sabato 9 ottobre 2021

Non c'è storia !

«La storia intellettuale dell’umanità si può considerare una lotta per la memoria. Non a caso la distruzione di una cultura si manifesta come distruzione della memoria, annientamento dei testi, oblio dei nessi».

Con questa citazione di Jurij M. Lotman si apre il saggio Un tempo senza storia di Adriano Prosperi.

Prosperi, paludato barone universitario al servizio del sistema, ci informa col suo libro che la società contemporanea non considera importante lo studio della storia, e che l’Europa ha dimenticato la sua grande eredità culturale. Piuttosto straniante sentire osservazioni del genere da un autore che ha sempre difeso con accanimento il regime tecnocratico mondialista e le ideologie progressiste, responsabili della Cancel Culture (il sottotitolo del volume di Prosperi è: la distruzione del passato…).

Procedendo nella lettura del libro si chiarisce che cosa significhi per Prosperi studiare la storia: la principale preoccupazione dell’autore è che venga tramandata la memoria della Shoah. Se il problema è questo Prosperi può stare tranquillo: la Shoah è un evento storico sul quale vige la verità di stato imposta per legge!

Prosperi inoltre rincara la dose esternando anche un certo fastidio per quegli intellettuali che si pongono il problema della libertà di ricerca storica...

L’eminente storico arriva ad affermare: «oggi si ha a che fare con un negazionismo strisciante come fondamento di interi partiti e movimenti politici». Evidentemente al nostro autore sono sfuggite le servili manifestazioni di sostegno a Israele alle quali aderisce massicciamente la classe politica dell’intero Occidente!

Ovviamente Prosperi vede fascisti e razzisti a ogni angolo di strada, e afferma che in Germania sta crescendo impetuosamente un partito neonazista (che sarebbe Alternative für Deutschland), anche se in realtà il paese teutonico è saldamente in mano agli strozzini europeisti (Prosperi definisce le politiche di difesa delle identità nazionali come manifestazione di “sacro egoismo patriottico”).

Il libro parla anche di una scuola in cui la storia si studia poco e male, e ci dice che i programmi scolastici sono caratterizzati da chiusure etnocentriche: eppure da un mezzo secolo abbondante la sinistra ha dato alla scuola un’impronta profonda e tutta basata su un antirazzismo ideologico e masochista che imprime nelle masse una mentalità totalmente incapace di elaborare una prospettiva storica.

Naturalmente Prosperi se la prende anche con internet, che diffonde culture alternative sfuggendo all’occhiuto controllo del conformismo istituzionale che regna nel mondo accademico. Qui Prosperi manifesta lo spocchioso atteggiamento dell’aristocratico che vede la sua rendita di posizione minacciata dalle rivendicazioni di una plebe che si permette di contestare la nobiltà della cultura rifiutandosi di obbedire alle gerarchie consolidate!

Il saggio poi si dilunga passando in rassegna le varie concezioni storiografiche che si sono avvicendate nel corso del tempo, assumendo l’aspetto di un riassunto a uso scolastico.

Al di là dell’irritante mala fede che ispira il libro, c’è da chiedersi che cos’abbia voluto comunicare Prosperi con questa pubblicazione. L’autore, famoso come esperto dell’Inquisizione, sembra essersi identificato nel suo oggetto di studio: immedesimandosi nella mentalità di Domenicani e Gesuiti interpreta il suo ruolo di intellettuale come quello di un solerte censore sempre in cerca di eretici e di deviazioni dottrinali…

Il libro si conclude con una postilla dedicata all’emergenza sanitaria che può diventare l’occasione per risanare l’ingiustizia e per rimuovere le disuguaglianze: chissà cosa intende Prosperi per “ingiustizia” e “disuguaglianza”, visto che il mondo va esattamente nella direzione di quel mondialismo che lui sostiene con zelo fanatico...

