UE vergognosa: sanzioni ai singoli coloni ma non a Israele per l’occupazione della Cisgiordania e le violenze indiscriminate contro palestinesi indifesi
Ursula e Kaja sprofondano l’occidente nella vergogna più totale
L’Europa ha scoperto l’arte della politica contemporanea: trasformare l’orrore in procedura amministrativa. Davanti alle violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania — case incendiate, villaggi devastati, aggressioni sistematiche, umiliazioni quotidiane consumate sotto gli occhi del mondo — Bruxelles risponde con il linguaggio anestetico delle “sanzioni individuali”. Individuali. Come se il problema fosse una scheggia impazzita e non un incendio politico alimentato da anni di impunità. Israele e Netanyhau vengono assolti. E l'UE crede si fare lo stesso per sé.
È un capolavoro di codardia istituzionale: condannare senza colpire, deplorare senza interrompere, indignarsi senza rischiare. La diplomazia ridotta a deodorante. L’Unione Europea sembra un gigantesco ministero delle frasi vuote, una cattedrale di vetro dove ogni parola viene sterilizzata fino a diventare aria fritta. Liturgia dell’ipocrisia più solenne.
Quando Stati non allineati escono dalla retta via, l’Europa scopre il vocabolario della fermezza: embarghi, congelamenti, isolamento, dichiarazioni solenni. Pacchetti di sanzioni in serie. Ma quando si tratta dei padroni, USA e Israele, la fermezza diventa più elastica, relativa. La violenza brutale, inumana, dei coloni (armati da chi? Spinti da chi?) avanza in Cisgiordania schiacciando vite, diritti, e legalità, e Ursula e Kaja cosa fanno? Cosa predicano? prudenza, cautela, equilibrismo semantico. Si pesa ogni verbo come se la giustizia fosse una questione di galateo diplomatico. Non si devono certo disturbare Netanyahu e suoi scagnozzi mentre stritolano un intero popolo inerme.
Le “sanzioni individuali” sono la foglia di fico di un continente terrorizzato dall’idea di dire una parola contro Israele. È la politica del cerotto applicato sopra la più grande ferita del nostro tempo. Si colpisce il dito per non nominare il braccio. Si biasima il colono violento ma si evita accuratamente di sanzionare il governo che rende quella violenza possibile, tollerata, voluta.
E così l’Europa, che ama recitarsi allo specchio come “faro dei diritti umani”, finisce per assomigliare a un notaio della tragedia: registra, verbalizza, archivia. Sempre troppo tardi. Sempre troppo poco. Con quella tipica arroganza burocratica che confonde la moderazione con la moralità. Ma non c’è nulla di morale nel far finta di non vedere, di non capire. La neutralità, in certi momenti storici, non è saggezza: è complicità.
La verità è che i corrotti dirigenti (o dirigibili) UE sono paralizzati da un doppio terrore: perdere i dollari USA a fine mese e perdere la poltrona. Così restano sospesi in un pantano di comunicati ufficiali, mentre in Cisgiordania Israele continua a fagocitare tutto. È una tragedia resa ancora più insopportabile dal contrasto tra la grandiosità morale con cui l’Europa ama definirsi e la piccolezza concreta delle sue azioni.
E allora sì, c’è qualcosa di profondamente umiliante in tutto questo, per chi europeo lo è davvero. Perché vedere il proprio continente ridurre il diritto internazionale a astrolabio per una morale a geometria variabile significa assistere alla decomposizione della sua credibilità. Ogni “profonda preoccupazione” pronunciata senza conseguenze reali erode un pezzo dell’autorità morale europea. Ogni esitazione manda al mondo un messaggio devastante: i princìpi valgono, ma solo quando non disturbano i potenti.
Luca Costa
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