domenica 8 gennaio 2023

Sull'avvenire delle nostre scuole

1) INTRODUZIONE

Periodicamente arrivano da oltreoceano notizie sul vasto fenomeno di contestazione della cultura “occidentale”, considerata intrinsecamente razzista e quindi nociva. Si sente parlare di corsi di studio chiusi, autori tolti dai programmi, polemiche sulle scelte ideologiche di scrittori e artisti consacrati dai canoni estetici… 

I mass media riportano questi fatti spesso con toni enfatici e sensazionalistici, che generano da una parte preoccupate riflessioni in quel che resta della cultura conservatrice, dall’altra parte suscitano le scomposte urla di gioia dei progressisti che vedono sempre più vicino il loro sogno: la fine dell’uomo bianco!

Sul finire del XX secolo il critico letterario Harold Bloom profetizzava l’avvento di una nuova era teocratica basata sulla sacralizzazione del risentimento. Quel tempo purtroppo è arrivato: le menti si sono chiuse in dogmi assai più rigidi e assurdi di quelli che postulavano le religioni in passato.



2) IL LIBRO DI ALICE BORGNA

Un interessante libro di Alice Borgna, studiosa di Antichistica, ci aiuta a capire qualcosa di più preciso sul dibattito che si sta svolgendo negli Stati Uniti e sui suoi riflessi nella realtà europea e italiana (Alice Borgna, Tutte storie di maschi bianchi morti…, Laterza 2022, p.168).

L’autrice ha avuto esperienza diretta del mondo accademico americano e i fatti riportati nel libro sono assolutamente inquietanti: in sintesi il movimento della Cancel Culture sta mettendo in discussione la cultura così come tradizionalmente è stata insegnata nel sistema di istruzione. La cultura “occidentale”, sbrigativamente identificata con la “cultura dei bianchi” deve essere studiata da altri punti di vista, ovvero quello dei “non bianchi” e questo dovrà evidentemente tradursi anche nella garanzia di spazi per studiosi appartenenti ad “altre etnie”: insomma possiamo aspettarci di vedere una cultura per quote etniche, nonché di genere, di orientamento sessuale ecc. ecc.

Le polemiche hanno suscitato dei veri e propri vespai che hanno reso ormai impraticabile l’ambiente accademico. Alice Borgna riporta i dettagli su questa feroce guerra culturale nella quale non si risparmiano i colpi bassi, tuttavia vuole anche far riflettere i lettori sul vero nocciolo della questione: la presunta inutilità della cultura classica. In un sistema che la Borgna definisce “Utilopoli” hanno spazio soltanto le discipline considerate “utili”: nelle facoltà tecniche le richieste di rappresentanza etnica sono minime o inesistenti. La battaglia si svolge nelle facoltà umanistiche perché si tratta di un tema puramente ideologico. Quale migliore occasione dell’ondata antirazzista per liberarsi della fastidiosa zavorra delle eredità storiche, considerate inutili dal sapere “tecnico”?


L’autrice poi si rivolge alla realtà italiana nella quale al momento le polemiche di carattere “etnico” sono più attutite, mentre sono più vive che mai quelle sull’effettiva utilità dello studio delle materie classiche, soprattutto del greco e del latino. Le materie umanistiche sono state ridotte e sminuite nei provvedimenti che i governi di vari colori hanno messo in atto negli ultimi decenni. Il risultato è che le materie classiche, precedentemente insegnate dal servizio scolastico pubblico, tendono a diventare un lusso extrascolastico per chi se lo può permettere.


Il saggio-pamphlet della Borgna è anche piacevole da leggere perché scritto con un tono ironico che cerca di sdrammatizzare questioni assolutamente serie. L’autrice, tuttavia, evidenzia una certa simpatia per le istanze liberal e, verso la fine del libro, non si trattiene dall’intonare una patetica geremiade su una presunta condizione svantaggiata delle donne in ambito accademico.


3) UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO

Commentando l’attuale clima iconoclasta dal punto di vista della controcultura, si possono facilmente rilevare le contraddizioni del sistema. Innanzi tutto la questione della rappresentanza etnica appare risibile: negli Stati Uniti gli Ebrei, che rappresentano circa il 2% della popolazione, sono rappresentati con sostanziose percentuali a due cifre nella classe dirigente e nei posti di potere. Di questa evidente ingiustizia sembrano non essersi accorti né gli attivisti del movimento Black Lives Matter, né certi “conservatori” bianchi che ciarlano di radici giudaico-cristiane dell’Occidente…

Anche da questo si intuisce il carattere artefatto e strumentale della “questione razziale”!

La presenza ebraica nelle università americane ha avuto un’influenza decisiva soprattutto dalla metà del ‘900, periodo in cui i pensatori circoncisi della Scuola di Francoforte pontificavano proprio dagli atenei americani, lasciando un’impronta inconfondibile sui successivi orientamenti culturali che hanno determinato il declino del mondo occidentale.