Nel tempo della globalizzazione gli studi umanistici corrono due grandi pericoli: quello di essere considerati inutili ai fini della “vita pratica”, e quello di essere censurati in quanto “cultura dei Bianchi”. In entrambi i casi la percezione del tempo storico è sentita come un fastidioso intralcio alla vita nel presente e al radioso avvenire di un’umanità di sradicati.

Lo studio della storia per sua natura richiama l’idea di una tradizione, che certamente deve essere indagata, interpretata e opportunamente interpellata, ma che è pur sempre come una luce che, dalle nostre spalle, illumina la strada che dobbiamo percorrere. La mentalità moderna, che vede l’umanità come una moltitudine di consumatori omologati, è radicalmente ostile allo sviluppo di una coscienza storica. Pertanto i sistemi scolastici occidentali hanno depotenziato il più possibile lo studio della cultura umanistica. Il risultato è la morte dello spirito critico e di quella coscienza identitaria che non è “chiusura etnocentrica”, come direbbe Prosperi, ma che è invece il punto di partenza che permette di progettare il futuro con un minimo di consapevolezza.

Lo stesso Prosperi, del resto, afferma esplicitamente che la parola “identità” ha un aspetto “losco” e “preoccupante”, ed ha auspicato che la parola venga cancellata dal vocabolario...

Un tempo senza storia è la testimonianza di un mondo culturale murato vivo nel carcere mentale della correttezza politica. La lettura del libro tuttavia può essere stimolante per chi cerca il cambio di paradigma di cui oggi abbiamo bisogno, ovvero una grande ondata libertaria che spazzi via il sapere “ufficiale”, autoritario e repressivo, per lasciare spazio a visioni del mondo capaci di demistificare la lingua del potere e di aprire la strada a narrazioni alternative!

***

Adriano Prosperi, Un tempo senza storia, Einaudi 2021, p.128




domenica 22 agosto 2021

Gender: l'enigma del consenso

Il clima politico tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI è stato caratterizzato da un’incontenibile ascesa delle ideologie di sinistra che, dopo la fine del comunismo, hanno enormemente accresciuto il loro potere e la loro presa sulle coscienze puntando tutto su un armamentario culturale finalizzato alla cancellazione delle identità sessuali: un sistema di pensiero che viene generalmente denominato col termine “gender”. Con questa mossa azzeccata il potere progressista nel mondo occidentale è diventato talmente forte che ha risucchiato come un vortice anche gli avversari politici: in molti paesi l’opposizione alla sinistra è ridotta al lumicino, e talvolta non si manifesta nemmeno.

I comportamenti omosessuali sono stati elevati al rango di ideologia di stato che assume carattere normativo, eppure nella storia della sinistra abbondano elementi che oggi sono fonte di infinito imbarazzo per i suoi sostenitori. Nei regimi comunisti l’omosessualità era vista come un “vizio borghese” e spesso considerata un reato: a riprova di questo c’era anche il celebre carteggio “omofobo” tra Engels e Marx. Nei partiti di sinistra occidentali fino agli anni ‘80 il tema dell’omosessualità era marginale e non veniva utilizzato nelle campagne elettorali. Perfino il più importante ideologo omosessualista italiano, Mario Mieli, era considerato un elemento non significativo e non influenzava la retorica di partito.
Tramontato il mito del collettivismo economico, la sinistra ha trovato di meglio: il collettivismo delle identità sessuali. Nel corso degli anni ‘90 una sinistra in crisi e in cerca di nuove strade comincia a interessarsi al mondo LGBT e in men che non si dica raccoglie un consenso travolgente, probabilmente superiore alle sue stesse aspettative!

In passato la sinistra si basava sul fumoso concetto di “emancipazione” interpretandolo essenzialmente come un sistema per appianare le differenze di classe sociale, oggi “emancipazione” significa liberarsi dalla schiavitù dell’appartenenza a un genere sessuale. L’ideologia omosessualista del “gender”, efficacemente supportata dall’antirazzismo, variamente intrecciata col femminismo e mescolata nel grande calderone dei “diritti umani”, si è rivelata un eccellente anestetico per rendere l’opinione pubblica obbediente, servile, passiva e insensibile al dolore.

