domenica 18 gennaio 2026

Da Carlo a Carlo: la degenerazione degli Asburgo

Asburgo: che brutta fine.

Dal beato Carlo al benestante Carlo

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Il solenne discorso di questa settimana Karl von Habsburg-Lorena non ha suscitato particolare interesse in Italia, forse soffocato dal peso di eventi ben più importanti: come le vicende processuali della Ferragni o l’esclusione di Massimo Boldi dalle cerimonie pre-olimpiche.

All’estero invece, Austria, Francia, Germania in primis, le sue parole contro le destre sovraniste europee hanno trovato una certa eco (le Figaro ne ha fatto un corposo articolo).

Si è trattato un discorso pubblico, tenuto da Carlo d’Asburgo, in occasione del suo 65° compleanno. Figlio del Granduca Otto, già parlamentare europeo, e nipote dell’ultimo imperatore d’Asburgo, Carlo, il novello Carlo (o meglio Karl) ha parlato del futuro dell’Europa e del progetto europeo di Ursula von der Leyen, cui egli ha scelto di allinearsi senza riserve.

Il suo discorso è infatti totalmente congruente alla narrazione dominante di Bruxelles. Karl ha definito quei leader europei non totalmente allineati (Orban e Fico su tutti) come “brutali nazionalisti”, arrivando ad accusarli di essere una “quinta colonna di Mosca”. Sono finiti sul banco degli imputati tutti coloro che osano difendere la sovranità degli Stati contro l’accentramento totalitario di Ursula e soci. Un intervento perfettamente inserito nel clima ideologico attuale: russofobia totale, guerra come orizzonte permanente, integrazione come dogma, dissenso come sospetto morale.

Critiche all’Unione Europea? L’aver ripensato anche solo in minima parte di sacro Green Deal (una volta c’era il sacro romano impero) e di non andare abbastanza veloce sul riarmo.

Ed è proprio qui che emerge, stridente, il paradosso storico. Perché da Carlo a Carlo, da un secolo all’altro, la distanza non è solo politica: è etica, spirituale, quasi antropologica. Il Beato Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore, cercò la pace quando le grandi potenze volevano la guerra o oltranza; tentò canali segreti di dialogo quando la logica dei blocchi militari divorava l’Europa; difese l’equilibrio fra i popoli dell’Impero quando l’ideologia pretendeva di ridurli a strumenti. Per questo fu punito. Per questo fu deposto. Per questo fu mandato in esilio a Madeira, dove morì giovane, consumato dalla povertà e dall’abbandono, ma senza mai rinnegare la verità che aveva servito.

Come nipote ed erede del Beato Carlo, Karl avrebbe dovuto dire l’opposto di ciò che ha detto.

Avrebbe dovuto ricordare che la pace non è mai figlia di insulti e provocazioni, che il dialogo con la Russia non è un crimine ma una necessità storica, che l’espansione della NATO a Est non ha portato stabilità ma fratture, e che l’Europa centrale non può essere ridotta a cuscinetto geopolitico di interessi altrui. Avrebbe dovuto difendere l’idea asburgica di Europa: pluralità, equilibrio, rispetto profondo delle identità cattlica e della cultura propria dei popoli che un tempo convivevano sotto la stessa corona.

Invece Karl preferisce suonare la musica dei potenti di oggi, gli stessi che ieri furono i carnefici ideologici, politici e personali di suo nonno. È molto più comodo. Molto più redditizio. Meglio avere onori, ricchezze, accesso a cariche istituzionali (non fare nulla e guadagnare moltissimo), che caricarsi il peso di una testimonianza ormai scomoda. Basta ripetere le litanie ufficiali: russofobia obbligatoria, europeismo ideologico, green deal punitivo, guerra a sovranità e identità nazionali. Nessuna parola fuori posto. Nessun rischio personale. Nessun sacrificio.

E tutti quei media liberal che un tempo digrignavano i denti alla sola parola "Asburgo", ora applaudono.

Ed è per questo che, paradossalmente, figure come Viktor Orbán e Robert Fico risultano oggi infinitamente più fedeli allo spirito del Beato Carlo d’Asburgo di quanto lo siano i suoi eredi biologici. Sono loro a proteggere i propri popoli dagli abusi di una Commissione europea che, a colpi di immigrazionismo ideologico, transizione verde coercitiva e riarmo continentale, sta cercando di affamare, uniformare e conformare la Mitteleuropa. Un progetto che non ha nulla di europeo e molto di americanizzato, pauperistico e coloniale.

E allora la conclusione è amara. Gli eredi del Beato Carlo hanno scelto. Hanno scelto di essere ricchi e privilegiati, non giusti. Hanno scelto la rispettabilità del potere. Hanno scelto la sicurezza economica, non il rischio della pace. Il loro nonno Carlo fu disposto a sacrificare tutto – il trono, la salute, il confort, la vita – pur di non tradire la verità e pur di cercare la pace. Loro, un secolo dopo, sembrano disposti a sacrificare la memoria di quell’uomo pur di restare dalla parte giusta del potere.

Ma non si puo sempre dare un colpo alla botte e uno al secchio.

O affermi la verità o affermi il tuo potere personale. Bisogna scegliere.

Luca Costa

PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo



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