Insomma i sostenitori della correttezza politica hanno il coltello dalla parte del manico da quasi un secolo ma, com’è nel loro stile, fanno la parte della vittima:


«L’aggressore urla che lo stanno sgozzando», per citare Céline…


Le prassi operative dei progressisti sono quelle della rivoluzione culturale cinese: intimidazioni in stile mafioso organizzate dall’alto contro oppositori pressoché inesistenti; il tutto con un livello di fanatismo ideologico impressionante che, come accadde ai tempi di Mao, verosimilmente sfocerà in un bagno di sangue… non metaforico!


Nella polemica sulla cultura classica è fin troppo facile individuare l’assalto finale dell’offensiva neoliberista che vuole ridurre a merce tutto e tutti recidendo le radici culturali di qualsiasi tipo per ottenere un tipo umano omogeneizzato e quindi incapace di opporre resistenza. Il liberismo economico si muove in stretto accordo con l’ideologia marxista dell’antirazzismo, come del resto aveva già fatto nella seconda guerra mondiale.


Si tenga presente che il costo che uno studente deve sostenere per studiare nei prestigiosi campus americani è di oltre 70.000 dollari all’anno! Spendendo cifre di questo genere i laureati statunitensi acquisiscono la preparazione per lottare contro le ingiustizie...


Per quanto riguarda la situazione italiana, nulla lascia pensare che le cose possano migliorare. Il modello di istruzione al ribasso è studiato per impedire che nella scuola pubblica si formi una classe dirigente. I rampolli delle classi sociali privilegiate, invece, studiano in costose università private nelle quali vengono addestrati all’uso delle tecniche di manipolazione di massa. In questo modo le élite si sono garantite una duratura egemonia per il tempo a venire: il marxismo culturale è saldamente padrone del campo!

Inoltre i veri protagonisti della questione, ovvero i giovani che studiano in facoltà umanistiche, sembrano generalmente lontani dal percepire l’importanza della posta in gioco. Non è un mistero per nessuno che la maggior parte dei giovani universitari, e soprattutto gli “umanisti” abbiano un debole per le ideologie progressiste. I cattivi maestri che hanno progettato l’attuale sistema educativo hanno avvelenato le nuove generazioni con una miscela tossica di multiculturalismo, femminismo, genderismo e ambientalismo da strapazzo. Molti giovani studenti non riescono nemmeno a capire che le ideologie di sinistra vogliono il suicidio assistito della cultura classica! Quando questi giovani usciranno dall’università saranno condannati a una vita di sfruttamento e di precariato alla quale loro stessi hanno fornito un consenso... non si sa quanto informato...


4) CONCLUSIONI

Le prospettive non sono certo confortanti: il sistema appare potentissimo perché riesce a far leva sui bassi istinti delle masse che non hanno la minima idea del valore della conoscenza e che rispondono solo agli stimoli di pulsioni primordiali prontamente sollecitate dal sistema orgiastico-mercantile. Tuttavia i canoni antropologici della società del “benessere” sono talmente forzati e fuori dalla realtà che c’è da chiedersi se sia possibile proseguire su questa strada…


L’alternativa può essere costruita dagli stessi laureati in Lettere che in gran parte diventeranno insegnanti e che, pur essendo considerati dei derelitti come figure professionali, hanno tuttavia un grande potere nelle loro mani: saranno loro a gestire l’istruzione di massa e, se vogliono, possono dare alle nuove generazioni gli strumenti culturali per decostruire la narrazione dominante!


La possibilità di decolonizzare l’immaginario dalla concezione puramente mercantile della vita è demandata alla buona volontà e all’iniziativa individuale dei singoli: anche se il terreno è arido si deve almeno tentare di gettare il seme della rinascita.


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Alice Borgna, Tutte storie di maschi bianchi morti…, Laterza 2022, p.168




giovedì 1 dicembre 2022

L'ospite inattesa

 


Nel febbraio 2022 si è affacciata sulla scena pubblica un’ospite decisamente inattesa: la guerra in Europa!


Gli Americani e i loro scagnozzi dopo il 1945 hanno fatto il tiro al bersaglio in diverse parti del mondo, ma avevano tenuto fuori dalle azioni belliche il Vecchio Continente, e questo è sempre stato il segreto del consenso di cui hanno goduto le evanescenti classi politiche delle democrazie europee.


Le motivazioni della guerra fra Russia e Ucraina sono estremamente complesse, ma vengono coperte da entrambi i contendenti con strategie mediatiche grossolane e piuttosto improbabili per chi abbia un minimo di senso critico. Putin afferma che l’Ucraina è uno stato nazista, mentre l’Occidente paragona il presidente russo a Hitler: evidentemente agitare lo spauracchio del fascismo è una versione dei fatti collaudata che ha ancora grande effetto sulle masse inebetite dell’una e dell’altra parte...


Guardando la questione da un altro punto di vista se ne desume che si tratta di una lite in famiglia tra antifascisti...