L’enfasi sui “diritti civili” ha offerto al padronato lo strumento perfetto per attaccare i diritti sociali: mentre i mass media celebravano i trionfi della cosiddetta “inclusione sociale”, il capitalismo globalizzato scatenava una vasta offensiva neoliberista che oggi ha ridotto il mondo del lavoro a un mercato degli schiavi. Questo spiega la valanga di finanziamenti che negli ultimi trent’anni ha inondato i partiti progressisti mettendoli in condizione di attuare martellamenti propagandistici che farebbero impallidire le grandi dittature del ‘900!
Ma la propaganda da sola può spiegare un consenso così entusiasta verso comportamenti sessuali di nicchia che l’umanità ha sempre considerato come moralmente riprovevoli, oppure ridicoli, e comunque ininfluenti sulla vita pubblica?

Guarda caso proprio nel 1994 il Wright Laboratory, un ente che progettava armi chimiche e biologiche per l’esercito americano, propose un’arma chimica basata su feromoni che avrebbero generato nei soldati nemici un irresistibile desiderio omosessuale. Ufficialmente l’arma non sarebbe stata sviluppata, ma da come vanno le cose tutto lascia pensare che tali ordigni vengano ampiamente utilizzati sulla popolazione civile…
Documenti sulla “bomba gay” si possono trovare nel seguente link:
Gay bomb - Wikipedia

Il ricercatore indipendente David Icke, poi, ha ipotizzato che gli estrogeni e gli ftalati siano intenzionalmente diffusi nei cibi e nelle bevande per femminilizzare il genere maschile.
Ma se David Icke è un paranoico complottista, perfino un documentario di RAI 3 (fonte non sospetta) ha parlato del fenomeno della sterilità maschile e delle modificazioni di identità sessuale che si verificano su giovani maschi con sempre maggiore frequenza. E proprio gli ftalati sono indicati fra le sostanze più diffuse che provocano cambiamenti di identità sessuale.
La trasmissione si trova al seguente link:
Presadiretta 2016/17 - Ciao maschio - Video - RaiPlay

C’è anche chi pensa che fattori casuali abbiano contribuito a modifiche dei caratteri sessuali, ma la virulenza della campagna mediatica che quotidianamente criminalizza la sessualità maschile lascia pochi dubbi sul carattere premeditato di questo fenomeno…
In ogni caso, che il consenso sia stato comprato o indotto con armi chimiche, occorre confrontarsi con la realtà di folle ipnotizzate dagli slogan LGBT che scendono in piazza con la bandiera arcobaleno, offrendo così la giugulare alle sanguinolente macellerie sociali attuate dai poteri forti.

Del resto il nuovo paradigma instaurato dalla confusione dei ruoli sessuali ha risvolti economici che lo rendono essenziale per il mantenimento di un’economia speculativa che non ha alcun legame con le esigenze reali della vita: la fine della famiglia tradizionalmente intesa crea una società individualista funzionale alla moltiplicazione dei consumi. Inoltre i trattamenti per il cambio di sesso alimentano un florido mercato per l’industria farmaceutica. Si aggiunge anche un ricco terreno di pascolo per le professioni giuridiche che sono chiamate a regolare situazioni che fino a questo momento le civiltà umane non avevano contemplato. Fra questi adeguamenti legislativi ci sono i grotteschi reati d’opinione che le democrazie orwelliane del XXI secolo sono riuscite a inventare per blindare i nuovi soggetti di diritto. Infine la narrazione LGBT è per sua natura perfettamente coerente con le carnevalate demenziali della società dei consumi.

