è il governo mondial-progressista, come dovunque, quindi è un paradiso in terra… che motivi ci dovrebbero essere per protestare? Magari è una bufala dei soliti complottisti che si permettono di contestare la versione ufficiale dei fatti. I complottisti: pazzi scatenati che diffondono pensieri non conformi e che attentano alla nostra libertà, al nostro benessere, valori così faticosamente conquistati grazie alla democrazia! E nel torbido del complottismo pescano gli estremisti, che vorrebbero toglierci questo nuovo Eden!

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20 gennaio

Ora i TG cominciano a essere più chiari: non sono rivoltosi ma persone colpite da una qualche malattia. A quanto pare si tratta di un morbo molto contagioso e non se ne sa ancora nulla di preciso. Alcuni pensano che il disturbo potrebbe essere causato dalle radiazioni che sono fuoriuscite dalla centrale ucraina. Insomma ci risiamo: ci saranno altre misure sanitarie… (che avessero ragione i complottisti?)

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27 gennaio

Adesso anche in Russia, in Turchia, in Romania, in Polonia, sono stati segnalati individui barcollanti che si aggirano senza meta apparente e che aggrediscono i passanti. Questa notizia ha assorbito quasi tutto lo spazio sui mass media: il 27 gennaio sarebbe la Giornata della Memoria, ma l’evento per la prima volta nella storia si è ridotto a un trafiletto finale sulla stampa…

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2 febbraio

Sembra incredibile: si tratta di zombi! Proprio come quelli che abbiamo visto nei film: morti viventi che vanno in giro a divorare i vivi. Coloro che vengono morsi nel giro di poche ore manifestano una febbre molto alta, poi il cuore smette di battere; per qualche minuto gli individui sono clinicamente morti, quindi si rialzano e vanno in giro alla ricerca di carne viva. Spesso le prime vittime sono proprio i parenti stretti che non si rassegnano e che cercano di abbracciare i loro cari trasformati in morti viventi.

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8 febbraio

Ormai i casi sono segnalati in tutti i continenti. Le autorità sanitarie sono costrette a decretare un altro lockdown, ancora più pesante di quello del covid. L’industria farmaceutica sta lavorando alacremente per produrre un vaccino contro il morso da zombi, ma questa volta la soluzione appare molto più difficile.

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15 febbraio

La situazione sta veramente degenerando. Eravamo abituati agli zombi che vengono uccisi con una pallottola alla testa, almeno così avevamo visto al cinema... In realtà per uccidere gli zombi bisogna bruciarli: ridurli in cenere! Insomma le uniche armi efficaci sono lanciafiamme e bottiglie molotov. Le autorità raccomandano di affidarsi agli interventi dell’esercito, ma l’esercito non arriva mai: non può riuscire a controllare tutte le situazioni di pericolo. Molta gente cerca di difendersi da sola, col risultato che gli incendi divampano dovunque. Ai problemi economici dovuti al lockdown si aggiungono le distruzioni delle case: i governi cercano di mettere una pezza con delle tendopoli dove, tuttavia, gli zombi irrompono con grande facilità.

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21 febbraio

Si stanno organizzando percorsi per i vivi per raggiungere i negozi di alimentari e i servizi essenziali. I percorsi sono delimitati da reti metalliche ai lati; è orribile vedere quei mostri che ti guardano, è straziante quando riconosci qualcuno che conoscevi da vivo. A me è capitato di vedere una mia zia, un vecchio compagno di scuola, il farmacista del quartiere…

A volte qualche ingenuo si getta verso la rete per salutare il caro estinto, ma viene inesorabilmente morso dal mostro con lo sguardo da squalo…

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28 febbraio

Ricomincia ad aprire anche qualche luogo di lavoro, ma è chiaro che a questo punto nulla potrà essere più come prima. È stato sospeso anche il campionato di calcio, le discoteche sono state chiuse e la rabbia popolare non ha mancato di manifestarsi. Gruppi di tifosi esagitati hanno attaccato sedi delle squadre e hanno massacrato i dirigenti. Moltitudini di giovani hanno dato l’assalto al parlamento per chiedere la riapertura delle discoteche. Alcuni parlamentari sono stati linciati, e alla fine i politici hanno ceduto e hanno concesso panem et circenses, ma il risultato è che gli zombi ora formicolano dovunque.