Lo scontro ideologico fra Oriente e Occidente richiama anche l’epoca della rivalità fra USA e Unione Sovietica, ma oggi il contrasto non è più così definito come poteva essere al tempo della guerra fredda. Per certi aspetti le parti sono rovesciate: il collettivismo totalitario è ampiamente dominante in Occidente, sotto forma di egualitarismo coatto e di terrore antirazzista, mentre la Russia sembra avviata a un virtuoso percorso di emancipazione dal mondialismo e di recupero di una concezione organica della società. Indubbiamente la Russia al momento è imperniata su visioni antropologiche più accettabili in confronto ai canoni occidentali basati sulle allucinazioni delle teorie “gender” che hanno ipnotizzato le folle sulle due sponde dell’Atlantico. Inoltre la cultura russa è un riferimento molto più solido e fondante rispetto all’immondizia culturale che gli USA hanno scaricato sull’Europa. A prima vista il fronte dei ribelli che cerca di organizzare la Resistenza al mondialismo ha più di un motivo per guardare a Est.


Il mondo antagonista, interrogandosi sugli scenari che possono scaturire dalla crisi bellica, scopre tuttavia che le carte sono alquanto mescolate. Per esempio la Polonia si è schierata con fermezza e convinzione con la NATO. Eppure secondo il mainstream giornalistico il governo reazionario di Varsavia odia gli immigrati e gli omosessuali, e ha fatto il peggior sgarro che si possa fare alla mafia progressista: vietare l’aborto!


Come se non bastasse il ministro dell’Istruzione polacco ha istituito esercitazioni al poligono di tiro per gli studenti delle scuole…


La dura realtà della guerra ha già avuto effetti che smascherano le infantili narrazioni arcobaleno: in Ucraina allo scoppio del conflitto gli uomini sono andati al fronte, le donne hanno messo al sicuro i bambini e… quelli che all’ufficio di arruolamento si dichiaravano transessuali, sono stati prontamente rispediti al campo di battaglia!


Inoltre si aggiunge un elemento alquanto imbarazzante per gli occidentali: a combattere in prima linea contro i Russi non ci sono gli LGBT che ballano al gay pride, ma i volontari neonazisti del battaglione Azov!


Perfino sull’emittente televisiva La7, canale di granitica fede progressista, i combattenti dell’Azov sono stati paragonati ai 300 Spartani che resistevano alle Termopili: si tratta della prima volta, a memoria d’uomo, che la TV ha parlato bene dei neonazisti!


Ma chi sono davvero questi “nazisti” dell’Azov?


Un libro recentemente pubblicato ci aiuta a capire qualcosa di più preciso. Si tratta di Valhalla Express, un libro di memorie di un miliziano dell’Azov che ha firmato il documento con la sigla: Nome di battaglia “Woland”. Il volume è stato tradotto da Vincenzo Valentini e curato da Andrea Lombardi e Domenico Di Tullio.


Il racconto di Woland prende le mosse dagli anni dell’Università in cui il giovane protagonista studia in un contesto culturale russocentrico dove per giunta spadroneggiano studenti stranieri, soprattutto turchi. La scintilla che induce Woland a impegnarsi in gruppi identitari è lo stupro di una ragazza ucraina a opera dei danarosi studenti turchi. Una storia di ordinaria ingiustizia mondialista come ne conosciamo tante anche dalle nostre parti. Il racconto ripercorre le recenti vicende dell’Ucraina, i fatti di Euromaidan e la guerra del 2014 durante la quale si struttura ufficialmente il battaglione Azov, poi ingranditosi fino a diventare reggimento.


L’interesse del libro consiste soprattutto nella descrizione del profilo ideologico dei militanti ucraini, determinato dalle vicende storiche di quei territori, in cui le popolazioni martirizzate dal comunismo hanno una percezione dei fatti storici piuttosto diversa da quella occidentale. Del resto gli stessi militanti identitari ucraini non sono certo disposti ad assecondare incondizionatamente i “valori” europeisti e occidentali (droga, aborto, omosessualità). Woland racconta che i gruppi di estrema destra sono diventati molto popolari grazie alla loro efficace opera di contrasto alla delinquenza, allo spaccio di droga, alle bische clandestine, all’immigrazione illegale...


Le pagine del memoriale sono piuttosto semplici strutturalmente e per certi aspetti si basano su stereotipi prevedibili: i russi feroci e arroganti, i politici ucraini ambigui e corrotti e i cittadini ucraini vittime di entrambi; inoltre non mancano combattenti romantici di origine straniera che combattono a fianco degli Ucraini per amor di giustizia…

Sull’autenticità della testimonianza di Woland si possono anche avanzare dubbi ma il testo può comunque essere utile per farsi un’idea dello scenario politico ucraino. Il libro è corredato da illustrazioni a colori e da schede informative sulla storia dell’Ucraina e dei movimenti nazionalisti di quel paese.