Oltre a questi elementi occorre considerare l’indovinata scelta della bandiera arcobaleno, il cui impatto estetico è oggettivamente irresistibile...

Il “gender” è il dogma fondante di quel comunismo 2.0 che i mass media chiamano “globalizzazione” ed è ormai la posta in gioco ideologica attorno alla quale si combatte una nuova guerra fredda che vede la Russia e i paesi ex comunisti schierati a difesa della concezione biologica dell’identità sessuale, contro un Occidente che sostiene l’idea dell’identità sessuale come scelta psicologica. L’Unione Europea è arrivata a ricattare Polonia e Ungheria, minacciando di negare gli aiuti economici per l’emergenza covid alle due coraggiose nazioni se non aderiranno al “genderismo”.

Proprio i paesi dell’ex impero sovietico, vaccinati dall’esperienza comunista, hanno riconosciuto facilmente nel “gender” il collettivismo del XXI secolo: il presidente polacco Duda ha opportunamente osservato che l’ideologia LGBT è ancor più pericolosa del comunismo! I paesi occidentali, invece, cloroformizzati dal consumismo, si sono abbandonati all’adorazione del nuovo vitello d’oro. Quanto alle Chiese cristiane, deboli e tremebonde, spesso sui temi etici hanno semplicemente gettato la spugna o, in certi casi, hanno disertato per arruolarsi nel campo avversario!

A questo scenario geopolitico bisogna aggiungere il mondo musulmano, saldamente attaccato alla propria tradizione religiosa e del tutto refrattario a queste “novità”.
Anche il mondo dello spettacolo e della cultura sono massicciamente schierati a favore del “gender”: i cervelloni “liberal” incistati nelle università occidentali non sono nemmeno sfiorati dall’idea che la differenza sessuale in natura esista in funzione della riproduzione della specie. Eppure basta togliere le fette di salame dagli occhi per rendersi conto di quali siano le logiche più elementari della vita!

L’Occidente che, con boriosa arroganza, si sente legittimato a imporre i suoi presunti “valori” al resto del mondo, dopo aver elaborato per secoli una cultura fortemente dialettica, è giunto al brillante risultato di non saper distinguere il maschio dalla femmina! E considerando il fanatismo con cui gli occidentali sostengono il “gender” non è escluso che l’Impero del Male euroamericano sia pronto a scatenare una guerra mondiale in nome di questi “diritti umani” di nuova generazione.

Ma se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno si può anche osservare che il “gender” è ormai l’ultima trincea della sinistra. Certamente la più munita, la più fortificata, ma se le masse perdessero la fede nel “gender” davvero non si vede cos’altro la sinistra possa inventarsi per portare avanti i suoi piani di degrado antropologico. Il comunismo si è affossato su se stesso e il mondialismo, suo fratello gemello, prima o poi finirà allo stesso modo: si tratta di sistemi insostenibili dal punto di vista delle relazioni umane prima ancora che sul piano economico. Il “gender” è al vertice della piramide dei “valori occidentali” e se dovesse crollare, crollerebbe il fragile castello di carte della correttezza politica, e con esso l’allucinato sistema di potere globalista.

Dal punto di vista concettuale il “gender” si può smontare con le sue stesse contraddizioni interne. I sostenitori del “gender” affermano che i generi sessuali sono fluidi, indistinguibili e intercambiabili. Eppure proprio loro sostengono leggi speciali in favore delle donne, dalle quote rosa alle leggi contro la “violenza di genere”, riconoscendo così implicitamente l’esistenza di un genere sessuale femminile che, nello spirito di questa legislazione, è visto come antagonista del genere maschile!


