Meeting di Rimini: dall’amicizia tra i popoli ai pulpiti dei potenti
Il Meeting dell’amicizia tra
i popoli, nato come spazio di incontro, confronto e apertura, è
sempre più un palco concesso ai potenti per legittimarsi, raccontare
la loro versione della storia e pretendere applausi. Quest’anno
l’ospite d’onore è stato Mario Draghi, l’ex banchiere, l’ex
premier, il “salvatore dell’euro” che ogni volta si ripresenta
sotto nuove vesti, con lo stesso mantra: più Europa, sempre e solo
più Europa.
E qui sta la clamorosa contraddizione.
Draghi
ci ha spiegato che l’Europa ha fallito: impotente in Ucraina,
irrilevante nei negoziati di pace, spettatrice mentre Gaza veniva
rasa al suolo, subalterna alla Cina sulle materie prime strategiche.
Una diagnosi brutale, perfino impietosa.
E la terapia? Più
Europa.
Tradotto: più debito comune, più vincoli, più
centralizzazione, più poteri trasferiti a Bruxelles.
Nessuna
parola – neanche di striscio – sulle vere catastrofi delle
politiche europee. Nessun ripensamento sul Green Deal che ha
massacrato interi settori produttivi e gonfiato le bollette. Nessuna
riflessione sulla rinuncia al nucleare, scelta ideologica che ci ha
reso dipendenti dal gas e dall’instabilità geopolitica. Nessuna
autocritica sui costi dell’energia schizzati alle stelle, con
famiglie e imprese dissanguate da un mercato “libero” sostenuto a
colpi di sussidi pubblici alle rinnovabili.
Draghi
denuncia l’erosione della classe media, ma tace sul fatto che
quell’erosione è stata pianificata, gestita e resa inevitabile
proprio dal modello di Europa che lui ha incarnato: libero mercato
senza difese, austerità mascherata da virtù, precarietà spacciata
per flessibilità.
Da trent’anni siamo una colonia
culturale e politica degli Stati Uniti: NATO, CIA, ONG finanziate da
Washington, filantropi alla Soros che impongono le loro agende.
Eppure, come per magia, a Rimini arriva Draghi a spiegarci che
l’Europa non conta nulla sulla scena internazionale. Un’epifania
tardiva e ipocrita.
E nessuno – nemmeno in un Meeting
che dovrebbe dare voce ai popoli – gli ha rinfacciato le sue stesse
parole del 2022. Era l’estate degli incendi, dell’afa
insopportabile, dei morti per caldo. E lui, da premier, chiedeva agli
italiani: volete il condizionatore acceso o la pace in Ucraina? Un
ricatto morale indegno, pronunciato mentre la gente moriva
letteralmente di caldo e di bollette.
Tre anni dopo,
eccolo di nuovo, accolto come un guru, un sacerdote laico: don
Draghi, il prete dell’Unione Europea. L’Europa ha fallito, ma ci
dicono che senza il suo fallimento non possiamo vivere. Come se il
cappio fosse diventato un salvagente.
Eppure la gente
comune non chiede più Europa: chiede vita, potere d’acquisto,
salari dignitosi, energia a basso costo. Chiede libertà dalle
sudditanze, dalle guerre per procura, dalle ideologie calate
dall’alto.
A Rimini invece non ci sono state domande
scomode, non ci sono state voci libere. Solo applausi.
Applausi
indegni.
Al Meeting dei pulpiti, non dei popoli.
LUCA COSTA
PONTE ARCOBALENO: LUCA COSTA: una voce del pensiero alternativo