Naturalmente nel valutare le informazioni sull’Azov bisogna tener conto che il nazionalsocialismo propriamente detto è un fenomeno storicamente determinato, mentre il “nazismo” come categoria mediatica viene utilizzato per le capziose narrazioni ufficiali volte a distorcere figure e avvenimenti in modo da offrire rassicuranti versioni di comodo all’intontito pubblico di massa.


Dal punto di vista elettorale l’estrema destra in Ucraina ha una rappresentanza insignificante al momento, ma la popolarità degli uomini dell’Azov è riuscita ad aprire le porte a un immaginario simbolico che ha avuto grande risonanza a Kiev e che può farsi strada anche in Occidente.


Insomma dal punto di vista dei movimenti identitari la scelta atlantista, seppur con i dovuti distinguo, può essere un tentativo di acquisire visibilità politica e spazio di manovra. È lo stesso ragionamento che fecero alcuni socialisti nella prima guerra mondiale: all’epoca i partiti socialisti erano tenuti fuori dalla stanza dei bottoni con le buone o con le cattive, e allo scoppio della Grande Guerra molti socialisti, contravvenendo ai loro principi pacifisti e internazionalisti, decisero di appoggiare lo sforzo bellico delle rispettive nazioni anche per guadagnarsi una credibilità politica.


Qualunque strada si scelga, una guerra ai confini dell’Unione Europea costituisce un tornante storico di notevole importanza che può segnare un cambio di passo significativo.


In Occidente nel linguaggio quotidiano sono velocemente tornate alla ribalta parole che fino al gennaio 2022 erano di fatto proibite dall’asfissiante tirannia del politicamente corretto: guerra, armi, patria, sovranità, indipendenza, legittima difesa…


Le conseguenze economiche della guerra hanno già avuto un impatto pesante sulle economie europee, e il prolungarsi delle ostilità potrebbe avere effetti devastanti; inoltre l’eventuale coinvolgimento della NATO nel conflitto non è da escludere in maniera assoluta.


Le parodistiche classi dirigenti occidentali che cosa racconteranno al loro gregge di pecorelle arrendevoli e impaurite?


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Nome di battaglia “Woland”, Valhalla Express La storia di un nazionalista, rivoluzionario e volontario ucraino del Battaglione “Azov”, Italia Storica 2022, p.234


La papessa

 


Michela Murgia ha dato alle stampe il trattatello teologico God Save the Queer. Catechismo femminista nel quale annuncia, con toni messianici, la Buona Novella: i generi sessuali possono essere più di due!


Se in passato i progressisti avevano definito Cristo come il primo socialista della storia, dopo il tramonto del socialismo reale sono riusciti a inventare Cristo come primo soggetto queer della storia. Anzi la predicazione evangelica soltanto oggi assume il suo pieno significato, liberando l’umanità dalle catene del “binarismo di genere” (per un Messia che ci liberi dalle catene della speculazione finanziaria, a quanto pare, dobbiamo attendere ancora…).


Il libro della Murgia non ha nulla di originale e ricalca i collaudati schemi retorici della correttezza politica: è un lungo susseguirsi di lamentazioni, pianti, latrati e guaiti sulla sottomissione delle donne e sull’emarginazione degli omosessuali… della serie:

“Dacci oggi la nostra frigna quotidiana!”


A supporto delle sue tesi l’illuminata intellettuale liberal porta anche una sua personale interpretazione della Trinità di Andrej Rublëv, affascinante icona ortodossa del XV secolo. La Murgia afferma di aver provato un rapimento mistico davanti a quell’immagine: a mandare in visibilio la propagandista del gender è l’aspetto androgino delle figure rappresentate (peraltro una modalità espressiva non infrequente nell’arte sacra). Quell’effigie sarebbe quindi la rappresentazione di relazioni che si aprono alla “diversità”. Ecco che l’insondabile mistero del Dio Uno e Trino è stato finalmente svelato!


Al di là della cialtroneria bambinesca con cui la Murgia si avventura nell’esegesi biblica, il suo libro è la scoperta dell’acqua calda poiché espone tesi già ampiamente diffuse nella cultura anglosassone e nel mondo protestante, tesi che oggi suonano come stranianti solo per gli anziani che in gioventù hanno conosciuto la liturgia preconciliare.

La scuola dell’odio e del risentimento che l’imperialismo americano ha instaurato in tutto l’Occidente ha trovato allievi di prim’ordine anche in Italia!


Ma in fin dei conti i germi del nichilismo sono potenzialmente già presenti nello stesso monoteismo. In un certo senso la Murgia ha ragione: il “catechismo femminista” non è una contraddizione, ma una logica conseguenza del messianismo biblico.