Gli oppositori del mondialismo hanno di fronte il nemico più potente, ma anche l’ultimo ostacolo che li separa dalla libertà!




martedì 29 settembre 2020

Il mistero della tredicesima tribù

Il mistero della tredicesima tribù d’Israele è uno dei più affascinanti temi della storia universale. Com’è noto, la Bibbia ci parla di un popolo ebraico suddiviso in dodici tribù: ma c’è chi ha contato anche una tredicesima tribù, che sarebbe quella dei Cazari, il misterioso popolo delle steppe eurasiatiche, di origine turca, che si stanziò nel nord del Caucaso e nell’est dell’Ucraina alla fine del VII secolo, e che cominciò a praticare la religione ebraica fra l’VIII e il IX secolo.

Originariamente i Cazari erano pagani e praticavano culti sciamanici in onore di Tengri, dio del cielo. Le religioni monoteiste offrono alle classi dirigenti evidenti vantaggi in termini di controllo sociale, e i sovrani cazari venendo in contatto con le “genti del Libro” avranno valutato la possibilità di aderire a questi culti. Poiché l’Ebraismo è oggi conosciuto come una religione che prevede la conversione solo in casi specifici definiti dalle autorità rabbiniche, c’è da chiedersi come sia possibile che un intero popolo si sia convertito alla religione mosaica. Probabilmente i Cazari hanno cominciato a praticare questa religione imitando le comunità ebraiche con cui venivano in contatto, e dato che praticavano il culto in massa le autorità religiose ebraiche non hanno avuto modo di esercitare un controllo nei riguardi di tale fenomeno. Tanto più che gli ebrei che erano perseguitati nell’Impero Bizantino o nei paesi arabi trovavano proprio nel regno cazaro un potente alleato. Da parte dei Cazari, inoltre, l’adozione del Giudaismo probabilmente era percepita come un elemento che li distingueva dai minacciosi vicini cristiani e musulmani. Evidentemente questi sono i motivi che hanno convinto i sovrani e gli aristocratici cazari a praticare l’Ebraismo.

Fra i Cazari erano diffusi anche Cristianesimo, Islam e l’antico paganesimo, ma la scelta della nobiltà venne seguita dalla maggioranza della popolazione, dando all’Impero Cazaro la connotazione di regno giudaico.

Per amministrare la giustizia esisteva anche una sorta di assemblea di magistrati che erano scelti in modo da dare rappresentanza ai fedeli delle religioni praticate nell’Impero: ebrei, cristiani, musulmani, pagani.

L’Impero Cazaro finirà con l’espansione della nuova potenza emergente nella regione: la Russia. Del resto sappiamo che quando il sovrano della Russia di Kiev, Vladimiro il Santo, decise di scegliere una religione monoteista per il suo popolo, valutò oltre al Cristianesimo e all’Islam anche l’Ebraismo: pare quindi che l’esempio dei Cazari sia stato preso in considerazione.

La storia dei Cazari non era sconosciuta, ma il primo intellettuale che ha portato il tema all’attenzione del pubblico di massa è stato Arthur Koestler, col libro del 1976 La tredicesima tribù. Koestler affermava che con la dissoluzione dell’Impero Cazaro, grandi masse di persone che praticavano l’Ebraismo si diffusero in tutta l’Europa dell’Est, e richiamava l’attenzione sul fatto che la maggior parte degli ebrei sterminati dal nazismo fossero probabilmente di origine cazara. Secondo questa tesi quasi tutti gli ebrei ashkenaziti altro non sarebbero che i discendenti dei Cazari. L’ipotesi di Koestler è stata tenuta in considerazione inizialmente, ma poi è stata ridimensionata dalla storiografia più recente, e le ricerche genetiche hanno dato risultati frammentari (tuttavia nel valutare questi dati occorre tener presente che viviamo in un’epoca in cui la politica esercita un controllo asfissiante sulla ricerca storica).

L’ipotesi cazara ha suscitato un dibattito sull’identità israeliana e sui fondamenti del sionismo: protagonista di questo dibattito è lo storico israeliano Shlomo Sand che si segnala per l’onestà intellettuale delle sue affermazioni, al punto che viene considerato quasi come un “traditore” nello stato ebraico. In Israele i Cazari sono stati oggetto di un documentario televisivo e di un libro pubblicato da una piccola casa editrice: l’argomento tuttavia è diventato piuttosto “imbarazzante” e i media israeliani e occidentali tendono a non parlarne...