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1 marzo

Oggi in TV la papessa, Francesca I, ha dichiarato che le anime degli zombi sono già in Paradiso, e che se noi vivi vogliamo guadagnarci la vita eterna, dobbiamo accettare la convivenza coi morti viventi. Amen!

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2 marzo

Il costo per gestire l’emergenza zombi è sempre più pesante. Le tasse non fanno che aumentare, e c’è chi comincia a chiedersi se la convivenza con gli zombi sia davvero auspicabile…

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5 marzo

Nel TG odierno ha fatto capolino un nuovo movimento d’opinione chiamato “Morti e Vivi insieme”: dicono che l’approccio puramente difensivo è sbagliato, che dobbiamo conoscere più a fondo gli zombi, che in fondo loro prima di diventare zombi erano vivi come noi, e che noi un giorno saremo morti come loro, e che noi non possiamo pensare di vivere in un mondo fatto solo per i vivi. E poi smettiamola di chiamarli “mostri”: è un’espressione offensiva e discriminatoria!

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8 marzo

Oggi si è celebrata, come al solito in pompa magna, la Giornata della Donna, che ha preso in considerazione la condizione della donna-zombi. La ministra delle Pari Opportunità ha dichiarato che la donna-zombi vive in una inaccettabile condizione di subordinazione rispetto allo zombi-uomo. Secondo la ministra lo zombi uomo morde più forte della donna zombi. In realtà quando veniamo a contatto con quei maledetti mostri, maschi e femmine mordono tutti allo stesso modo!

Inoltre la ministra ha illustrato uno studio in base al quale si rileva che le donne vive vengono quotidianamente molestate dagli zombi maschi e ha dichiarato che gli zombi molestatori saranno puniti con pene draconiane.

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9 marzo

Il comitato “Morti e Vivi insieme” ha dimostrato, dati scientifici alla mano, che gli zombi non hanno alcun tipo di vita sessuale. Quindi la storia delle molestie alle donne vive è una bufala inventata dalla ministra delle Pari Opportunità per seminare odio contro gli zombi: è una bieca strategia mediatica architettata dai vivi per criminalizzare i morti viventi, come se il mondo fosse fatto solo per i vivi!

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10 marzo

La Ministra delle Pari Opportunità è stata uccisa in un attentato rivendicato dalle “Brigate morti-viventi-armati per un mondo cimiteriale”. Il volantino lasciato accanto al cadavere dice che mai più i vivi si dovranno permettere di diffamare e di insultare gli zombi.

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11 marzo

Il femminismo non interessa più a nessuno: il governo ne ha preso atto e il Ministero delle Pari Opportunità è stato soppresso ed è stato sostituito dal Ministero per l’Uguaglianza fra Vivi e Morti.

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12 marzo

Oggi in TV hanno comunicato che le associazioni LGBT sono state sciolte d’autorità: poiché gli zombi non hanno vita sessuale è assurdo che i vivi reclamino dei riconoscimenti giuridici basati sugli orientamenti sessuali. Molti vivi LGBT si sono volontariamente gettati tra le fauci degli zombi per dimostrare fedeltà al Partito Unico della Democrazia Universale, che governa tutto il mondo.

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16 marzo

Nelle scuole vengono attivati percorsi di educazione civica volti all’integrazione vivi-morti. I bambini delle elementari fanno concorsi di disegno in cui vengono raffigurati gli zombi che partecipano alla vita sociale dei vivi: zombi che fanno la spesa, zombi che vanno al cinema, zombi che guardano le partite di calcio, zombi che partono per le vacanze...

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20 marzo

I tempi sono ormai maturi per predisporre percorsi di inclusione sociale dedicati ai morti viventi. È iniziata la campagna di opinione “Abbraccia uno zombi”, alla quale hanno partecipato in massa folle di cittadini letteralmente ipnotizzate dagli slogan del partito unico.

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25 marzo

In alcune scuole ci sono classi sperimentali miste morti-vivi. La convivenza non è facile: il solo odore della carne putrefatta trasforma le aule in camere a gas! Gli alunni sono separati da una rete metallica e fanno l’intervallo in orari differenti. Durante l’intervallo per i morti viventi, gli insegnanti e i bidelli indossano speciali armature per non essere morsi. I dirigenti scolastici, inoltre, non utilizzano più il termine “zombi” nei documenti ufficiali, ma usano l’espressione “alunni diversamente vivi”.