Del resto già gli intellettuali pagani che si erano confrontati col Cristianesimo nascente avevano intravisto nelle Sacre Scritture le fondamenta di quella grande narrazione vittimista che nel mondo contemporaneo ha dato origine alle ideologie di sinistra. Fin dalle origini del Cristianesimo è evidente il carattere femmineo e infantile della nuova religione, tanto che la stessa Murgia fa notare che anche nei secoli passati la Chiesa ha attirato soprattutto donne e bambini. Inoltre tutta la tradizione cristiana insiste particolarmente sul dualismo spirito-carne che tende a dissuadere dall’esperienza sessuale. Le raccomandazioni alla castità e alla verginità strutturano la morale sessuale cristiana e trovano il loro coerente sviluppo nella morale neopuritana del femminismo contemporaneo, il cui orrore per la carnalità e per la sessualità supera di gran lunga, per intensità, le ingiunzioni penitenziali che il clero predicava anticamente.


Una nota particolare deve essere segnalata sulle convenzioni grafiche utilizzate dall’autrice: il cosiddetto “schwa”, con un repertorio di lettere rovesciate e numeri 3 che i progressisti definiscono “linguaggio inclusivo” perché secondo loro sarebbe un linguaggio che rappresenta tutte le identità sessuali. In realtà si tratta di una lingua fortemente discriminatoria, che suona come un codice criptato con cui gli esponenti delle élite si riconoscono e comunicano fra di loro: una sorta di gergo che la nuova nobiltà ha elaborato per significare la distanza sociale ed esistenziale rispetto a una plebe che non può capire gli illuminati disegni delle classi dominanti.

Questa neolingua orwelliana sintetizza efficacemente il carattere cospirativo delle ideologie progressiste: è la lingua del potere mondialista che utilizza le persone come cavie per il più grande esperimento di mutazione antropologica che la storia abbia conosciuto. Dopo la delusione del comunismo i liberal vogliono provare l’ebbrezza del transumanesimo, di cui il gender è la prima conquista strategica!


La Murgia, icona mediatica estremamente popolare, può contare su un grande numero di lettori indottrinati che cercano rassicurazione e conforto alla loro fede allucinata e che probabilmente sognano di vedere la loro beniamina seduta sul soglio pontificio con la sua poderosa stazza…


Sarebbe la seconda papessa dopo la papessa Giovanna, ma questa volta potrebbe essere ufficialmente riconosciuta: sicuramente in Vaticano può contare su numerosi e appassionati sostenitori!


Come sempre, quando si valutano le tesi “genderiste” resta sullo sfondo la contraddizione insolubile che sbugiarda l’improbabile impianto concettuale della “teoria di genere”: i sostenitori del gender affermano che i sessi sono indistinguibili e intercambiabili, eppure sono i primi fautori delle politiche per le donne, dimostrando così di essere perfettamente in grado di distinguere il maschio dalla femmina… quando è in gioco il loro tornaconto...


La lettura di questo testo suscita anche considerazioni sul ruolo del Cristianesimo nella mentalità contemporanea: una religione ormai ridotta a scatola vuota che ciascuno può riempire con quello che più gli fa comodo.

Sostanzialmente siamo di fronte all’esito conclusivo della mentalità protestante, basata sull’interpretazione individuale delle Sacre Scritture. La riflessione sull’attuale stato del Cristianesimo richiama le profetiche osservazioni di René Guénon sui residui psichici della Tradizione che la contro-tradizione avrebbe utilizzato per i suoi scopi demoniaci...


La buona notizia è che il diavolo non può mai impedirsi d’essere ridicolo, sotto qualche aspetto…

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Michela Murgia, God Save the Queer. Catechismo femminista, Einaudi 2022, p.146


venerdì 18 novembre 2022

Castes and Races

 

The ideology of anti-racism is the veritable opium of the people: this powerful drug is cunningly used by the 'democratic' ruling class to distract public opinion from the most pressing problems and to make civil society swallow the new world order that takes the form of a surreal 'multiracial' society that in fact inevitably takes on the characteristics of a multi-criminal society. 'Fighting discrimination' is an expression that has a lysergic effect on the weak, fragmented and easily impressed personality of contemporary man, who has regressed to the infantile stage and is willing to believe the most far-fetched fairy tales.

In contrast, the world of Tradition was founded on a strong feeling for the identities of race, caste and religion. Frithjof Schuon's book Castes and Races, which the author published in French in 1957, is very useful for understanding these aspects of the history of mentality. Schuon was one of the most qualified scholars of the history of religions, which he interpreted in the light of the philosophia perennis, highlighting the similarities between cultures distant in time and space. Castes and Races is a highly topical text that anticipated by decades the differentialist conceptions prevalent in the cultural debate today.

