Chi ha davvero iniziato la Guerra Fredda? Il caso turco e la grande rimozione occidentale
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Il 12 marzo 1947 Harry Truman proclama davanti al Congresso una nuova dottrina che, accompagnata dalla narrazione edulcorante dell’aiuto a Grecia e Turchia, sancisce il diritto degli Stati Uniti di intervenire ovunque nel mondo per espandere la propria sfera di influenza. Anche ai confini con l’URSS. Con l’accordo bilaterale firmato il 12 luglio 1947 ad Ankara, Washington si impossessa della Turchia e minaccia Mosca, prima ancora della fondazione della NATO. Torniamo sull’atto politico che segna l’inizio reale della Guerra Fredda.
Da ottant’anni una narrazione ideologicamente inquinata, tanto rassicurante quanto moralmente corrotta, domina la memoria occidentale: la Guerra Fredda sarebbe nata dalla necessità di controbattere l’aggressività di Stalin. Un riflesso difensivo, quasi naturale, di un Occidente minacciato.
La storia, però, se la si studia con lucidità e lealtà, racconta tutt’altro.
Nel 1947, l’Europa è in macerie e l’Unione Sovietica ha perso 27 milioni di uomini per fermare Hitler. Stalin non ha né gli uomini, né la capacità né l’interesse di espandere militarmente la propria sfera di influenza oltre la cintura di sicurezza dell’Europa orientale, decisa a Yalta su proposta dello stesso Churchill. Il mondo vuole la pace.
Eppure, è proprio in quel 1947 che Washington compie un atto di rottura irreversibile.
Con la Dottrina Truman, annunciata dal presidente di fonte al congresso nel mese di marzo, gli Stati Uniti dichiarano apertamente che interverranno ovunque nel mondo per espandere la loro sfera di influenza, esportare democrazia e libertà e arginare l’URSS. Indipendentemente dall’imminenza o dall’effettività di un pericolo di invasione comunista. Questa dottrina, pare evidente, non è una strategia difensiva: è una proclamazione globale di onnipotenza. Grecia e Turchia diventano i primi laboratori di questa nuova spavalderia americana.
La Turchia, stato sovrano ma fragile, confinante direttamente con l’URSS, viene assorbita nella sfera americana prima ancora della creazione della NATO (che è del 1949). Aiuti militari, consulenti, basi, allineamento forzato. Corruzione a fiumi. Creazione di governi fantoccio ad Ankara che non conoscono né la parola popolo, né la parola diritti. Non per rispondere a una minaccia sovietica – che non c’è – ma per trasformare la Turchia in un avamposto strategico statunitense. Una grande piattaforma dalla quale attaccare o sparare missili in caso di bisogno. Sparare verso Mosca, ovviamente.
È qui che la Guerra Fredda comincia davvero: non a Berlino, non a Praga, ma ad Ankara.
Dal
punto di vista sovietico il messaggio è chiarissimo: gli Stati Uniti
vogliono portare
la loro potenza militare
ai confini diretti dell’URSS,
in tempo di pace, senza provocazione
immediata. Senza casus
belli.
Quale grande potenza nella
storia avrebbe accettato una tale
provocazione senza reagire?
Dopo aver preparato e piazzato basi su suolo turco nel decennio precedente (Nel 1951, prima ancora che la Turchia entri formalmente nella NATO (1952), Ankara e Washington firmano un accordo bilaterale segreto che autorizza la costruzione di basi militari statunitensi sul territorio turco. La prima fu a İncirlik, la Incirlik Air Base, 1951, vicino ad Adana, Turchia meridionale), nel 1961, Washington le arma con missili nucleari Jupiter, capaci di colpire Mosca in pochi minuti.
Oggi, questi fatti di importanza capitale, quando va bene, sono relegati a nota a piè di pagina dei manuali di storia, mentre la crisi dei missili di Cuba occupa interi capitoli, ovviamente.
Eppure
la domanda è inevitabile:
cosa
avrebbe fatto Washington se Stalin
avesse
installato missili nucleari in Messico o in Canada?
La verità scomoda è che la Guerra Fredda non nasce da un piano di conquista sovietico, ma da una scelta americana di militarizzare l’Europa e il Medio-Oriente trasformando la paura in sistema, l’alleanza in subordinazione, la sicurezza in egemonia.
La Turchia ne pagherà il prezzo per decenni: colpi di Stato militari, regimi autoritari, una democrazia geneticamente modificata per essere il bastione avanzato dell’impero a stelle e strisce. Il “collare a strozzo americano”, si sa, non è mai indolore.
Dire che Stalin non ha voluto la Guerra Fredda, affermare che Truman è il vero responsabile di questa disgrazia, significa ristabilire cronologia e causalità diretta alla genesi di un conflitto che ha segnato la storia del XX secolo. Questo aiuta a capire anche perché la Guerra Fredda, da quando la NATO ha scelto di fagocitare l’Ucraina in chiave antirussa, si ripresenta con prospettive sempre più cupe. Tra Mosca e il confine ucraino vi sono solo 500 chilometri.
Luca Costa
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