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1 aprile

Sembra un pesce d’aprile, ma è una notizia vera: il parlamento ha approvato, all’unanimità, una legge contro la zombifobia. D’ora in poi sarà vietato criticare gli zombi o contestare le politiche predisposte a loro favore. Il solo riferirsi ai morti viventi col termine “mostri” sarà un reato punito con l’ergastolo! Inoltre saranno obbligatorie quote di rappresentanza per gli zombi nelle istituzioni politiche e nei posti di lavoro. Gli zombi avranno la precedenza nei mezzi pubblici e nelle prestazioni sanitarie. In ogni settore della vita sociale devono essere rimossi gli ostacoli che impediscono la piena integrazione degli zombi: non dovranno più esserci situazioni di svantaggio per i morti viventi. Gli zombi potranno anche adottare bambini: finalmente la famiglia zombi non è più tabù!

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5 aprile

L’immissione degli zombi nel mercato del lavoro ha determinato un grande incremento di mano d’opera disponibile, cosa che ha prodotto l’abbassamento degli stipendi e l’aumento della disoccupazione. Storicamente questi fenomeni erano già avvenuti con l’occupazione femminile e con la mano d’opera immigrata: ancora una volta il padronato è riuscito a fregare i lavoratori col pretesto dei diritti civili…

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10 aprile

Alcuni oppositori dell’integrazione degli zombi sono stati gettati in pasto ai morti viventi. Sembra incredibile che al giorno d’oggi ci sia ancora gente che non accetta la convivenza con gli zombi: ma quando vengono morsi dalle creature cambiano idea nel giro di poche ore...

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12 aprile

In fin dei conti gli zombi non sono certo una novità. In TV trasmettono continuamente documentari sugli zombi, che sono sempre esistiti, anche se una cultura da sempre fatta con gli occhi dei vivi, e per gli interessi dei vivi, ha negato questa evidente realtà. Eppure il poeta latino Lucano ci parla della maga Eritto che riporta in vita un cadavere, e Leopardi nelle Operette morali ci parla di morti mummificati che recitano una poesia…

I morti viventi sono sempre esistiti, ma i vivi non hanno voluto vederli: adesso è tutto chiaro!

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16 aprile

È ora di riscrivere la storia: il parlamento ha approvato, all’unanimità, una legge che impone di assegnare un ruolo centrale ai morti viventi nei libri di storia. Gli storici che non si adeguano saranno gettati in pasto agli zombi!

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20 aprile

L’imminente festa del 25 aprile è stata abolita e sostituita dalla Festa della Liberazione degli Zombi, per ricordare gli zombi che venivano bruciati dai vivi e per instaurare una pacifica convivenza fra morti e vivi.

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25 aprile

Festa della Liberazione degli Zombi: gli zombi, che si esprimono con fonemi indecifrabili, sono riusciti a mugugnare “Bella ciao”. Io sono rimasto l’ultimo vivo sulla faccia della terra, ma decido di scendere in strada per unirmi alla festa, e mi faccio mordere da quelle creature: non sono poi così orribili come li descrivevano gli zombofobi. Ora nel mondo ci sono solo morti viventi. Ora la democrazia ha veramente realizzato la piena inclusione sociale per tutt*!




domenica 6 febbraio 2022

Contronarrazioni di genere

Uno spettro si aggira in Occidente: lo spettro del disagio maschile!

Sul finire del XX secolo il femminismo ha rotto tutti gli argini egemonizzando il discorso pubblico e assumendo i tratti dell’ideologia di stato. Il disagio provato dall’altra metà del cielo, quella maschile, è escluso dai media mainstream che, per contro, inscenano una vera e propria campagna di UOMOFOBIA, ovvero una irrazionale e preconcetta avversione contro il maschio. Estrapolando dalla realtà i dati funzionali alla sua tesi il femminismo dipinge un’immagine stereotipata del maschio, visto come intrinsecamente violento e prevaricatore. Tutto questo mentre il declino demografico pende come una spada di Damocle sul futuro delle società occidentali...

Eppure non mancano gli elementi per smentire la versione ufficiale dei fatti e per decostruire il linguaggio vittimista con cui il suprematismo donnesco riesce ancora oggi ad ammaliare le masse. Da quando il piagnucolio femminista si è affacciato sulla scena della storia varie voci hanno offerto al pubblico delle contronarrazioni convincenti e niente affatto misogine o semplicemente reazionarie.