Sand ha operato una radicale decostruzione dell’identità israeliana, e cita esempi di fedeli dell’Ebraismo che non appartengono alla popolazione stanziata in Terra Santa nell’antichità: il caso più famoso è quello dei Falasha, gli ebrei etiopi. Ma ci sono altre significative manifestazioni di una propensione missionaria dell’Ebraismo: il regno himyarita nel IV secolo, il regno della regina berbera Kahina in Nord Africa, testimonianze latine di antichi romani convertiti alla religione di Mosè…

Inoltre la leggenda delle tribù perdute d’Israele suggerisce l’idea che l’Ebraismo possa assumere forme non abitualmente prese in considerazione dalla cultura corrente. A questi elementi si possono anche aggiungere le ipotesi di Sigmund Freud sull’origine egizia dell’Ebraismo.

La questione è tutt’altro che secondaria: la pista cazara e la possibilità di conversione all’Ebraismo non riguardano solo l’origine etnica di coloro che oggi sono considerati ebrei ma, cosa ancor più importante, pongono il quesito se l’Ebraismo possa essere considerato religione missionaria. Le evidenze storiche mostrano che, almeno in alcuni momenti, la religione di Mosè ha fatto proselitismo.

La definizione dell’identità ebraica è un tema storiografico che può portare a conclusioni assolutamente destabilizzanti per gli equilibri strategici mondiali: non c’è bisogno di sottolineare quanto sia importante il mito di Israele per la psicologia delle masse contemporanee. La questione ebraica, il sionismo, l’antisemitismo sono temi sui quali i nostri illuminati governanti legiferano con grande leggerezza, verosimilmente senza nemmeno sapere di cosa parlano. E se il mito dell’identità israeliana dovesse crollare, trascinerebbe nella sua rovinosa caduta l’intera classe dirigente occidentale, che di quel mito ha fatto la sua stessa ragion d’essere!




BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


Arthur Koestler, La tredicesima tribù, UTET 2004, p.215


Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, Rowman & Littlefield Pub Inc 2018, p.357


Shlomo Sand, L’invenzione del popolo ebraico, Rizzoli 2010, p.536


Shlomo Sand, Come ho smesso di essere ebreo, Rizzoli 2013, p.149


Sigmund Freud, L’uomo Mosè e la religione monoteistica. Tre saggi, Bollati Boringhieri 2013, p.152


http://www.khazaria.com/




domenica 20 settembre 2020

IO SO


IO SO (variazioni su un tema di Pasolini)

Io so i nomi dei responsabili di quel fenomeno che i mass media definiscono “globalizzazione” e che invece si dovrebbe chiamare più correttamente “mondialismo”, parola che indica la volontà ideologica di arrivare a un governo unico per il mondo.


Io so i nomi di chi ha cancellato la sovranità territoriale e monetaria di intere nazioni, per trasferire il potere politico nelle istituzioni internazionali che stanno asfissiando i popoli.


Io so i nomi di chi ha voluto una progressiva dequalificazione della scuola, abbassando il livello della preparazione per impedire alla radice la possibilità di selezionare una classe dirigente, in modo che i ceti dominanti possano perpetuare la loro egemonia negli esclusivi circoli mondialisti, dai quali sono escluse le classi subalterne.


Io so i nomi di coloro che, nascondendosi dietro il pretesto dell’antirazzismo, dirigono i flussi migratori per destabilizzare le nazioni e per instaurare la società multicriminale.


Io so i nomi di chi ha architettato un piano per la carcerazione preventiva dei Bianchi in quanto potenziali razzisti.


