martedì 27 gennaio 2026

Corona non perdona

 VIVA FALSISSIMO, VIVA CORONA

CORONA CONTRO SIGNORINI : non è solo gossip, è la battaglia per la libertà del giornalismo d’inchiesta

Gennaio 2026. In Italia esplode l’ennesima guerra morale a comando. Da una parte Fabrizio Corona, Braveheart che il sistema mediatico ha prima usato, poi incarcerato, poi ridicolizzato, poi riesumato come mostro utile. Dall’altra Alfonso Signorini, volto storico del potere mediatico, sacerdote di quella chiesa catodica moraleggiante che è la TV generalista italiana. In mezzo, come sempre, il coro: giornali, talk show, editorialisti, intellettuali a gettone. Tutti pronti a dire qualcosa. Tutti pronti a schierarsi. Tutti, incredibilmente, d’accordo su una cosa sola: non guardare dove fa male.

La vicenda è nota. Corona pubblica video, parla, accusa, nomina. Presenta documenti e testimoni. Fatti e fonti. Il suo canale YouTube Falsissimo macina milioni di visualizzazioni, segno che il pubblico — quello vero, non quello evocato nei salotti — ascolta. Cosa? Il sistema Signorini-Berlusconi-tv italiana. Sei carino? Sei carina? Vuoi apparire in tv? Facile. Ius primae noctis. Anzi :ius primae vesperae televisivae. Devi farti trombare. E se sei un aitante ragazzotto, devi farti trombare da Signorini.

Signorini reagisce. Contrattacco Mediaset (che deve difendere Signorini per non incappare nel Codacons che accuserebbe il codice etico di Mediaset di non essere che fuffa all’ennesima potenza, ma anche perché Signorini fa capire che se cola a picco lui altri non tarderanno a seguirlo).

E i media? Invece che scatenarsi, si irrigidiscono. Incredibile! C’è chi brandisce la privacy come un’arma contundente. Chi parla di fango. Chi invoca la censura elegante, quella con il profumo dell’etica. Chi concede una libertà d’espressione mutilata, addomesticata, resa innocua. In breve: i media prevalenti stanno TUTTI con Signorini e attaccano Corona.

Ma dentro questo frastuono morale, nessuno, nessuno pone la domanda fondamentale. Quella che dovrebbe essere l’ossessione di chi fa giornalismo.
Ma quel che afferma Corona...È vero o non è vero?

Tutti schierati, (tutti sdraiati) nessuno in piedi

Destra, sinistra, centro. Quotidiani progressisti e giornali conservatori. Programmi indignati e programmi moderati. Tutti schierati. Tutti a difendere Signorini e : la reputazione, il decoro, la forma, il “non si fa”. Nessuno a difendere la verità. Nessuno che abbia il coraggio di dire: se ciò che Corona racconta è vero, allora ha il diritto di dirlo. E sarà il pubblico, gli italiani, a decidere se è interessante, rilevante, o meno, il fatto che TUTTO in tv è farlocco e costruito su un mercato del sesso che neanche nell’Impero Ottomano del XVII Secolo...

Il giornalismo italiano, in questa storia, mostra il suo volto più bieco: quello di una professione che ha smesso di scavare e ha imparato a gestire. Gestire rapporti. Gestire carriere. Gestire silenzi. Si discute ossessivamente dei metodi di Corona, del personaggio, del passato, della sua inaffidabilità presunta. È il trucco più antico: delegittimare il messaggero per non rispondere al messaggio.

Eppure il messaggio è chiarissimo. Ed è questo che terrorizza.

La verità indicibile: la TV è finta

Corona dice — e milioni di persone ascoltano, milioni, i video sul suo canale YouTube Falsissimo fanno milioni di visualizzazioni! — che la televisione italiana è un mondo finto. Un cerchio magico. Un sistema chiuso di potere che si autoalimenta, si autoprotegge e divora sessualmente ciò che è giovane e bello, come carburante. Esistono vergognosi meccanismi di scambio, di promessa, di accesso condizionato. Dice che dietro le luci c’è il buio delle asimmetrie di potere. Che certi sogni passano attraverso letti e divani.

Questo è il punto. Non il gossip. Non lo scandalo. Il sistema.

Un sistema che tutti all'interno conoscono. Tutti.
Lo sanno i corridoi. Lo sanno le chat private. Lo san
no le mezze frasi dette “a microfoni spenti”. Ma nessuno lo scrive. Nessuno lo firma. Nessuno lo mette in prima pagina. Perché dire la verità, in Italia, non è pericoloso per chi la subisce: è pericoloso per chi vive dentro il sistema.

Spegnere l’allarme, non l’incendio

L’Italia è davvero un paese bizzarro. Non nel senso folkloristico. Nel senso patologico. Corona ha trovato la formula esatto. Perfetta. Quando qualcuno suona un allarme, chi dovrebbe controllare cosa sta succedendo corre a spegnere l'allarme, non a spegnere l'incendio.

Succede sempre. In televisione. In politica. Nell’università. Ovunque esista un potere strutturato ceh non risponde a nessuno e che macina giovani vite. L’allarme disturba. Rompe l’incantesimo. Fa paura più dell’incendio, perché l’incendio si può negare. L’allarme no.

Così oggi si chiede silenzio, moderazione, prudenza. Parole nobili usate come sonniferi. Si invoca la responsabilità per non assumersene alcuna. Si difende l’ordine delle cose, non la loro giustezza.

Solidarietà a Corona, senza se e senza ma

E allora sì. Solidarietà a Fabrizio Corona.
Non perché sia un eroe. Non perché sia puro. Non perché sia simpatico.
Ma perché — in questa storia — è l’unico che ha rimesso al centro ciò che il giornalismo italiano ha espulso da tempo:
la verità.

Se ciò che dice è falso, Signorini lo dimostri. Con trasparenza.
Se ciò che dice è vero (ed è vero) allora il problema non è Corona. Il problema è la museruola che il sistema vuole mettergli, ancora una volta, con violenza e prepotenza.

Ma il giornalismo non nasce per proteggere i potenti dai racconti scomodi. Nasce per fare domande, per mettere a nudo il potere (quando il potere la fa fuori dal vaso). Un giornalista deve dire la verità. Punto. Cercarla e svelarla.

Allora questa non è solo la difesa di un uomo.
È una difesa di un principio.
E senza quel principio, tutto il resto — tv, talk show, editoriali indignati, lezioni di morale — è solo menzogna. Aria fritta.

Viva Fabrizio Corona

Luca Costa

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