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Cominciamo citando Arthur Schopenhauer che ha affrontato il tema del rapporto fra i sessi ostentando una radicale estraneità alle incipienti rivendicazioni di emancipazione. Una raccolta dei suoi pensieri sul tema è pubblicata in italiano da Adelphi col titolo L’arte di trattare le donne. Questo singolare libretto offre una visione dei rapporti fra maschi e femmine assai lontana dalle sdolcinate visioni romantiche che andavano per la maggiore quando il filosofo tedesco era in attività. Lo sguardo disincantato di Schopenhauer è un valido antidoto alla rancida melassa della cultura dominante!

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Fra gli autori che per primi hanno previsto dove il femminismo ci avrebbe portati c’è Walter Besant (1836-1901), un prolifico scrittore di età vittoriana. Besant oggi è un autore quasi dimenticato, ma un suo profetico romanzo distopico si è imposto all’attenzione del pubblico contemporaneo. Si tratta di The Revolt of Man, un racconto fantapolitico che immagina un mondo governato dalle donne, in cui gli uomini vivono in uno stato di sottomissione e le donne hanno instaurato una teocrazia fondata sul culto di una divinità chiamata “Perfect Woman”. Ma il confronto con le testimonianze del passato induce gli uomini a pensare che un altro mondo è possibile e a tentare una rivolta per abbattere il potere costituito…

Il libro in versione pdf si può trovare al seguente link:

The revolt of man : Besant, Walter, 1836-1901 : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive

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Un altro autore con la vista lunga era Ernest Belfort Bax (1854-1926). Belfort Bax è una figura davvero singolare vista dalla prospettiva del XXI secolo: si tratta di uno storico e filosofo di formazione marxista, militante socialista, che tuttavia fu tra i primi pensatori a porsi il problema… della tutela legale dei maschi nei confronti delle pretese femministe!

Belfort Bax affrontò il tema con due importanti monografie che ci parlano con accenti di straordinaria attualità: The Legal Submission of Men, del 1908 e The Fraud of Feminism del 1913.

Lo studioso inglese già all’inizio del XX secolo osservava come il maschio fosse sottoposto a un trattamento giuridico peggiorativo rispetto a quello della donna. Belfort Bax rilevava anche l’affacciarsi della morale sessuale neopuritana del femminismo: un’immagine speculare dell’integralismo religioso che si manifesta oggi negli atteggiamenti apertamente sessuofobici delle campagne “antimolestie”, talmente aggressive da suscitare qualche perplessità anche tra il pubblico femminile...

D’altra parte la donna ha sempre costruito il suo potere sulla capacità di seduzione che ha nei confronti del maschio: forse a rimetterci maggiormente con questi nuovi modelli antropologici potrebbe essere proprio… il “gentil sesso”!

Inoltre il nostro autore faceva notare come l’ideologia femminista generasse una guerra tra uomini e donne che distoglieva energie e attenzioni dalla lotta contro le disuguaglianze di classe sociale e contro l’accumulazione della ricchezza in poche mani: questa strategia di distrazione di massa funziona a meraviglia anche in pieno XXI secolo!

Belfort Bax affermava che a fronte di differenze biologiche ineliminabili era assurdo applicare il concetto di lotta di classe al genere sessuale.

Belfort Bax già al suo tempo denunciava una incontenibile campagna di diffamazione a mezzo stampa contro gli uomini che lui definiva “crociata antimaschile” e che, allora come oggi, riusciva a ipnotizzare le folle...

I libri di Belfort Bax si possono trovare in formato pdf ai seguenti link:

The Legal Subjection of Men : Ernest Belfort Bax : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive

The fraud of feminism : Bax, Ernest Belfort, 1854-1926 : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive

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Preoccupazioni simili sulla conflittualità fra i sessi si possono trovare anche in un capitolo del capolavoro di Alfredo Oriani La rivolta ideale, del 1908.

Il brano in questione si può scaricare da questo link:

Emancipazione femminile ? – ebook gratuito – LITTERAE (travel.blog)

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Una menzione d’onore spetta a Esther Vilar: la più convincente narrazione antifemminista è stata portata avanti… da una donna!