Io so i nomi degli iniziati che, tra una Messa e l’altra, hanno spalancato le porte all’invasione musulmana, e so anche i nomi degli “spiriti laici” che hanno predicato l’ateismo e che ora costruiscono moschee.


Io so i nomi dei vertici che organizzano attentati e stragi per trascinarci in guerre assurde che sono contro i nostri più elementari interessi.


Io so i nomi dei gruppi di potenti che hanno sabotato automobili e aerei per eliminare i leader politici euroscettici.


Io so i nomi degli illuminati che stanno approntando leggi che, con l’aiuto della pressione fiscale, saranno in grado di smantellare alla svelta il diritto alla proprietà privata, e so anche che da queste leggi saranno esentate…le banche!


Io so i nomi degli scienziati pazzi che utilizzano sofisticate tecnologie per il controllo del clima, e che hanno messo il loro sapere al servizio del male mondialista.


Io so i nomi di coloro che diffondono droghe negli acquedotti, che utilizzano antenne Tetra, che spargono sostanze stupefacenti con le scie chimiche per intontire un’opinione pubblica già rimbecillita dai mass media del regime mondialista.


Io so i nomi di chi ha diffuso nell’aria le “smart dust”, polveri intelligenti che possono modificare i nostri stessi pensieri.


Io so i nomi di chi ha immesso estrogeni, ftalati e altre sostanze chimiche nei cibi e nelle bevande per alterare le identità sessuali, in modo da decostruire le personalità a partire dalle fondamenta più elementari.


Io so i nomi delle persone serie e importanti che hanno trasformato il diritto di famiglia in uno strumento per l’esclusione sociale dei maschi, uno strumento che ha gettato sul lastrico milioni di padri separati, creando uno scenario di disgregazione sociale che mai si era visto nella storia.


Io so i nomi di chi manipola il linguaggio presentando come un diritto quella prevaricazione cinica sui dati di fatto e sul buon senso che è la legalizzazione dell’aborto.


Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.


Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di scrittura" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali sappiano ciò che so io in quanto intellettuale. Perché la ricostruzione della verità, a proposito di ciò che è successo col mondialismo, non è poi così difficile…



giovedì 3 settembre 2020

Libertà di espressione: 404 NOT FOUND

Le Edizioni all’insegna del Veltro hanno pubblicato la traduzione italiana dell’introduzione agli studi revisionisti di Robert Faurisson. È quanto mai opportuna la pubblicazione di questo volume in un momento in cui l’intolleranza verso la cultura antagonista diventa sempre più feroce e determinata, come ha mostrato il caso di David Irving, che dovrebbe far riflettere le coscienze libere su quale sia la natura della «libertà d’opinione» nella democrazia moderna. 

L’introduzione di Faurisson fa il punto sullo stato della ricerca storica cosiddetta «revisionista» in merito al tema della persecuzione antiebraica da parte dei regimi fascisti. Sul piano scientifico la storiografia revisionista ha ottenuto una vittoria totale smascherando molte delle mitologie create attorno al tema dell’“Olocausto”, sia per quanto riguarda il numero delle vittime, sia per le modalità con cui sarebbe stato condotto lo sterminio. Inoltre la disponibilità di materiale attraverso internet rende possibile aggirare, almeno in parte, l’apparato della censura che vigila sui dogmi democratici. Tuttavia, nonostante questi successi, man mano che ci si allontana dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale, la repressione contro gli storici revisionisti diviene sempre più soffocante, e non mancano i casi di studiosi che hanno raccolto un’imponente mole di documenti e le cui biblioteche sono state condannate... al rogo! Esattamente come avrebbe fatto la Santa Inquisizione nei secoli passati. 