Schuon's treatment opens with a definition of the caste institution, which finds its justification in the differentiation of human types with the consequent diversity of attitudes and qualifications. In Hinduism, the caste system had its strictest application based on the principle of caste inheritance, while in Judaism and Islam castes are absent, since in these cultures the egalitarian consideration prevailed according to which all men were created in the image and likeness of God. Between these two conceptions is medieval Christian Europe in which society was divided into castes, but in a fairly flexible manner: the priestly caste was vocational and the warrior caste could take in elements of the workers' castes through ennobling processes, and in this way the eventuality of a peasant becoming pope and consecrating emperor could occur. But the members of the castes, even the humblest, each had their own dignity and specific qualities that determined their social function. Ancient hierarchical societies also created spaces for individuals with no particular aptitudes, with a chaotic and ill-defined psychology, and therefore prone to transgression: to protect the social order from the contamination of these elements, the groups of the 'outcastes' and 'untouchables' were formed in the Hindu world, or the Jews and Gypsies in the Western world. The modern mentality, founded on egalitarian conceptions derived from crude and improbable materialist ideologies, and particularly averse to the principle of heredity, considers it unacceptable to divide humanity into castes. But ancient castes, as we have seen, had a social function that balanced human aptitudes, whereas modern materialism has turned mediocre elements into a ruling class and has in fact overturned the meaning of castes, assigning completely unjustified prerogatives and privileges to the incapable and parasitic, and leading to the social dysfunctions that characterise the contemporary world. In antiquity and the Middle Ages, men had a clear awareness of the sense of limitation and were aware of the risks that humanity ran if it gave way to demonic forces outside the horizon of the sacred. In the modern world, however, the mechanisation and technologisation of the economy have created the mass of the 'proletariat', which does not correspond to a natural caste but to a quantitative collectivity.

To account for the absurdities it is responsible for, modern culture has even managed to give a pseudo-religious superstructure to its 'humanitarian' conceptions. Humanitarianism, in fact, holds that the totality of human beings is the personal God: a conception that degrades the divine to the human level, whereas in the traditional conception it is the human that strives to rise to the divine. From this idea of the sacred derives an equivocal charity that saves bodies but kills souls; people's faults are attributed to unfavourable material conditions, so consciences are derelict, as deviant and criminal behaviour is accepted and encouraged on the basis of the 'sociological' explanations that are so successful in contemporary culture. Third-worldism, then, has managed to elaborate concepts that are, to say the least, misleading about the idea of 'welfare'. The notion of an 'underdeveloped country', in its candid perfidy, is inspired by a crudely materialist conception of life: for progressives, happiness consists in a technological development destined to destroy many elements of beauty, and therefore of well-being, while they forget that atrocities exist on the spiritual plane, and with these atrocities the humanitarian culture of moderns is saturated. In the name of humanitarianism, vocations are trampled upon and people of genius are humiliated in a school system whose purpose is no longer to select the best, but to homogenise intelligences in the prevailing mediocrity.

Schuon points out that modern democratic levelling is at the antipodes of religious egalitarianism: the equality of monotheistic religions, in fact, is based on the theomorphism of man, whereas democratic equality takes animality as its model. In the religious conception of life, men are expected to see in their neighbour the image of God and to treat each other as 'virtual' saints: in this sense, even the humblest assume an aristocratic demeanour. Modernity, on the other hand, by elevating progress to an ideology, has taken wealth as the yardstick by which all things are judged, viewing poverty as a kind of curse and creating odious forms of social exclusion far more rigid than those enacted by the caste system. Similarly, modern ideologies have claimed to annul the differences between men and women, destroying the natural family and creating the scenario of social disintegration that modernity has placed before our eyes.

Turning to the subject of race, Schuon immediately makes it clear that caste prevails over race, since race is a form, while caste is a spirit, and spirit prevails over form. It would be absurd, however, to think that racial differences do not imply differences in attitudes and attitudes: if it is right to reject racially inspired feelings of hatred, it is equally right to reject a prejudicial anti-racism that claims to standardise all diversities, with the obvious aim of providing the power of globalist technocrats with a mass of citizen-slaves incapable of critical thought.

Schuon analyses the three main racial groups into which humanity is divided, Whites, Blacks, Yellows, which he likens to the natural elements: White to the sky, Black to the earth, Yellow to water. Each of these races has given rise to social organisations inspired by their respective characteristics, and within these large groups there are further differentiations, due to cultural and historical factors that have marked the various civilisations. In particular, within white culture there have always been moments of confrontation, and sometimes conflict, between Nordic cultures and Mediterranean cultures, as well as between pagan mentality and Christian mentality, between monotheistic messianism and Aryan avatarism.

Schuon also emphasises the important distinction between peoples and states: in fact, the people does not always coincide with the state, indeed in the modern world more and more often different peoples live within the same territory, which is precisely why today it is all the more important for ethnic groups to acquire a clear awareness of their identity. Indeed, while racial mixing can ventilate an overly closed environment, it also risks the disappearance of human groups with precious qualities: the model of the multiracial society, besides being a blatant failure in terms of social cohesion, represents an impoverishment of human cultures, which should be enriched in the confrontation of differences, rather than mutually annihilating each other in global homologation. Schuon concludes the book with a consideration that effectively sums up the meaning of the racial question beyond any ideological forcing: “the qualities that make a certain human being lovable, make the genius of his race lovable at the same time...the man of another race is like a forgotten aspect of ourselves, and therefore a found mirror of God”.