Nata nel 1935, la Vilar scrive nel 1971 Der Dressierte Mann, tradotto in italiano come L’uomo ammaestrato. La tesi del libro è che le donne nella società industriale moderna possono vivere sfruttando il lavoro maschile e che in realtà il femminismo le ha portate a una condizione di vita più impegnativa e stressante di quella che potrebbero condurre se si limitassero a fare le madri di famiglia. Le pagine della Vilar si caratterizzano per una vena sarcastica molto stimolante: per questo il libro fu attaccato rabbiosamente dall’establishment, al punto che la stessa autrice ha subito atti di intimidazione. Tuttavia L’uomo ammaestrato ebbe un notevole successo e oggi sta andando incontro a un significativo revival.

La Vilar ha scritto varie opere di saggistica, narrativa e teatro, fra le quali una sul sesso poligamo che non manca anch’essa di suscitare vivaci polemiche.

La pagina inglese di wikipedia dedicata all’autrice offre il quadro d’insieme della sua produzione:

Esther Vilar - Wikipedia

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Un autore che ha rappresentato un importante punto di riferimento in tempi di femminilizzazione trionfante è Warren Farrell. La testimonianza di Farrell è tanto più preziosa perché si tratta del punto di vista di un “pentito” che negli anni ‘70 sostenne il femminismo partecipando alle attività della National Organization of Women. Farrell cambiò radicalmente posizione quando si accorse che il femminismo era diventato strumento di sopraffazione del genere maschile. Da allora Farrell ha pubblicato studi sulla fragilità del maschio nel nostro tempo: il suo titolo più importante è The Myth of Male Power del 1993 (tradotto in italiano come Il mito del potere maschile). Sebbene non recentissimo, il libro di Farrell è ancora estremamente utile e contiene tutti gli strumenti concettuali per smontare la bufala dei presunti “privilegi maschili”.

Il sito dell’autore si trova al seguente link:

Warren Farrell » Author

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Non si può non citare anche un intellettuale noto come economista, che tuttavia si è interessato anche alla guerra dei sessi per i suoi riflessi sempre più evidenti sulla vita economica. Si tratta di Eugenio Benetazzo, personalità dallo sguardo strategico che individua con grande lucidità gli effetti devastanti che il femminismo ha prodotto, causando un drastico ridimensionamento dei patrimoni famigliari e generando così una vera e propria piaga sociale. Il suo volume del 2021 Ti porto via tutto: quando tua moglie diventa il tuo peggior nemico, è un manuale di sopravvivenza per i maschi che incappano nelle disavventure della fine di un rapporto di coppia. Benetazzo ha affrontato il problema anche in alcuni dei suoi video caricati online.

Al seguente link il sito dell’autore:

Eugenio Benetazzo | Global Economics & Financial Markets

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Anche il cinema ha offerto uno sguardo alternativo sui rapporti fra i sessi. Si tratta del film Seksmisja del 1984, girato dal regista polacco Machulski. Si tratta di un film fantascientifico-parodistico che immagina un mondo futuro abitato da sole donne. Alcuni uomini che erano in ibernazione si svegliano in questo nuovo ambiente dando luogo a situazioni che all’epoca in cui fu girato il film sembravano assurde, mentre oggi sono divenute realtà…

qualche approfondimento si può trovare a questo link:


Seksmisja- Wikipedia


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Ovviamente molte altre sono le personalità, uomini e donne, che chiedono un “cessate il fuoco” nella sanguinosa guerra dei sessi.

Questa breve carrellata non ha certo la pretesa di essere esaustiva, ma ha voluto presentare alcuni punti di vista che sono particolarmente qualificati e persuasivi per liberare le coscienze dall’indottrinamento quotidiano cui ci sottopone il sistema mediatico.

Un’ultima considerazione che è opportuno tener presente per affrontare il tema è che le femministe, che quotidianamente sputano veleno contro il “patriarcato”, avranno pur avuto anche loro un padre che le ha generate e che le ha cresciute, fino a farle diventare grandi e grosse... così come le vediamo oggi in TV !