Episodi di questo tipo dimostrano come la “democrazia” occidentale abbia di fatto assunto il carattere di una teocrazia ebraica. Lo stesso Faurisson è stato privato della cattedra universitaria per decisione ministeriale non motivata, ed ha subito aggressioni fisiche da parte di milizie armate (Faurisson afferma che in Francia gli ebrei hanno il privilegio inaudito di poter formare milizie armate con l’assenso del Ministero dell’Interno!). Come se non bastasse, è stato accusato per reati d’opinione e condannato più d’una volta nei tribunali della “democratica” Francia. Nonostante la via crucis che ha dovuto sopportare, Faurisson è ancora convinto che la tattica migliore della storiografia revisionista sia quella dell’attacco frontale: gli avversari non se l’aspettano e ne rimangono disorientati, poiché sono incapaci di comprendere le motivazioni di studiosi spinti soltanto dall’onestà intellettuale, e non da un tornaconto economico o politico, mentre la storiografia “ufficiale” ha essenzialmente il compito di tutelare gli interessi del sionismo. Faurisson analizza, oltre alle difficoltà di carattere legale della battaglia revisionista, anche quelle di tipo ideologico e culturale. Infatti il mito dell’Olocausto, inculcato da una propaganda martellante, ha assunto il carattere di una superstizione religiosa, ed è accettato in modo assolutamente acritico da un’opinione pubblica ormai regredita allo stadio infantile (Faurisson paragona i campi-museo a Disneyland…). Di conseguenza i brillanti risultati scientifici ottenuti dal revisionismo, oltre ad essere osteggiati dalla censura della cultura “ufficiale”, vengono difficilmente recepiti dal pubblico dei lettori appassionati di storia. 

Il futuro certamente non lascia presagire nulla di buono per chi vuole diffondere una cultura alternativa, e la “democrazia” ha ancora un lungo cammino da fare per garantire un livello accettabile di libertà d’opinione. Faurisson ritiene che chi vorrà affrontare la strada della storiografia revisionista, dovrà avere «l’eroismo di Antigone e una singolare abnegazione», e conclude esortando al «dovere di resistere» e ricordando che il compito dello storico è quello di far luce sulla verità e non di incaricarsi della «vendetta dei popoli» e, ancor meno, della vendetta di un popolo che si pretende eletto da Dio.

***

Robert Faurisson, Introduzione a «Écrits Révisionnistes», Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2005, pp.80

_

Di seguito una lista dei più rilevanti casi di prigionieri di coscienza che hanno avuto condanne penali per aver messo in discussione la versione ufficiale dei fatti olocaustici, con l'auspicio  che i loro sacrifici siano di stimolo a lottare per la libertà!

- 1985 (D) Thies Christophersen
- 1987 (F) Jean-Marie Le Pen
- 1991 (UK) Fred Leuchter
- 1992 (D) Otto Ernst Remer
- 1998 (F) Roger Garaudy
- 1996 (D) Udo Walendy
- 1998 (CH) Jürgen Graf
- 1998 (CH) Gerhard Förster
- 1999 (Aus) Fredrick Töben
- 1999 (F) Jean Plantin
- 2000 (CH) Gaston-Armand Amaudruz 
- 2004 (F) Vincent Reynouard
- 2006 (A) David Irving
- 2006 (D) Germar Rudolf
- 2006 (F) Robert Faurisson
- 2007 (D) Ernst Zündel
- 2007 (F) Vincent Reynouard
- 2008 (A) Wolfgang Fröhlich)
- 2009 (D) Horst Mahler
- 2009 (A) Gerd Honsik
- 2009 (D) Dirk Zimmerman
- 2009 (D) Richard Williamson
- 2011 (D) Günter Deckert
- 2013 (HU) Gyorgy Nagy
- 2015 (D) Ursula Haverbeck
- 2018 (D) Alfred Schaefer
- 2018 (D) Monika Schaefer
- 2019 (D) Sylvia Stolz
--------------------------------

recensioni

La gioventù francese presenta il conto

  Notre jeunesse : La gioventù francese presenta il conto a Macron *** Da alcune settimane la Francia assiste a una mobilitazione studente...