Frithjof Schuon,
Castes and Races, Sophia Perennis, 1982

CASTES AND RACES



sabato 12 novembre 2022

Against Guénon ?

 René Guénon is an undisputed authority on the traditional approach to historical and philosophical studies, and his writings are becoming increasingly popular and gaining ever more passionate readers.

However, there is no shortage of critics and detractors of the great French intellectual: a recent essay in this vein is Contre Guénon by Belgian writer Jean van Win. The author is an avowed supporter of 'democratic values' (drugs? abortion? mafia? corruption?). For van Win, democracy, equality, women's emancipation, are principles worth living for and, if necessary, dying for: at the apex of these enlightened values, van Win places the 'duty of interference' (let's try to imagine the Belgian scribbler with helmet and bulletproof vest fighting in 'humanitarian' wars...).

To make the author's positions clearer, the volume's introduction states that he wishes to emphasise the extraneousness of Guénon's thought to Masonic humanitarianism, but we have no doubts anout this!

Therefore, the objections that Van Win raises against Guénon are those usually used by the progressive nonsense that we hear every day in the mass media. Guénonian thought is likened to fascism to nazism, to racism, to anti-semitism: all these arguments have a great effect on the larval psychology of the democratic flock...

For our enlightened essayist, René Guénon's cordial intellectual friendship with Julius Evola is a scandalous fact, even though in reality the two authors, although starting from a common critique of modernity, developed rather different strands of thought.

The author then mocks the world conspiracy theory of which Guénon was a careful scholar. Now that globalism is openly manifested with so much institutional recognition, the denialist thesis of regime propaganda debunks itself.

Where van Win's essay reaches tragicomic results is when the author attacks the fideistic attitude of traditionalist culture: if readers apply this critique to the egalitarian dogmas of contemporary culture, they will have a good laugh...

Beyond the cultural positions of the author of Contre Guénon, in the essay one can find reasons of interest on some points concerning Guénon's formation, his sources, his eclectic cultural frequentations. First of all, the fascination for the East seems due to a cultural fashion that has very ancient roots in Europe and, in particular, in France: the idea of the East as a place of origin, as an exotic horizon bearer of who knows what mysteries has always been a widespread commonplace. Guénon was particularly fascinated by India, which, however, he never had the opportunity to visit and, according to van Win, Guénon did not know Sanskrit and read Hindu texts only in translation. The French esotericist also frequented some Masonic lodges, but he was one of the most qualified contributors to the anti-Masonic press of the time! The conversion to Islam, then, contrasts with the passionate defence of the Catholic Church, of which Guénon was often a standard bearer in his writings. Finally, Guénon rarely cites the sources from which he drew inspiration.

Certainly, the life and work of Guénon can present ambiguous and contradictory aspects, but there is no doubt that the body of his writings describes with extraordinary precision the frightful metastasis of democratic degeneration. The denunciation of the pan-Satanism that infests the modern world has never been so convincing as in Guenon's lucid pages, which nevertheless never induce despair, but on the contrary encourage the reader, with an almost imperturbable language, to a firm stance and a virile assumption of responsibility.

Finally, it should be noted that van Win reproaches Guénon for the absence of references to Christian love. In reality, van Win himself, an author of clear Masonic sympathies, does not really express himself as an altar boy; and on the other hand it is universally known that egalitarian ideologies are by definition the factory of hatred!



Jean van Win,
Contre Guénon, Éditions de La Hutte, Bonneuil-en-Valois 2010, pp.278



venerdì 27 maggio 2022

La religione senza nome

La dissociazione della personalità è il fenomeno più caratterizzante del tempo in cui viviamo: tutti dicono di essere scettici e diffidenti sulla globalizzazione, sull’immigrazione, sulle istituzioni transnazionali, sull’ideologia gender, eppure tutti sostengono una classe politica votata al mondialismo, proprio come se l’opinione pubblica agisse indipendentemente dalla sua reale volontà, quasi fosse in stato di ipnosi…

Le dinamiche della personalità disgregata, incapace di assumere un’identità propria e quindi facilmente controllabile, sembrano ormai essere entrate nel vissuto quotidiano, generando un sistema di automatismo sociale che appare incontrastabile. Le tecniche per cloroformizzare l’opinione pubblica vanno dai metodi classici della propaganda e della pressione sociale a sistemi imposti con pretesti sanitari, come i vaccini. Ma i fenomeni di pedosatanismo che talvolta affiorano nelle cronache televisive, lasciano intuire metodi più mirati, e infinitamente più crudeli, per ottenere veri e propri schiavi mentali controllabili a piacimento da utilizzare per scopi specifici.

Alexandre Lebreton ha pubblicato un monumentale studio dedicato agli intrecci fra programmi di controllo mentale e abusi sessuali sui minori: MK Ultra. Abuso rituale e controllo mentale: strumenti di dominazione della religione senza nome. Si tratta di temi non del tutto nuovi, ma in questo testo per la prima volta si tenta di dare un quadro d’insieme di quel vasto piano mondialista che mira alla soppressione della stessa idea di autocoscienza.