Céline in Italia

 Maurizio Makovec ha pubblicato un bel libro sulla fortuna letteraria di Céline in Italia. Il volume, introdotto da una illuminante prefazione di Alain de Benoist, è diviso in due parti: la prima parte è dedicata alla critica e alle interpretazioni di Céline nella cultura italiana, la seconda parte passa in rassegna le traduzioni italiane delle opere di Céline. La critica italiana si accorge presto del fenomeno Céline e già nel 1933, a un anno dalla pubblicazione del Voyage au bout de la nuit, si leggono sulle riviste italiane le prime considerazioni su quest’autore, sebbene talvolta superficiali e fuorvianti (Guglielmo Serafini vede nel romanzo una «letteratura di propaganda proletaria»!). Più acutamente, altri critici vedono nel Voyage una potente descrizione della condizione esasperata dell’uomo moderno e, comunque, il dato importante è che Céline negli anni ’30 viene letto da nomi che saranno decisivi nella letteratura italiana del XX° secolo: Bigongiari, Luzi, Betocchi, Bonsanti. Nel dopoguerra non ci sono significativi interventi in Italia riguardanti Céline fino a quando, nel 1964, esce Morte a credito, tradotto dal poeta Giorgio Caproni, con un saggio introduttivo del prestigioso critico Carlo Bo. Il libro, introdotto in Italia da questi due nomi autorevoli conosce un buon successo di pubblico e di critica, di conseguenza l’editoria italiana è indotta a pubblicare le traduzioni di altre opere, che continuano a destare un vivace interesse da parte di intellettuali come Guido Ceronetti, Giovanni Giudici, Giovanni Raboni. Nel 1981 compare la traduzione di Bagattelle per un massacro, ad opera di Giancarlo Pontiggia. La pubblicazione di questo pamphlet antisemita scatena, ovviamente, molte polemiche, e dalla cultura progressista militante si levano lamentazioni rituali fra le quali si segnala quella della poetessa Bianca Maria Frabotta, che scrive: «il famosissimo protagonista del Voyage è il coglione che scrive Bagatelles, e se qualcosa è cambiato è solo il rapporto tra autore e protagonista». In ogni caso i critici più intelligenti, come Ernesto Ferrero e Giovanni Raboni, colgono il valore dell’opera, che è caratterizzata da una notevole vis polemica, ed ha una fondamentale importanza documentaria. Importantissima, poi, è la traduzione del Voyage di Ernesto Ferrero, del 1992: questa versione, accolta con favore dai lettori, consacra definitivamente Céline presso il grande pubblico. Nella seconda parte del libro, Makovec passa in rassegna le traduzioni delle opere di Céline, mettendo a confronto i tentativi dei vari autori che si sono cimentati in quest’impresa. Com’è noto, il linguaggio di Céline ha uno spiccato carattere popolare, è infarcito di parole che provengono dall’argot, il gergo dei bassifondi parigini, e spesso riproduce il parlato di persone incolte. Forse per questo particolare impasto linguistico, nonché per lo struggente lirismo di tante sue pagine, Céline, come si è visto, ha attratto l’interesse di importanti poeti italiani. Secondo Makovec, i traduttori che hanno saputo rendere meglio Céline in italiano sono Ernesto Ferrero, Giorgio Caproni, Giovanni Raboni, Gianni Celati, Giuseppe Guglielmi. Naturalmente il gusto dei lettori cambia attraverso il tempo, e un linguaggio particolarmente vivace come quello di Céline avrebbe bisogno di costanti aggiornamenti nella traduzione. Makovec rileva inoltre come spesso i traduttori facciano ricorso a termini dialettali italiani per tradurre l’argot, ed essendo molti di questi traduttori di area padana, una parte di pubblico italiano non è sempre in grado di capire tutti i termini utilizzati. Makovec in questa parte del libro mette a confronto lo stesso brano in due traduzioni diverse, evidenziando differenze talvolta sorprendenti fra traduzioni «brutte ma fedeli» e traduzioni «belle e infedeli». Senza nulla togliere al libro di Makovec, ci sembra opportuno rilevare una imprecisione nella rassegna delle opere tradotte in italiano: Makovec afferma che non è mai stato tradotto il pamphlet antisemita L’école des cadavres. In realtà è esistita una traduzione italiana che però non è più in commercio (Céline, La Scuola dei cadaveri, Soleil, S. Lucia di Piave, 1997). In conclusione il libro di Makovec è un ottimo punto di partenza per i lettori italiani che vogliono approfondire la conoscenza di uno straordinario e controverso autore che, piaccia o meno, è stato indubbiamente uno dei grandi veggenti del XX° secolo.

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Maurizio Makovec, Céline in Italia. Traduzioni e interpretazioni, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2005, pp.240





La gioventù francese presenta il conto

  Notre jeunesse : La gioventù francese presenta il conto a Macron *** Da alcune settimane la Francia assiste a una mobilitazione studente...