Il programma MK Ultra, com’è noto, venne portato avanti negli Stati Uniti negli anni ‘50 e ‘60. Ufficialmente questi esperimenti sarebbero stati interrotti ma, come possiamo vedere, tutto lascia pensare che tali programmi siano ormai ampiamente utilizzati a livello di massa.

Le tecnologie di manipolazione mentale vengono studiate da Lebreton in riferimento agli sviluppi dei messaggi subliminali, delle armi psicotroniche, delle sperimentazioni all’Istituto Tavistock, nonché delle martellanti campagne propagandistiche dei mass media. Gran parte del libro è dedicata agli abusi sessuali sui bambini finalizzati alla frammentazione della personalità. Il celebre caso Dutroux, verificatosi in Belgio negli anni ‘90 è uno dei fatti maggiormente significativi in questo tipo di indagine, anche perché è accaduto proprio nei tempi e nei luoghi in cui le oligarchie occidentali stavano architettando l’Unione Europea…

Ma l’autore prende in considerazione anche casi storici documentati nel XIX secolo che possono essere ricondotti a tecniche di manipolazione mentale. La dissociazione della personalità si manifesta in seguito a fatti estremamente traumatici: l’autore ritiene che i bambini traumatizzati possano quindi essere utilizzati anche da adulti come automi eterodiretti, privi di volontà propria. Le personalità multiple all’interno dello stesso soggetto verrebbero attivate con tecniche d’ipnosi. Alcuni di questi schiavi mentali vengono utilizzati per operazioni di intelligence, ma per la maggior parte vengono indirizzati nel mondo dello spettacolo, in modo da diventare il modello di vita per le masse. Gli stili di vita propagandati dallo Star System, totalmente fuori dalla realtà, invitano le folle a comportamenti forzati e innaturali che servono a sostenere il modello economico fondato sui consumi voluttuari e sull’economia speculativa. Una parte del libro passa in rassegna le più importanti figure del mondo dello spettacolo, che spesso presentano sintomi conclamati di dissociazione della personalità. Fra i nomi più noti: Marilyn Monroe, James Dean, Peter Sellers, Robin Williams, Leonardo DiCaprio, Elvis Presley, Jimi Hendrix, Britney Spears, Eminem, Lady Gaga…

Inoltre le violenze sui bambini, essendo reati particolarmente odiosi, si prestano in modo specifico alla prassi dei ricatti e dei “patti col diavolo” che vengono abitualmente praticati nelle segrete stanze del potere mondialista...

Lebreton ritiene che l’origine di queste pratiche di asservimento mentale sia da ricercare in quella che lui chiama la “religione senza nome”, ovvero un’antica religione misterica di origine babilonese che si sarebbe tramandata nei millenni attraverso lo gnosticismo e le società segrete per arrivare fino ai giorni nostri. L’autore mette in relazione queste tecniche di manipolazione mentale con antichi rituali sciamanici, inoltre rileva che la personalità dissociata è il fenomeno tipico della possessione diabolica. Le tecniche manipolative ovviamente sono più efficaci in tenera età, soprattutto entro i primi sei anni di vita, quando la personalità è estremamente malleabile. Le violenze e i traumi cui i bambini vengono sottoposti sono di varia natura: dalle percosse alle privazioni, dagli abusi sessuali alle crudeltà su animali domestici cui i bambini sono affezionati...

Particolarmente significativo è il caso di Kim Noble, pittrice inglese che realizza opere di pregio nelle quali si manifestano personalità multiple e che in certi casi testimoniano delle violenze e delle vessazioni subite. Le opere di Kim Noble sono un’importante testimonianza dalla quale si possono intuire le logiche pedocriminali delle élites mondialiste.

La personalità multipla è un tema presente e profondamente radicato nell’immaginario moderno, dal Dr Jekyll e Mr Hyde, fino al supereroe Hulk: il libro di Lebreton si sofferma anche su come la letteratura e il cinema hanno diffuso il tema presso il grande pubblico.

La consapevolezza è il primo passo per arrivare a un cambiamento, e le ricerche dello studioso francese sono una miniera di informazioni utili per sollevare il velo sui meccanismi occulti del potere. Il testo sulla “religione senza nome” sta suscitando grande interesse ed è disponibile in francese, in inglese, in tedesco, in spagnolo e in italiano.

Alexandre Lebreton (forse uno pseudonimo?) cura anche un blog dedicato a questi temi, e ha un canale youtube:


- MK-Polis (eklablog.com)

(1) Alexandre Lebreton – YouTube


Alexandre Lebreton, MK Ultra. Abuso rituale e controllo mentale: strumenti di dominazione della religione senza nome, Omnia Veritas 2022, p.688


MK Ultra – Abuso rituale e controllo mentale – Omnia Veritas (omnia-veritas.com)




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